Intervistato dalla redazione di Campania nel Pallone, il presidente del Portici 1906, Lorenzo Ragosta, ha rilasciato dichiarazioni in merito a quello che sarà il futuro della società vesuviana: “Ci sono delle idee per quanto riguarda la prossima stagione, ma i lavori per l’anno che verrà sono rimandati alla settimana prossima, che sarà decisiva. La società dovrà ragionare in termini di un futuro che porti alla promozione del Portici in serie C, inteso in primis come obiettivo che come realizzazione del risultato. Quando ho detto ‘mai più un anno così’ intendevo che bisognerà partire con la consapevolezza che non possiamo voler mantenere sempre la serie D, ma ci dev’essere un obiettivo più ambizioso”.
Su cosa non ha funzionato nel corso della prima parte del campionato. “Nelle prime 10-12 partite tenevamo il campo molto bene anche con squadre molto forti. Partendo, ovviamente, dalla premessa di un girone, quello pugliese – Andria, Casarano, Taranto – che rappresenta una Lega Pro anticipata. Squadre che già si preparavano a lavorare alla promozione dell’anno successivo. La svolta, però, c’è stata a Aversa, quando abbiamo perso in maniera netta (Real Aversa-Portici 4-0, ndr). La squadra ha perso di fiducia e forse anche Panico ha avuto la sensazione che potesse essere un’annata negativa. A inizio stagione siamo partiti bene e c’era la sensazione che non fossimo da retrocessione, non c’era questo presagio. Poi nel corso della stagione abbiamo avuto delle partite in cui ci siamo accorti che stavamo affondando. Con l’arrivo di Mattiacci ci sono stati alcuni risultati positivi, ma siamo nuovamente ricaduti. Carmelo Condemi, infine, ha fatto a tutti gli effetti un miracolo“.
Sugli obiettivi che la società deve porsi. “Quest’anno abbiamo innanzitutto bisogno dello stadio, un problema di cui si discute poco. Ci alleniamo su un campo in cui compaiono anche altre scuole calcio e dove ci si allena d’atletica. Se come società siamo pronti a fare un’operazione di crescita, c’è bisogno con il comune di una maggiore collaborazione. Che ci siano assegnati, per l’impianto sportivo, degli spazi chiari che ci permettano una programmazione lineare. Una programmazione relativa, ad esempio, a quello che è un settore giovanile. Altrimenti diventa complicato fare un progetto ambizioso. Non c’è nessuna società che ha una durata, nell’organico societario, maggiore di 3 o 4 anni se non quella che lavora, con continuità, ad un progetto ambizioso. E questo implica, in primis, una struttura. Altrimenti in serie D si è costretti a ‘galleggiare’, e non ne vale la pena. Non è come nelle categorie maggiori, da un punto di vista economico gli sforzi sono enormi e si parte da una soglia di 300-400 mila euro. Rimanere a galleggiare in una categoria rischia di diventare più un investimento a perdere che altro”.
Il chiarimento sulla questione stadio. “Chiarisco che la mia non è una critica al comune, ma la consapevolezza che per fare un passo in più c’è bisogno, non dico della piena, ma di una maggiore disponibilità del San Ciro per una programmazione che sia più chiara e più adatta alla nostra società. Sceglieremmo volentieri un San Ciro che non sia più a mezzo servizio. Se così non fosse, si andrebbe avanti ugualmente, ma certamente con molta fatica”.
Su Carmelo Condemi e sulla sentenza del 24 giugno sul ricorso della Puteolana. “Non ci sono stati contatti con il tecnico, tutto è rimandato alla prossima settimana. Ma con Condemi ci siamo ovviamente lasciati benissimo. Puteolana? È vero che si pensa che questa sentenza sia impensabile e fuori logica, il Comitato campano l’ha accettata. Credo non porti a nessuna conseguenza, ma stanno aspettando anche il Coni. Per me resta una sentenza assurda”.
Il presidente si è, poi, espresso sulla scelta della Lega di congelare i play-out in piena lotta salvezza. “Già prima delle ultime gare della lotta salvezza si vociferava di un congelamento dei play-out. Tuttavia, la Lega non può comunicarlo a quattro giornate dal termine. Ciò ha significato – è soltanto un esempio – legittimare la salvezza di un Sorrento che rientrava ancora nella lotta play-out. Sarebbe stato meglio dirlo o alla fine della stagione o tra il girone d’andata e il girone di ritorno. Senza nulla togliere, ci tengo a chiarirlo, ad un campionato che per me è stato espressione di regolarità, nessuna squadra si è tirata indietro nonostante le motivazioni fossero diverse. La scelta della Lega, però, resta condannabile”.
Infine, sul sogno di una futura serie C. “Non sono un presidente che pensa al successo personale, ma al successo della società. Se in questo momento ci fosse bisogno di un cambio al timone, io sarei il primo a farsi a parte. Il mio sogno, o se preferiamo la mia ambizione, è che il Portici diventi una società che competa per salire di categoria. Se la mia presidenza dovesse coincidere con questo obiettivo, sarà un successo. Se, invece, dovessimo incontrare le problematiche che già abbiamo incontrato in passato, si farà avanti il prossimo. Io sono diventato presidente da quando il Portici è salito dalla prima categoria alla promozione. Ho fatto 4 anni giocando le partite a Torre del Greco e altri 2 anni giocando al San Ciro e allenandoci con tutte le difficoltà del caso. Adesso – ha concluso il presidente Ragosta – vorrei una società che punti ad una salita, ma per farlo è necessaria la disponibilità del San Ciro“.
