Il racconto della Strega – Buona la prima di Caserta, fase offensiva promossa a pieni voti. Ecco dove bisogna migliorare …

Dimenticare la scorsa annata, imparare la lezione, tenere i piedi per terra senza cadere nel rischio di guardarsi allo specchio da già campioni d’Europa – lo ha sottolineato qualche giorno fa il presidente Vigorito – dev’essere all’ordine del giorno della nuovo Benevento di Caserta. Se è vero che, chi ben comincia, è a metà dell’opera l’ex tecnico della Juve Stabia può sorridere. E sorride davanti, finalmente, al pubblico della città sannita, per un calcio che si avvia, come il resto dei settori, ad una graduale normalità. Tutto si può dire, poi, tranne che gli spettatori non siano soddisfatti delle ben 7 reti che la sfida contro l’Alessandria di Longo ha offerto.

Con Sau unico terminale offensivo del flessibile 4-2-3-1 – Lapadula è ancora indisponibile, mentre Moncini non ha ancora tutti i minuti nelle gambe – il Benevento targato Caserta s’è subito contraddistinto per due caratteristiche: la voglia di imporsi sul campo e la determinazione di chi vuole a tutti i costi fare risultato. Il tecnico, come alcuni sapranno, non ha mai avvertito il necessario bisogno di esprimere sempre un bel gioco: a volte, infatti, c’è bisogno di saper leggere le gare e di portare a casa punti anche con qualche palla più sporcata.

Al fischio d’inizio di Di Bello, non è certamente buona la partenza dei giallorossi all’esordio tra le proprie mura. E non contento Caserta per quella sbavatura difensiva, minima ma pur sempre una sbavatura, al momento del gol di Corazza che batte Paleari. E ancor meno felice quando, a difesa giallorossa immobile, il numero 18 sigla la doppietta personale. Più che soddisfatto il tecnico, invece, per la grande reazione che la sua squadra ha avuto nell’arco di tutto l’incontro. La cosa migliore, infatti, è certamente far finta che non sia successo nulla, ricominciare a giocare e a cercare la porta. Poco plateali le occasioni dei sanniti – in questo senso l’assenza di una punta come Lapadula, che in serie B è un riferimento d’oro per la sua esperienza nella massima serie, può aver offerto un pizzico meno in fase di realizzazione – ma pur sempre sinonimo di una squadra che s’è imposta certamente più di quanto non abbiano fatto gli undici di Longo.

Lanci sugli esterni a ridosso dell’attacco, su tutti Elia che brilla già all’esordio, e cross al centro, soluzione per far male ad una difesa biancorossa che ben copre le vie centrali. Tanta, poi, la partecipazione offensiva di terzini come Foulon e Letizia – quando un esterno come Improta taglia centralmente, crea lo spazio per il compagno belga, treno sull’out di sinistra. E grande è il lavoro degli esterni che, all’occorrenza, devono tornare subito a dare man forte alla retroguardia difensiva per scongiurare contropiedi pericolosi. Comunque meccanismi sulle corsie laterali che portano spesso i propri frutti come in occasione dell’autogol di Parodi, 2-2 che sancisce la fine dei primi 45 minuti.

Concentrazione, lucidità e grinta non cambiano nella ripresa. Il copione, a volte, è lo stesso: lancio sempre sul quartetto offensivo in cerca di una spiccata o della profondità, come in occasione del gol di Foulon, il primo con la maglia giallorossa e ciliegina sulla torta di una prestazione convincente. L’impressione, insomma, non cambia: il Benevento dimostra d’essere una squadra che sa quello che deve fare e, quando capita che non tutto va secondo i piani, il primo passo resta quello dell’imporsi con grinta e determinazione, cercando di trattenere il pallino del gioco. E nella ripresa sotto il profilo del palleggio va anche meglio: dopo il 4 a 2, siglato da Improta, i giallorossi (sicuramente più spensierati) cominciano a scambiarsi il pallone con maggiore rapidità, senza forzare la giocata, ma facendo girare il pallone più velocemente. Triangolazioni sull’asse Elia-Insigne e volontà di dare profondità al proprio gioco hanno sicuramente contraddistinto la fase offensiva degli uomini di mister Caserta.

Non mancano certamente gli errori, come sottolineato proprio dal tecnico nel post-gara della sfida d’esordio – qualche errore di troppo in costruzione dal basso il Benevento avrebbe potuto pagarlo ancor di più, oltre al rigore di Corazza, a caro prezzo. L’importante, però, è esser partiti con un vittoria, uno sprint iniziale per cominciare al meglio, tre punti conquistati a tutti i costi. E anche quando l’Alessandria accorcia le distanze col 3 a 4 non cambia l’approccio dei sanniti: aggressività e voglia di avere la meglio. In settimana, poi, si limeranno i difetti, man mano che prenderà ancor più forma l’idea tattica del tecnico calabrese. Un plauso, poi, va al modo in cui la dirigenza giallorossa sta gestendo il mercato. L’essenza del ridimensionamento che più volte ha citato Vigorito, in primis al momento della presentazione di Caserta. Trattenere, si spera, calciatori come Glik e Lapadula, oltre che Ionita, Improta, Letizia, Barba, Sau che hanno costituito un’importante ossatura nella scorsa stagione di A, sarebbe un capolavoro di non poco conto per provare, perché no, ad agguantare nuovamente la massima serie.

Preme, però, ricordarsi sempre delle parole del patron Vigorito: rimanere umili e sempre con i piedi per terra, mettendo nel mirino (per ora) il Parma di Gianluigi Buffon, che ha pareggiato in casa contro il Frosinone di Grosso all’esordio in campionato. Una sfida dal retrogusto (ancora un po’ amaro) di serie A che lascia presagire non poche emozioni. La priorità resta costruire mattone dopo mattone, con il faro puntato sul termine dell’attuale sessione di calciomercato.

Foto: profilo ufficiale Benevento Calcio