Il Benevento: la Grande Bellezza del 2020. Un anno da incorniciare

Come un regalo scartato da un bambino quando scatta la mezzanotte a Natale, il riscatto di una città e di una tifoseria che male hanno digerito la retrocessione di tre stagioni fa. E’ la realtà che vince sul sogno, chi si sveglia e scopre che quello che ha vissuto non è solo fantasia. Inzaghi sta regalando a questa città la concretezza della serie A, la consapevolezza di accarezzare una categoria che sembrava non essere il vestito più adatto per la società di Vigorito. Gruppo unito, così com’è unita la società artefice di questi 18 punti, in barba a chi considerasse il Benevento una squadra già retrocessa. L’umiltà di Vigorito, la forte spinta della passione – non c’è altro termine più adeguato che possa unire il patron giallorosso a Inzaghi e Foggia – insieme ad una tifoseria che ha sempre sostenuto, in maniera piuttosto sentita, il gruppo squadra dei giallorossi. Passo dopo passo, con i piedi per terra, Inzaghi ha trasmesso all’ambiente non soltanto la consapevolezza di chi è neopromosso (di nuovo), ma anche quella di chi è conscio dei propri mezzi e delle proprie qualità. Il Benevento ha fermato la Juve di Ronaldo, la Lazio di Immobile, la Fiorentina di Ribery ed altre squadre che, sulla carta e per il valore dell’organico, sono superiori all’attuale organico delle Streghe.

Ma il calcio, oggi, al termine di un anno ricco di record per la società sannita, insegna che c’è qualcosa che va al di là del valore tecnico ed economico dei singoli. Un qualcosa che si intreccia alla volontà di fare gruppo, non arrendersi mai, lottare su ogni pallone. Quel calcio che riconcilia con la propria infanzia, quando il trionfo era ben lontano dagli interessi, più vicino alla gioia che un gruppo può condividere, a quegli ideali che sin da piccoli ci insegnano quando sentiamo parlare di calcio. Si guarda il Benevento e ci si ritrova in famiglia, perché Vigorito ha l’umiltà di un padre e il cuore di un tifoso, perché Inzaghi, a scarpini appesi al chiodo, vive il calcio come se ne fosse ancora protagonista sul terreno di gioco e perché Foggia valorizza ogni calciatore adocchiato rendendolo l’elemento in più – ma non superiore agli altri – di un gruppo che si riscopre all’altezza di tutti soltanto ne “l’unione fa la forza

Un Benevento da record, un 2020 da incorniciare come la risalita più bella dopo la prima retrocessione in cadetteria, che mal calza ad una piazza così calorosa. Una serie B in cui le Streghe hanno stracciato le altre compagini, rendendosi artefici di una delle pagine calcistiche che più rimarranno nella storia. Pippo Inzaghi e la (sua) Grande Bellezza, una bellezza da ben 4 record: le 21 partite vinte sulle 28 giocate, battendo il record di 20 detenuto dal Sassuolo 2012/13, dall’Ascoli 1977/78 e dal Livorno e dal Brescia del 1932/33; il minor numero di sconfitte, nello specifico, la sola gara di Pescara dell’anno scorso. Da lì i giallorossi non si sono più fermati, eguagliando un record che apparteneva al Perugia del 1984/85, che collezionò la prima sconfitta alla 31^a giornata contro il Pisa; il record di punti conquistati con ben 69 punti, superando i 64 punti (nell’epoca dei 3 punti) della Juventus 2006/2007, penalizzata, e del Sassuolo 2012/2013; infine, il record di distanza punti dalla seconda con ben 20 punti di distacco sul Crotone secondo e 22 punti sul Frosinone terzo, battendo il record che ancora una volta apparteneva al Sassuolo del 2012/2013 (10 lunghezze sulla seconda e 11 sulla terza), anche se il massimo vantaggio sulla terza (serie A diretta) era di 12 punti e apparteneva – lo riporta il Corriere dello Sport – al Cagliari della stagione 2015/2016.

Vigorito è la passione che vince sugli interessi, Foggia e Inzaghi rappresentano quel calcio a cui non si è mai detto addio, malgrado i ruoli siano cambiati. Il Benevento rappresenta la favola ideale da raccontare ad un bambino che sogna di fare il calciatore, rappresenta i semi raccolti di un lavoro svolto con sacrificio e mostrando tutte le proprie potenzialità. È il Montipò che agguanta la serie A e che dimostra alla società che gli errori di alcune circostanze in B possono essere riscattati; è l’approdo in A di Improta, con alle spalle importanti i infortuni e la gioia di Tuia che può finalmente viversi appieno la categoria; e il pianto di Insigne che sigla il primo gol in A sotto gli occhi del fratello, la fiducia data al giovanissimo Di Serio e, infine, i gol di Letizia che hanno sancito l’inizio da tre punti a Genova. Benevento vuol dire la faccia di Inzaghi, che esprime perfettamente la gioia che i suoi ragazzi gli stanno procurando, il riscatto per un uomo che vive di calcio, spesso ingiustamente accusato di essere raccomandato. Infine, significa Vigorito, presidente sempre pronto a tornare un giovanotto, con i piedi ben saldi sul campo da gioco a due passi dai suoi ragazzi, a due passi da quelli che sembrano suoi figli.