Il Benevento e le statistiche: la calma è la virtù dei forti

Sette partite giocate, dieci gol fatti, ma venti gol subiti con un solo punto in più in classifica rispetto a Torino e Genoa, due rispetto all’Udinese penultima in campionato. Statistiche non convincenti del primo Benevento di Inzaghi, specie considerando le prestazioni disputate dai giallorosso contro alcune big. Ma i conti (e le statistiche) non sono tutto, bensì soltanto una parte dell’analisi che c’è da fare sulla situazione che l’ambiente del Sannio sta vivendo. Nonostante i malumori, che si respirano in una piazza calda come quella di Benevento, non c’è – lo hanno sottolineato Schiattarella e Iago Falque negli scorsi giorni – da farne un dramma.

La partenza in campionato è stata ottima: la vittoria contro la Sampdoria sembrava aver scacciato del tutto i fantasmi di tre anni fa, quando il primo punto delle Streghe arrivò soltanto dopo 14 gare – in quell’occasione fu un portiere, Alberto Brignoli, ad entrare nella storia del club, mente sulla panchina del Milan sedeva Gennaro Gattuso. Fino alla gara con il Bologna 6 punti in 3 gare hanno rappresentato un bottino d’oro per una neopromossa, anche in virtù delle sfide contro Roma e Napoli. Come detto da Inzaghi, più volte in conferenza, non sono certo le partite contro le big ad essere decisive per la salvezza. Contro Verona e Spezia, però, le Streghe sono calate rimediando altre due sconfitte – c’è anche quella contro l’Empoli rimediata in Coppa Italia – e suscitando tra i tifosi la paura di un’annata che possa rivelarsi nient’altro che la fotocopia di quella d’esordio in serie A.

Sin da subito Inzaghi ha fatto capire quanto è forte la volontà di sfruttare ogni proprio mezzo a disposizione per raggiungere la salvezza. In primis un calcio che possa essere all’altezza della categoria e che spesso si è rivelato artefice della creazione di tante occasioni nell’area avversaria. La filosofia di calcio del tecnico ex Milan non deve, però, diventare un’arma a doppio taglio – basta pensare alla sfida contro il Verona dove la giocata forzata in difesa sull’1-1 ha spianato la strada alla vittoria degli scaligeri. Urge, cioè, la necessità di lavorare sulla maturità di una squadra che dev’essere capace di raccogliere nelle partite che contano sempre il massimo che può, limitando gli errori commessi soprattutto in fase difensiva, dove Glik e compagni non stanno disputando prestazioni di livello.

La calma è la virtù dei forti e il vantaggio di avere un tifo organizzato come quello della città sannita è rappresentato dalla consapevolezza dell’appoggio alla squadra fino alla fine del campionato, in vista di un solo obiettivo comune. Non bisogna però cadere nella trappola di ricorrere a giudizi frettolosi alla luce delle prime difficoltà delle Streghe. Per una neopromossa la serie A rappresenta una scalata non facile da affrontare, e raggiungere la salvezza diventerebbe sinonimo di un’impresa non da poco. Inzaghi va lasciato lavorare, con la piena fiducia nell’allenatore che l’anno scorso ha fatto rivivere a Benevento la magica sensazione del ritorno tra le grandi. Ora, però, come detto dal tecnico ci si deve dimenticare dello scorso anno, dimenticarsi di quelle aspettative, e di quella “facilità” con la quale i giallorossi conquistarono la A battendo ogni record possibile.
Si è solo all’inizio di un percorso duro e delicato, da affrontare innanzitutto con un ambiente unito e fiducioso nelle qualità della squadra messa su da Pasquale Foggia, in un mercato in cui Falque ha rappresentato la ciliegina sulla torta. Quando il tecnico avrà a disposizione la rosa al completo potrà finalmente contare su calciatori di qualità – in primis Iago Falque e Caprari – che hanno già testato la pressione che la A può provocare. Con l’aiuto dell’esperienza di Glik e con l’ossatura di una squadra che non ha niente da invidiare – per organico e per idee di gioco – alle dirette concorrenti alla salvezza.

Ora tocca soltanto ritrovarsi e ritrovare la consapevolezza di avere le giuste qualità per aggredire la salvezza. Perché il Benevento che è uscito sconfitto (e responsabile) contro lo Spezia è lo stesso che ha affrontato big come Roma, Napoli e Inter, dimostrandosi una fastidiosissima spina nel fianco di squadre che ambiscono alle zone alte della classifica. Non c’è strada migliore se non quella di giocare a calcio, a metà tra la strategia – volontà di seguire con fermezza la direzione dettata da una propria filosofia di gioco – e la tattica – capacità di leggere le gare cercando, quando possibile, di strappare sempre punti. In una serie A, in cui anche un solo gol può fare la differenza in ottica salvezza, si faranno i conti con le statistiche soltanto a fine campionato. Al Benevento, per ora, si lascia la calma per ritornare ad esprimersi al meglio, la lucidità e la concentrazione per arrivare a fine stagione senza rimpianti, consapevoli di aver fatto il massimo.