Luciano Spalletti nuovo allenatore del Napoli: modulo prediletto, carriera e i motivi per cui può essere l’uomo giusto per la panchina azzurra

A dare l’annuncio ufficiale è stato il consueto tweet del presidente De Laurentiis arrivato nella mattinata di sabato: Luciano Spalletti è il nuovo allenatore del Napoli. Il tecnico di Certaldo ha firmato un contratto biennale e riceverà un ingaggio che si aggira intorno ai 2.8 milioni di euro, più bonus legati al raggiungimento di determinati obiettivi. Una scelta che può certamente definirsi rassicurante. La cocente delusione per il mancato accesso alla massima competizione europea ha gettato la piazza nello sconforto e diffuso molta preoccupazione in vista del futuro. Il club avendo visto sfumare gli introiti della qualificazione alla Champions League, che ammontano a circa 50 milioni di euro, dovrà far fronte ad un danno economico che rischia di influire negativamente sulla prossima sessione del calciomercato, in termini sia di acquisti che di cessioni di pezzi pregiati. Ma l’arrivo in panchina di un profilo come Luciano Spalletti è una garanzia per le ambizioni del Napoli. Parliamo di un allenatore che è rimasto fermo per due anni e che adesso sarà sicuramente molto carico e determinato in vista del suo rientro in pista. Non ci sono dubbi sul fatto che, prima di firmare, il tecnico ex Roma e Inter abbia preteso importanti rassicurazioni da parte della società riguardo alla competitività della squadra; viene difficile pensare che, un professionista dell’esperienza e della caratura di Spalletti, sia stato disposto ad accettare di allenare un Napoli destinato a un totale ridimensionamento.

Dunque, per quanto il suicidio calcistico in Napoli-Verona risulti ancora piuttosto indigesto e tutti stiano attendendo che qualche tesserato dia spiegazioni a riguardo, si può tirare un sospiro di sollievo. Una riduzione del monte ingaggi sarà necessaria e si prevedono due cessioni eccellenti, con Fabian Ruiz e Koulibaly primi indiziati, ma la permanenza di gran parte dell’ossatura della rosa attuale e un’accurata scelta dei giusti tasselli per andare a completare l’organico, possono garantire anche per la prossima stagione un Napoli altamente competitivo e con tutte le carte in regola per puntare al ritorno nell’Europa dei grandi. Inoltre il fatto che il 4-2-3-1 sia sempre stato il modulo prediletto da Spalletti, può rappresentare un altro aspetto positivo. Si tratta di uno schema di gioco ormai ben collaudato, considerato che Gattuso l’ha adottato per l’intera stagione appena conclusasi. E tolta la scialba e inspiegabile prestazione fornita all’ultima di campionato, è un modulo attraverso cui la squadra ha collezionato 43 punti nel girone di ritorno e con il quale, soprattutto negli ultimi due mesi, ha mostrato grandi progressi nel gioco, offrendo un calcio di alto livello sotto l’aspetto sia della qualità che dell’intensità. Dunque il neo allenatore azzurro avrà modo di intraprendere il suo lavoro partendo da delle basi già consolidate e allo stesso tempo la squadra non dovrà stravolgere i propri automatismi. A beneficiare del passaggio al 4-2-3-1 è stato in primis Piotr Zielinski, il quale nel ruolo di trequartista ha trovato la sua dimensione e quella continuità di prestazioni che gli mancava per compiere il definitivo salto di qualità. Il polacco da sottopunta ha disputato la sua miglior stagione da quando è in azzurro ed ha espresso a pieno il proprio diffuso bagaglio tecnico. Dunque Zielinski può essere per Spalletti ciò che nella sua prima Roma è stato Simone Perrotta, che da trequartista ottenne numeri straordinari in termini sia di gol che di assist.

Nel corso della sua carriera, Luciano Spalletti ha ottenuto risultati soddisfacenti ovunque è andato. Significativi gli undici piazzamenti Champions raggiunti nelle sue ultime dodici stagioni in panchina. Il tecnico toscano riuscì anche nell’impresa di conquistare una storica qualificazione alla massima competizione europea alla guida dell’Udinese, con cui si classificò quarto al termine della stagione 2004/2005, dopo aver già conquistato l’accesso alla Coppa UEFA nelle due precedenti annate. La consacrazione definitiva avvenne a Roma, dove Spalletti con un innovativo 4-2-3-1 diede vita ad un calcio spumeggiante e il suo divenne un modello di gioco stimato in tutta Europa. In quegli anni la Roma di Spalletti fu la principale antagonista dell’Inter di Roberto Mancini, vincendo due Coppe Italia e una Supercoppa e classificandosi al secondo posto per due campionati consecutivi (2006/2007 e 2007/2008), tre se si tiene conto anche della stagione 2005/2006, in cui la formazione giallorossa, quinta classificata sul campo, fu promossa in seconda posizione dopo le sentenze relative a Calciopoli. I capitolini nella stagione 2007/2008 arrivarono a sfiorare la vittoria scudetto, con Francesco Totti e compagni che videro svanire il sogno tricolore all’ultima giornata. Poi l’avventura di Spalletti sulla panchina giallorossa si concluse dopo un sesto posto nell’annata successiva e le dimissioni rassegnate all’inizio della stagione 2009/2010 a causa di divergenze con la società. Il tecnico di Certaldo, una volta chiusa la sua prima esperienza nella Capitale, si trasferì in Russia allo Zenit San Pietroburgo, dove restò per cinque stagioni e alla cui guida vinse due campionati, una Coppa di Russia e una Supercoppa.

