Per gli attenti osservatori, Benevento-Roma è stata una partita già vista. In conferenza stampa Pippo Inzaghi ha sottolineato quanto Fonseca e suo fratello Simone fossero i più bravi allenatori in Italia per il gioco espresso sul rettangolo verde. Se si chiude il cerchio, la sfida di domenica contro la squadra capitolina ricorda proprio il derby degli Inzaghi e la strategia adottata dal tecnico ex Bologna è sembrata essere la stessa.
Il tecnico giallorosso ha optato ancora una volta per il 4-3-2-1, schierando nel tridente Ionita e preferendolo a Roberto Insigne. Una scelta che ha dato i suoi frutti quanto alla chiave che è riuscita a fermare gli inserimenti dei centrocampisti di Fonseca: la densità. E il moldavo ha costituito un elemento importante, oscillando tra la linea d’attacco e quella di difesa. In fase di non possesso, infatti, l’ex Cagliari si abbassava sulla linea del centrocampo, spesso aiutando Hetemaj a raddoppiare su Mkhitaryan, uno degli uomini più pericolosi tra le fila della Roma. Il suo abbassarsi, al tempo stesso, nel costituire una linea a 4 di difesa, ha permesso al Benevento di fare ancor più densità a centrocampo costringendo quasi sempre gli avversari ad optare per le corsie laterali.
Compito di Inzaghi, quando c’è di fronte una squadra nettamente superiore sulla carta, è quello di cercare a tutti i costi di limitare la qualità offensiva delle sue giocate. Permettendo ai ragazzi di Fonseca soltanto le fasce, e conseguenti cross in area, il tecnico ha capito forse di poter riuscire a cavarsela, facendo affidamento su Barba e Glik pronti a spazzare. Occorre sperare che non siano al 100%, aveva detto super Pippo in conferenza, e aveva ragione. La poca lucidità della squadra di Fonseca ha avuto come conseguenza una manovra d’attacco che fosse un copione già scritto, già scritto l’esito con la difesa sannita sempre attenta a erigere un muro di fronte il quale non c’è stato scampo per Mayoral e Dzeko. La chiave di tutta la gara resta il 4-4-2 adottato in fase di copertura, con la pressione affidata ai soli Caprari e Lapadula. Il peruviano, sempre basso all’occorrenza, è pronto a ricever palla spalle alla porta in caso di ripartenza, in una squadra che quando può non getta mai il pallone.

E quando non lo getta dà vita alle idee sulle quali può farsi forza. Schiattarella resta l’uomo-regia di una manovra offensiva che predilige la profondità. E contro la difesa a 3 della Roma, Lapadula spesso scatta oltre, sul filo del fuorigioco, sfruttando i lanci a memoria del centrocampista napoletano. Se il peruviano dà profondità sulla linea laterale, poi, favorisce le avanzate interne dei centrocampisti come Ionita ed Hetemaj, che si dimostrano efficaci non soltanto in fase di copertura. D’altronde il respiro del finlandese, nel finale, tipico di chi ha dato tutto, ne è la dimostrazione. Così il lancio sulla punta, accompagnato dall’esterno d’attacco e dalla mezz’ala, diventa la prima idea in fase di impostazione. Una fase che, quando possibile, comincia sempre dai piedi dei difensori che hanno sempre come riferimento il loro numero 9. Lapadula segue all’occorrenza il lancio alle spalle del centrocampo, tenendo palla in attesa dell’arrivo dei compagno o, in alternativa, conquistando importanti falli che fanno rifiatare la squadra. Una delle migliori prestazioni, quella dell’ex Lecce, che è più volte arrivato anche al tiro (segnando, ma in fuorigioco), dimostrando di aver lavorato anche sulla lucidità che spesso mancava sotto porta.
L’assetto tattico adottato, però, non avrebbe retto se non ci fosse stato un lavoro enorme di sacrificio e di aiuto tra i reparti, specie dopo l’espulsione di Glik. Il polacco in pieno primo tempo ha costretto Inzaghi ad un 4-4-1, che grazie al contributo di ogni calciatori ha resistito anche alle ultime offensive. Dopo il mini-infarto nel finale che ha tenuto col fiato sospeso tifosi del Benevento e non, i giallorossi hanno festeggiato l’impresa. Un’impresa che testimonia la vittoria delle idee che più calzano ad una squadra come quella di Inzaghi. L’umiltà di chi conosce i propri mezzi, senza dimenticare la superiorità dei propri avversari, e il non darsi mai per vinti hanno fatto il resto. Il Benevento ha strappato un punto d’oro, fermato una delle squadre che con maggiore facilità arrivano alle conclusioni a rete e annullato il gioco di uno dei migliori tecnici in Italia. Indipendentemente da come finirà questa stagione – è evidente che ci debba essere anche il buon vento a favore – Inzaghi e ragazzi stanno dimostrando di meritarsi questa salvezza, rifiutando di lasciarsi andare al caso. Sarebbe il perfetto coronamento per le scelte societarie di Vigorito, che sta già dimostrando di esser riuscito a comprare sul mercato i migliori meccanismi di cui necessitava la piazza sannita per poter gioire. Come sempre, però, piedi a terra, senza montarci la testa.
