Spalletti: “Il Napoli è forte, ma voglio capire se ne è realmente consapevole. Vogliamo ripagare l’amore della città e lasciare il segno. Ho sentito Insigne…”

Si è da poco conclusa la conferenza stampa di presentazione di Luciano Spalletti come nuovo allenatore del Napoli. Il neo tecnico azzurro ha trattato vari argomenti, esprimendo tutto il suo entusiasmo per la nuova avventura e il suo voler trasmettere alla squadra un forte senso di appartenenza nei confronti della maglia.

Spalletti saluta tutti i presenti in sala stampa e fornisce alcune comunicazioni di servizio in merito alla preparazione:

Ci raduneremo qui a Castel Volturno lunedì prossimo per visite, test e tamponi. Il 15 partiremo per Dimaro, coloro che hanno superato la fase a gironi dell’Europeo con le rispettive nazionali li avrò a disposizione a partire dalla seconda parte del ritiro, che si svolgerà a Castel di Sangro. Tutti avranno 21 giorni di vacanza, dunque Zielinski, Elmas e Lobotka saranno già a Dimaro. Mertens l‘ho sentito sia prima che dopo l’intervento e mi ha detto che voleva passare a salutare tutti, ma avrà qualche giorno in virtù controlli post-operatori”.

Il Napoli ha un potenziale che nella scorsa stagione non sempre è stato espresso al meglio, lavorare su questa discontinuità è un suo obiettivo?

“Il Napoli è forte, ma sono curioso di capire fino a che punto ne è consapevole, essere forte se non sai di esserlo a volte non completa il comportamento, di questo me ne renderò conto strada facendo. Da quando ho saputo che sarei stato il tecnico del Napoli, non gli ho mai tolto gli occhi di dosso a questa squadra, mi piace e mi assomiglia, però bisogna andarci dentro”.

Cosa l’ha spinta a scegliere Napoli dopo due anni di stop?

“In questi due anni sono rimasto un po’ a casa, per quelli come me si sta con la famiglia, si guardano le partite e si vive in campagna. Questo lavoro mi piace e mi emoziona da sempre, stare nello spogliatoio e allenare calciatori in un campo mi crea battiti forti al cuore. Qui sono stato entusiasta sin dal primo momento, il Napoli è forte, la città è forte, completa il mio tour dell’anima: ho allenato a Roma che è la città eterna e dove risiede il Papa, alla città degli zar che è San Pietroburgo e a Milano, ovvero la città della moda e dell’industria. Ora sono orgoglioso di essere a Napoli, perché siederò sulla panchina della squadra in cui ha giocato Maradona, in quello che è il suo campo. Parlavo di tour dell’anima in quanto Napoli è la città di San Gennaro e qui calcio e miracoli sono la stessa cosa”.

La piazza non ha ancora digerito il modo in cui si è concluso l’ultimo campionato, come può tornare la passione?

“Abbiamo solo una strada, una sola risposta: i risultati. Non c’è altra strada. Ai tifosi quello che gli dai glielo rendono con gli interessi, è un progetto importante allenare qui. Mi piace lo slogan “sarò con te”, è un grido di battaglia di tante partite, mi piace molto perché è un segnale significativo, un grido d’appartenenza che non deve mai mancare nelle squadre e nello sport. E’ una mano che la città tende, forte, importante, che dovremo stringere forte per arrivare lontano e dimostrare di meritare questa maglia. Il Napoli è una squadra della città, qui sono quasi tutti tifosi azzurri, quindi dobbiamo restituire l’amore della gente con il massimo impegno in campo”.

Quale aggettivo le piacerebbe per il suo Napoli? 

“Un calcio che somigli alla città e di cui gli appassionati ne siano orgogliosi. Mi piacerebbe una squadra sfacciata, di scugnizzi che credono nel proprio talento e che vadano a mostrarlo su ogni campo e contro qualsiasi avversario”.