In seguito, dopo uno stop durato un anno e mezzo, nel gennaio 2016 tornò ad allenare in Italia, sedendosi nuovamente sulla panchina della Roma e subentrando a stagione in corso all’esonerato Rudi Garcia. Spalletti riuscì a dare la svolta dal punto di vista dei risultati, con i giallorossi che collezionarono ben 46 punti nel girone di ritorno dopo una deludente prima parte di stagione. La Roma concluse la Serie A 2015/2016 al terzo posto in classifica, alle spalle proprio del Napoli di Maurizio Sarri, che restò in piena corsa per lo scudetto fino ad aprile e che infine dovette fare i conti con gli uomini di Spalletti per la conquista del secondo posto e dell’accesso diretto alla fase a gironi di Champions League. Obiettivo che gli azzurri raggiunsero grazie alla famosa vittoria per 4-0 contro il Frosinone all’ultima giornata, gara in cui Gonzalo Higuain mise a segno una tripletta personale e stabilì il nuovo record di reti siglate in un unico campionato. L’anno successivo ci fu un altro intenso testa a testa tra il Napoli di Sarri e la Roma di Spalletti per la seconda posizione, in quest’occasione a prevalere furono i capitolini con appena un punto di vantaggio. Partenopei che, nonostante gli 86 punti e l’espressione di un calcio stellare, dovettero accontentarsi del terzo posto e del play off di Champions League, poi superato ai danni dei francesi del Nizza. La stagione 2016/2017 fu l’ultima prima del ritorno all’accesso in Champions League fino al quarto posto. Dunque Luciano Spalletti, terminò la sua seconda esperienza sulla panchina della Roma conquistando il record di punti della storia giallorossa (quota 87).

Ma nonostante gli ottimi risultati sul campo, l’anno e mezzo dell’allenatore toscano fu particolarmente caratterizzato dal rapporto conflittuale con il capitano Francesco Totti a causa del poco spazio concessogli. Per questo motivo l’intera tifoseria romanista gli si scagliò contro. Una vicenda che sorprese tutti, visto che i due strinsero un forte legame durante i primi quattro anni di Spalletti a Roma. Totti ha scritto un pezzo di storia della Roma e del calcio italiano e ogni amante dello sport in generale non può che provare grande stima e ammirazione nei confronti dell’uomo che è e del campione che è stato. Ma esprimendo un parere personale a riguardo, c’è da dire che alla soglia dei 40 anni è fisiologico per un calciatore non poter reggere determinati ritmi e non essere più quello di una volta, un destino che l’ex capitano della Roma sembrava non voler accettare. A Spalletti potevano certamente essere imputati degli atteggiamenti sbagliati, ma se come probabile, abbia semplicemente voluto provare a far capire a Totti che era giunto il momento di valutare l’ipotesi di appendere gli scarpini al chiodo, non aveva tutti i torti.

Per la stagione 2017/2018 passò all’Inter e i nerazzurri chiusero il campionato al quarto posto tornando in Champions League dopo sei anni di assenza, risultato bissato nell’annata successiva, ovvero l’ultima di Luciano Spalletti in panchina. E anche a Milano si trovò costretto a dover gestire una situazione molto delicata, ovvero quella riguardante Mauro Icardi, a cui fu tolta la fascia da capitano. Ma riguardo al caso Icardi, il tecnico può definirsi pienamente dalla parte della ragione; in quanto l’attaccante argentino e l’agente-moglie Wanda Nara si resero protagonisti di atteggiamenti poco professionali, che furono dimostrazione di un interesse rivolto molto più al guadagno personale che al bene della squadra.

Sui social in diversi stanno giudicando male il nuovo allenatore del Napoli sulla base di pregiudizi legati agli screzi con Totti e Icardi ed alla sua presunta antipatia e tendenza a spaccare gli spogliatoi. Si sta sfociando nelle più insignificanti chiacchiere da bar, che tra l’altro non sono neanche frutto di analisi calcistiche, ma esclusivamente di preconcetti sull’uomo. Lo Spalletti allenatore è uno le cui competenze tecnico-tattiche non si discutono e sotto quest’aspetto gli allenatori italiani ad avere una preparazione al livello della sua sono ben pochi. Parliamo di un tecnico che molto raramente non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, che cura molto la fase difensiva, che sa far giocare bene le sue squadre e valorizzare i singoli. Questo è ciò che conta.