L’ANALISI TATTICA – Benevento, in medio stat virtus: Inzaghi alla ricerca dell’equilibrio

“Non sarebbe il caso di contenere questo gioco offensivo?”. E’ questa la domanda che rimbalza sui social, tra i tifosi del Benevento che forse più hanno accusato l’atteggiamento “spregiudicato” delle Streghe adottato anche nel momento in cui Lapadula agguanta il pari battendo Mirante. “Non mi interessa prendere 3 piuttosto che 2 gol – aveva detto Inzaghi in conferenza – perché con certi giocatori metti in preventivo di subire. Noi dobbiamo sempre cercare di imporci con la nostra identità, con la nostra determinazione e con la nostra voglia”. La filosofia del tecnico, che ci può rintracciare nelle prestazioni e nelle sue stesse dichiarazioni, è chiara: il Benevento non vuole starsene a guardare perché se mi chiudo in area contro Lukaku o Dzeko il gol lo prendo sicuro. Forse questa dev’essere la base su cui ragionare per provare ad analizzare i problemi delle Streghe contro la Roma.

In fase di non possesso Inzaghi non cambia idea. La scelta ricade sempre su un 4-3-2-1 piuttosto flessibile: Glik e Caldirola chiamati ad impostare, Schiattarella che si bassa, Ionita e Dabo spesso a dare profondità alla manovra e Caprari che spesso si abbassa a ricevere alle spalle della punta. E’ la base della filosofia di Inzaghi: la costruzione dal basso, ormai una caratteristica tipica dei giallorossi. Così come quella della pressione alta, la voglia di giocarsela a viso aperto: il gol di Caprari è frutto anche di un atteggiamento mai arrendevole, così come nell’occasione del rigore del pareggio; Ionita è alto a pressare e induce Veretout all’errore. Ma un atteggiamento così aggressivo può essere anche un’arma a doppio taglio: sul gol del 2-1 il Benevento è riversato in avanti e alla Roma bastano gli ottimi piedi di Mirante, per dare il via all’azione del vantaggio.

Sull’azione del vantaggio della Roma ci sono ben 7 uomini entro la trequarti giallorossa: la ripartenza è fatale

Quel 4-5-1 con Caprari e Iago Falque pronti ad arretrare facendo densità in mezzo al campo – concedendo di fatto alla Roma soltanto l’esterno – si sgretola lasciando spazio alle praterie per i ragazzi di Fonseca. Come messo in evidenza anche nel corso della trasmissione Campania nel Pallone – Live dello scorso martedì, il problema delle Streghe potrebbe essere di baricentro. La squadra spesso si ritrova sbilanciata, sbagliando tempi del pressing e permettendo a giocatori di qualità come Spinazzola e Mkhitaryan di mettere in crisi la difesa giallorossa. E chissà che questa pecca Inzaghi non possa pensare di risolverla cambiando uno dei due interpreti a centrocampo, magari accostando a Schiattarella, un’altra mezz’ala che possa maggiormente coprire quella porzione di campo. Ciò permetterebbe al compagno di reparto di offrirsi come soluzione offensiva nella manovra di costruzione. Un’opzione che renderebbe il Benevento non eccessivamente offensivo.

Il gol del 4-2 è frutto di un Benevento sbilanciato in avanti alla ricerca di un’occasione per riaprire la gara

Certe filosofie sono fatte di meccanismi da oliare e oliare, finché la squadra quasi non sia in grado di metterli in pratica in maniera automatica, quasi a memoria. E’ forse questo a cui aspira Inzaghi? Certamente i precetti di gioco sono quelli di un calcio propositivo che non lascia spazio a paure di affrontare squadre tecnicamente superiori. Tuttavia, il rischio di giocare un calcio fin troppo propositivo sta nelle conseguenze degli errori da non commettere. Il 2-5 contro l’Inter e il 5-2 contro la Roma sono forse il segno di un Benevento sì pronto a giocarsela con tutte, ma che forse ha da rivedere l’equilibrio tattico nel campo e la capacità di mantenere sempre alta la tensione. Per giocare un calcio come quello di Inzaghi, spesso, è necessario non sbagliare di un centimetro posizioni e di un secondo tempismi, che rischiano, se fatti male, di dar vita a risultati anche ingiusti per quanto si vede sul campo.

In fase di possesso, come già abbiamo anticipato, il Benevento non si è mai precluso di giocare palla a terra: la costruzione se affidata ai centrali passa attraverso verticalizzazioni, ancor di più se in regia Schiattarella è marcato a vista. Dabo e Ionita spesso danno profondità sugli esterni scappando alle spalle dei terzini, mentre Caprari è pronto a ricevere tra le linee e puntare la porta o smistare dalla parte opposta. Così il 4-3-2-1 di partenza può diventare, all’occorrenza, un 4-3-1-2 con una delle ali pronte ad accorciare per favorire la costruzione. Sugli esterni, Inzaghi sceglie spesso due terzini di spinta: nel caso di Foulon e Letizia le sovrapposizioni favoriscono un’opzione di manovra. Un assetto offensivo, con due mezze ali di inserimento e due terzini pronti ad avanzare per offrire linee di passaggio, le ripartenze possono essere fatali: la gara contro la Roma ne è il perfetto esempio. Ciò sui cui lavorerà senza dubbio il tecnico ex Milan è proprio sul baricentro della squadra, a favore di un assetto, in fase di possesso e non possesso, che possa essere più omogeneo e meno soggetto alla velocità e alla bravura di calciatori oggettivamente di livello superiore. La gara contro il Napoli, sotto questo punto di vista, può essere anche una svolta tattica, specie dopo quanto accaduto contro Inter e Roma. Chi vivrà vedrà. Le Streghe, però, sono sulla strada giusta: giocare con questo spirito e giocarcela contro ogni squadra è l’unica possibilità che abbiamo di salvarci.