Lorenzo Insigne è un punto cardine del suo progetto? Come giudica l’Europeo che sta disputando?

“Secondo me sarebbe meglio parlare prima con lui che con i giornalisti. Io con Lorenzo ho parlato per telefono, gli ho fatto i complimenti dopo un gol in Nazionale e gli ho detto che mi piacerebbe fare questo percorso con lui al mio fianco. Poi, naturalmente, ci sono altre questioni nel calcio e quelle le andremo ad analizzare quando tornerà. Ha disputato sinora un Europeo spettacolare, ha mostrato il suo marchio di fabbrica e di che stoffa è fatto. Aggiungo anche i complimenti a Di Lorenzo perché è un difensore completo che si adatta a fare tutto con qualità”.

Cosa si aspetta personalmente da questa avventura?

“Per me non chiedo niente, chiedo tutto per il Napoli. Sono qui per tentare di allenare bene questa rosa, voglio essere una persona forte per questa squadra. Io e la mia squadra vorremmo essere ricordati nella storia sportiva di questa città per sempre”.

L’obiettivo è quello di tornare in Champions League. Sente questa responsabilità?

“La prima qualità deve essere quella di avere calciatori forti per entrare nelle prime quattro, perché ci sono grandi squadre. E’ chiaro che entrare in Champions sarà la mia ambizione e la mia ossessione. Questa è attualmente una squadra forte, ma probabilmente il prossimo Napoli sarà differente da quelli precedenti. Noi siamo qui per cercare di costruirne un altro altrettanto forte”

“Vorrei una squadra sfacciata, di scugnizzi pronti a tutto. Qui si fanno le cose sul serio, non si snobba niente, dalla prima amichevole, alla Coppa Italia, campionato ed Europa League. Quando si indossa la maglia del Napoli si fa sul serio sempre”.

Argomento mercato

“Bisogna essere pronti a monitorare tutto quello che si muove. Il Napoli ha uno staff all’altezza, conosco bene Giuntoli, e ho parlato a lungo col Presidente De Laurentiis. Innanzitutto noi dobbiamo considerare la rosa che abbiamo, perchè questa rosa ha tutte le capacità per far bene. Poi bisogna mettere gli uomini giusti nelle caselle vuote eventualmente. E’ un lavoro che va svolto giorno per giorno”

Al di là dei giocatori rappresentativi, ha intenzione di provare ad incidere su quelli più in ombra quanto per farli esprimere? “Io se fossi un presidente di una società prenderei un tecnico che può incidere sui calciatori, conosco molti di coloro che lavorano nello staff, tra cui anche Giuntoli che viene dalle mie parti. Conosco la qualità di quei giocatori, che percorso hanno fatto per arrivare qui, se scelgono un giocatore per il Napoli è difficile che lo sbaglino totalmente, poi ci sta un periodo di difficoltà, ma noi si può lavorare sul far vedere il loro valore, è un percorso quotidiano”.

Ha sentito Emerson Palmieri? 

“Non posso rispondere a questa domanda, ma è possibile che ciò sia avvenuto” (ride, ndr)

.Con lei gli attaccanti si sono sempre espressi ottimamente in termini di gol, cosa pensa di Osimhen? 

Non vedo perché non dovremmo far bene con la rosa attuale, Osimhen rientra in questo discorso, attacca la profondità e considerato che va di moda venirci a prendere col portiere, con la difesa sulla metà campo, alzano la linea e lui ha grandi qualità nello sfruttare gli spazi. Sa far gol, aiuta la squadra, copre quegli spazi e non li lascia agli altri, se li conquista da solo, è uno forte, così come Mertens, Petagna. Avremo bisogno un po’ tutti per arrivare in fondo, le distanze da colmare sono ampie”.

Il modulo sarà in continuità con la scorsa stagione? Dunque 4-2-3-1? O pensa a varianti? 

