Italia-Spagna: Spinazzola out, in pole Emerson Palmieri. Le probabili formazioni

Ora, più di prima, è una questione di testa e di sangue! Il percorso dell’Italia a Euro 2020 è nato e si è evoluto con i caratteri di un filo rosso che, come la più fantasiosa delle tratte ferroviarie, ha collegato tra loro Roma, Londra e Monaco di Baviera. Se da una parte, quella del fil rouge, è la metafora perfetta per indicare la Nazionale italiana come una “concatenazione logica tra parti diverse che insieme danno senso al tutto”, dall’altra, rappresenta, effettivamente, il tabellone delle partite degli Azzurri, composto da avversari dai colori delle divise prevalentemente rossi, appunto come il sangue. Proprio nella splendida cornice dell’Allianz Arena di Monaco, poteva interrompersi il nostro viaggio ad opera dei Diavoli rossi del Belgio e, invece, a distanza da qualche anno dall’ultima volta il cielo tedesco è tornato a tingersi di azzurro, al termine di una partita che gli uomini di Mancini hanno portato a casa con una maestria e una superiorità capaci di eradere sogni e certezze persino dei primi della classe. Il viaggio, dunque, continua, direzione Wembley, dove il 6 luglio, alle ore 21, gli Azzurri sono attesi dalla partita della verità contro le Furie Rosse: Italia-Spagna, chi vince va in finale.

Quella contro la Roja, più che una partita è sempre stata un esame, forse il più difficile, accompagnato dai i timori reverenziali più grandi, dal momento che, per cultura calcistica, gli Spagnoli hanno rappresentato tutto quello che l’Italia del pallone credeva di non poter mai arrivare essere. In alcune occasioni, la tagliola spagnola è giunta implacabile: come ai calci di rigore di Euro 2008 (e della Confederations Cup del 2013), dopo 120 minuti commoventi conclusisi sullo 0-0; la drammatica finale degli Europei del 2012, giocata a Kiev, in cui l’Italia del CT Prandelli perse 4 a 0 senza, praticamente, vedere mai la palla; infine, l’ultimo rovinoso incrocio – in occasioni delle qualificazioni alla Coppa del Mondo – del settembre 2017 che, per dinamiche, fu lo stesso di 5 anni prima, con un netto 3-0 rifilato all’impalpabile Italia di Ventura che compromise il morale e il Mondiale russo, incubo poi diventato realtà. La storia della rivalità fra queste due Nazionali è fatta, naturalmente, anche da successi Azzurri come ad esempio quello per 2 a 1, nel Mondiale statunitense del ’94, che ci proiettò in semifinale con i gol di Dino e Roberto Baggio oppure la ben più recente vittoria per 2 a 0 allo scorso Europeo con i gol di Chiellini e Pellé che rappresentò il canto del cigno di una Nazionale arrivata a fine ciclo.

Nell’ultima gara la Nazionale italiana ha negato a De Bruyne e compagni qualsiasi possibilità di imbastire le loro classiche trame di gioco viste nelle precedenti quattro uscite. Le iniziative dei Belgi ci sono, certamente, state ma sono state disinnescate dall’ottimo lavoro di Donnarumma – nella partita in cui, gioco forza, è stato impegnato di più fino ad ora – e dalla difesa, che non è andata mai in affanno e non è apparsa mai impaurita, neanche dopo il rigore (generoso) trasformato da Lukaku. Lo stesso si può dire di Barella e Insigne, reduci da una prestazione sottotono contro l’Austria, lo scorso 26 giugno, e autori, contro il Belgio, di una partita masterclass, con la ciliegina dei due gol che hanno regalato all’Italia la possibilità di giocarsi un posto in finale. La maturità di questi due pilastri di centrocampo e attacco è la maturità di un intero gruppo e la loro capacità di “marcare il territorio” – per quanto riguarda Barella, danzando tra le maglie rosse per tutta la partita e per il capitano del Napoli, invece, nell’aver raggiunto una dimensione nella quale anche le sue soluzioni balistiche a cercare la porta o un compagno sono le più classiche ma anche le meno disinnescabili dagli avversari – è l’emblema di uno “stivale” che ora è di nuovo visibile sulla cartina geografica del Futbol. La formazione che dovrebbe scendere in campo contro la Spagna sarà orfana di Spinazzola. Il laterale della Roma – probabilmente il migliore degli Azzurri fin qui – ha, infatti, riportato la rottura del tendine di Achille e dovrà stare lontano dal rettangolo verde per almeno 4/5 mesi. Il suo sostituto sarà Emerson Palmieri, al centro di un continuo ballottaggio fino all’esordio con la Turchia. Per i restanti 10/11 la formazione dovrebbe essere confermata, con l’unico dubbio, semmai, riguardante Ciro Immobile, ancora una volta autore di una prestazione non brillante ma con la piena fiducia dell’intero spogliatoio.

