“Ritorno al futuro”. No, non è la celeberrima saga cinematografica degli anni Ottanta bensì un papabile titolo per questo Europeo giocato dall’Italia, che ora la vede contendersi la coppa nell’ultimo atto di questa cavalcata emozionante con la lanciatissima Inghilterra e, per di più, nella sua rovente cornice di Wembley. Nello stadio londinese gli Azzurri hanno disputato l’ottavo di finale contro l’Austria e la semifinale contro la Spagna ed entrambe le partite sono state portate a casa – insieme al pass per la fase successiva – con uno spirito antico, perfettamente riconoscibile, così come quello degli avversari che ci stavano di fronte. Li abbiamo battuti tutti, segno che la Nuova Italia che si è slanciata nel futuro, più di ogni altra squadra, ha saputo guardare al difficile e recente passato, rispolverando, così, uno stile di gioco apparentemente remissivo come nel pre-Mancini. Tuttavia, il fattore discriminante rispetto al passato risiede nel fatto che mentre prima tale costume tattico si esibiva per “non perdere e poi magari chissà…”, oggi, invece, se necessario, è adottato con la determinazione di chi è consapevole di non essere ancora superiore a qualche avversario. Serviranno, perciò, anche queste risorse per poter avere ragione della Nazionale inglese domenica prossima alle 21. Italia-Inghilterra: a Wembley si fa la storia.
L’Italia ha affrontato per otto volte gli inventori del calcio nelle sfide ufficiali, tra qualificazioni e fasi finali delle principali competizioni internazionali. Il bilancio di queste otto sfide è nettamente favorevole agli Azzurri con cinque vittorie a fronte di due pareggi e una sola sconfitta, quella del ’77, che fu indolore per gli Italiani e inutile per gli Inglesi, i quali, nonostante la vittoria per 2 a 0, non riuscirono poi a qualificarsi per i Mondiali argentini dell’anno successivo. La vittoria azzurra di certo più evocativa rimane, certamente, quella del 12 febbraio del 1997 con Gianfranco Zola – campione d’Italia con il Napoli nel 1990 che fece innamorare la Londra calcistica, e non solo, nel segno di Diego Armando Maradona – che firmò la prima storica vittoria nello stadio Wembley in sfide ufficiali. Celebre è anche il quarto di finale di Euro 2012, vinto dall’Italia ai calci di rigore dopo 120’ di porta inviolata, con il cucchiaio di Pirlo ad indirizzare, a nostro favore, l’inerzia della lotteria.
L’ultimo atto prima della finale ha visto l’Italia, per la prima volta, senza il pallino del gioco dall’inizio alla fine dei minuti di gioco, supplementari inclusi. Nonostante i fantasmi di Vienna nel 2008 e di Kiev del 2012 abbiano aleggiato per tutto il tempo all’interno del fortino inglese, i ragazzi di Mancini hanno reagito nel migliore dei modi, opponendo resistenza al tiki taka delle Furie Rosse con una prestazione volta al sacrificio e alla attenzione e a cogliere l’attimo giusto per far male. Non è un caso che proprio le ripartenze azzurre siano state ben orchestrate nelle rare occasioni, tra cui quella del gol del vantaggio segnato da Chiesa al 15’della ripresa.
L’1 a 0 nasce, infatti, da un velocissimo ribaltamento di fronte che parte dalle mani di Donnarumma e, dopo la sapiente gestione di Jorginho – decisivo, infine, con l’ultimo rigore – e Insigne, giunge tra i piedi dell’esterno bianconero, il quale sfrutta al meglio l’incertezza dei difensori nel marcare Immobile. Il resto è un grande cuore pensante, capace di soffrire senza mai perdere la calma e la razionalità, anche solo nello spazzare un pallone vagante in avanti. I rigori – che tredici anni fa sancirono un passaggio di consegne tra l’Italia campione del mondo e la Spagna di Aragones – hanno rappresentato l’emblema di questo spirito azzurro fatto di cuore e nervi. Tutto induce a credere che domenica sera Mancini si affiderà agli stessi undici giocatori che hanno iniziato la partita contro la Roja. Davvero remote sono, infatti, le prospettive di un falso nove riproposto dall’inizio – come Berardi o, addirittura, Insigne – oppure di un rientro dal primo minuto di Florenzi al posto del napoletano Di Lorenzo, tra i migliori contro Dani Olmo e compagni. Meno improbabile sarebbe, invece, un avvicendamento, sin da subito, tra Barella e Pessina ma la mezz’ala interista resta comunque in vantaggio sull’atalantino.
Anche l’Inghilterra, come l’Italia di Mancini, ha inaugurato un nuovo corso e lo ha fatto con Gareth Southgate, suo ex baluardo difensivo, che tanto le ha tolto in campo – agli Europei casalinghi del ’96 fu suo l’errore ai rigori contro la Cecoslovacchia che negò ai Three Lions l’accesso alla finale di Wembley – e tanto le ha dato dopo il fallimentare ciclo targato Roy Hodgson e il breve interregno Allardyce. Potendo contare, soprattutto, su un numero spropositato di giovani talenti appartenenti alla stessa generazione, il CT inglese ha costruito una macchina semi-perfetta, con calciatori di qualità e quantità in ogni zona del campo, capaci di giocare mantenendo alto il ritmo per lunghi tratti della partita. La tendenza ad innescare il compagno imbucando la palla – come ad esempio con Jack Grealish per il gol di Sterling contro la Germania e con il filtrante di Kane per l’autogol del pareggio di Kjaer nella semifinale –, gli strappi dei velocisti come Shaw, Walker e Sterling e, infine, una difesa mai così granitica, sono tutti i fondamentali di un sistema di gioco codificato per essere pragmatico e vincente. Punti di forza ai quali, però, va aggiunto il rilievo critico di un amalgama mai realmente trovato: un grande potenziale problema che non ha mai impattato in negativo, fino ad ora, a causa proprio dell’ottimo lavoro dei singoli. Anche tra le fila inglesi non dovrebbero esserci cambiamenti in vista della partita di domenica con il tridente Saka, Mount, Sterling alle spalle del totem Harry Kane, la cui crescita nel percorso di Euro 2020 ha coinciso con l’aumento del voltaggio dell’intera Nazionale e questo, di certo, non è un caso.
La finale degli Europei sarà arbitrata dall’olandese Björn Kuipers, alla quarta apparizione alla manifestazione in veste di direttore di gara nonché alla quinta direzione di una partita giocata dall’Italia. Delle quattro partite precedenti solo una si è conclusa con una vittoria azzurra – a fronte di due sconfitte e un pareggio – ed è stata giocata, guarda caso, proprio contro l’Inghilterra. Era il 15 giugno 2014 e l’Italia esordiva ai Mondiali in Brasile contro i Three Lions di Hodgson, vincendo per 2 a 1 con le reti di Marchisio e Balotelli e con il momentaneo pareggio inglese segnato da Sturridge.
Probabili formazioni
ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson; Barella, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. CT.: Roberto Mancini.
INGHILTERRA (4-2-3-1): Pickford; Walker, Stones, Maguire, Shaw; Rice, Phillips; Saka, Mount, Sterling; Kane. CT.: Gareth Southgate.
Francesco Monda