Sì, 4-2-3-1 nella base. Poi ovviamente nel calcio moderno a fare la differenza è in primis la qualità dei calciatori, quello conta, poi si modella col possesso. Tutte ora occupano le piazzole sulla linea difensiva per minare la struttura difensiva. Le novità degli ultimi tempi vanno sullo spazio in trequarti, anche senza preoccuparsi della palla, perché lì l’alternarsi porta alla differenza, è una rumba di alternanza di posizioni per non dare riferimenti, mantenendo l’ampiezza, con la difesa a 3. In Italia siamo sempre stati attenti ad avere più uomini nella costruzione che avere calciatori in zona trequarti sopra la palla, a Coverciano parlano addirittura di costruttori ed invasori, l’Atalanta ci ha insegnato, ti manda tutti subito lì, ma a noi dicevano quando perdi palla ho più uomini dietro che costruivano, ma loro hanno più uomini lì per riattaccarti e si fa meno metri. Ci si rende conto di potenziale e caratteristiche e poi si va”.

Che tipo di calcio giocherà il Napoli di Spalletti?

“Noi dobbiamo essere bravi a fare un po’ tutto. Se c’è da essere offensivi, è la nostra idea principale. Ma è chiaro che ci sono anche gli avversari e bisogna sapersi adattare. Il mio riferimento è un po’ alla attuale Nazionale. Bisogna sapersi esprimere a livello di squadra. Questo è l’aspetto principale, l’unione e la distanza tra i reparti, tutti a disposizione dei compagni”

De Laurentiis ha dichiarato di non aver avuto il coraggio di approfondire con i calciatori l’accaduto in Napoli-Verona, lei gli dirà qualcosa a riguardo?

“Loro sono già in debito con me, tutti, gliene parlerò. Sono in debito anche con i tifosi”.

Ha già allenato Politano e Manolas, cosa si aspetta da loro due? 

“Devono dare il massimo per loro stessi e per i loro compagni, non per me. Tutti devono essere disposti ad aiutare i compagni e a dare tutto per questa maglia. Io voglio dire una cosa ai ragazzi anche sui contratti: i contratti ci fanno essere del Napoli per un numero di anni, in questo ambiente qui, a Napoli, le vittorie che faremo possono farci entrare nella storia per sempre e questa è la differenza”. 

Nell’attacco alla profondità anche Lozano e Insigne sono alternative? 

Si è dimenticato Zielinski che anche va di là, parlavo di Osimhen, ma non è che gli altri non lo facciano. Insigne sa fare questo e quell’altro, dagli spazi stretti riesce a vedere anche dove non guarda. Dipenderà anche dagli avversari, se loro stanno là non c’è lo spazio dietro, quindi bisognerà giocare sui piedi nello stretto, se loro vengono qui invece… ma le squadre contro di noi come guardiamo noi il video anche loro studiano e spazi ce ne daranno pochi dietro le spalle”. 

Che promessa fa a De Laurentiis, ai tifosi ed a se stesso? 

” Prometto solo l’impegno, mio e di chi è vicino a me. Con ADL l’impatto è stato positivo, io mi trovo sempre bene con chi dice ciò che pensa, lui è uno che ti dice le cose in faccia e quindi sono a posto. Il matrimonio spero sia lunghissimo, ma le cose bisogna farle per bene, sempre ed ho i miei punti di vista che gli dico”.

Può essere valutato anche il 4-3-3? 

“È l’alternativa più semplice, si inverte vertice alto-basso e va da se. Può essere anche 4-3-3, io ho detto 4-2-3-1 di base in funzione della palla agli avversari, quando ce l’abbiamo noi è una rotazione semplice, è un quadrato che tecnicamente viene scontato ocn i due mediani in verticale ed il mediano tra i centrali, Di Lorenzo spesso fa il terzo centrale più stretto ed alzano il terzino sinistro, l’importante è non tirare a campare”.