Il nuovo costume che Roberto Mancini ha fatto indossare al movimento calcistico italiano presenta sfumature di chiara importazione spagnola. La proposta azzurra, infatti, partecipa di quell’ideale, proprio delle “Furie rosse”, che predilige, sempre, il dominio del gioco palla al piede e un pressing asfissiante, con l’obiettivo di recuperare la sfera nel minor tempo. La Spagna non baratterebbe per nessuna ragione al mondo questa filosofia di calcio con un altro credo, nonostante le generazioni del dopo-Del Bosque non l’abbiano mai assimilata e riprodotta in campo con gli stessi risultati dei tempi d’oro. Il cammino della selezione di Luis Enrique in questo Europeo l’ha vista trionfare solo una volta su cinque gare – all’interno dei novanta minuti –, in occasione dell’ultima partita del girone contro l’arrendevole (e a tratti masochista) Slovacchia, conclusasi sullo 0-5.

Nel quarto di finale contro la Svizzera, la Roja ha, sicuramente, dominato sul piano del gioco ma ha concesso molto in fase difensiva, come del resto nell’ottavo contro la Croazia. Le maggiori criticità degli iberici vanno, perciò, cercate, senza dubbio, nel reparto arretrato, dove al carisma degli esterni Azpilicueta e Jordi Alba fa da contraltare la mancanza di sintonia tra i due difensori centrali Laporte e Pau Torres. Motivo per il quale, in luogo di quest’ultimo, il CT potrebbe affidarsi ad Eric Garcia. A centrocampo, invece, la sapienza e la concretezza dei blaugrana Busquets e Pedri – a 18 anni già elemento imprescindibile per Luis Enrique – e del capitano dell’Atletico Madrid Koke farà da traino per le azioni offensive che hanno come terminali Dani Olmo – che prenderà, quasi certamente il posto dell’infortunato Sarabia –, Ferran Torres e Morata, con Oyarzabal e Moreno pronti a subentrare.

Il fischietto della semifinale Italia-Spagna sarà affidato al dottor Felix Brych. L’arbitro tedesco è, di sicuro, uno dei migliori del mondo da diversi anni e non è la prima volta che dirige un confronto tra squadre italiane e spagnole. Nel 2017, infatti, ha diretto la finale di Champions tra Juventus e Real Madrid finita 4 a 1 per i Blancos, mentre nell’ottobre del 2016 fu designato come arbitro della gara d’andata tra Italia e Spagna valevole per le qualificazioni ai Mondiali russi. La gara finì 1-1 con De Rossi che, su calcio di rigore, pareggiò l’iniziale vantaggio della Spagna con Vitolo.

Probabili formazioni
ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson Palmieri; Barella, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. CT.: Roberto Mancini
SPAGNA (4-3-3): Unai Simon; Azpilicueta, Garcia, Laporte, Jordi Alba; Koke, Busquets, Pedri; Ferran Torres, Morata, D. Olmo. CT.: Luis Enrique

Francesco Monda