Nessuno si sarebbe mai aspettato che il Portici potesse trionfare contro il Giarre all’esordio in campionato. Non certamente per mancanza di fiducia nei confronti del lavoro del tecnico, Savio Sarnataro, ma per la qualità inevitabilmente superiore della squadra siciliana. L’allenatore del Portici, già nel post gara contro la Mariglianese, aveva sottolineato quanto il Giarre ambisse alle zone alte della classifica. Tuttavia, i vesuviani hanno affrontato la sfida d’esordio in D con la consapevolezza che il verdetto fosse affidato soltanto al campo. Un verdetto, infatti, smentito con una (quasi) impeccabile prestazione che ha sorpreso anche i più scettici. Il Portici si impone, fa girar palla col lavoro da regista di Maranzino, si affida alla tecnica e allo strapotere fisico di Giovanni Romano, uno dei protagonisti dell’incontro, e sfrutta la profondità con Elefante cercando, con aggressività, di sfondare la retroguardia sicula guidata da Zappalà e Priola. Come detto da un collega, fa tutto il Portici: gli azzurri creano, patiscono la sfortuna, distruggono nella ripresa – uno scherzetto ai sostenitori sugli spalti – e riprendono rimontando la gara per tre punti d’oro. Carattere, capacità di leggere le diverse fasi del match, ricerca della verticalizzazione e veloci capovolgimenti di fronte: insieme di caratteristiche che si uniscono a quella, forse, più importante, la mentalità. Quella che permette di restare sul pezzo, di non forzare la giocata e di non perdere la testa. Quel che Cruijff riassumeva in una frase: il calcio si gioca prima con la testa e, solo poi, con i piedi. Quando il Giarre rimonta l’incontro, il contraccolpo psicologico – specie se l’errore è tuo e sai che potrà costarti un prezzo elevato – è lì lì pronto a colpirti. Col Portici, almeno oggi (e si spera non soltanto), non è accaduto. Gol subito? Dimenticare subito, spazzare via l’episodio e ricominciare a giocare senza forzare la giocata e senza perdere la concentrazione. Un pizzico di fortuna, poi, non guasta mai. Una fortuna, però, compensata, visto che in occasione del pareggio del Giarre, Izzo si ritrova al posto giusto nel momento sbagliato.
Le qualità, inoltre, sono indiscutibili. La tecnica di Romano ed Elefante, la capacità di palleggio di Maranzino e le incursioni di Carrotta. A queste si aggiunge la solidità difensiva assicurata dagli interventi sicuri di Russo e Calvanese, la capacità di Izzo ed Esposito di giocare a tutta fascia e il sacrificio di Manfrellotti che, sebbene non in giornata, è riuscito a dar comunque il proprio contributo facendo rifiatare la squadra. All’appello manca solo Della Valle: il classe 2003 è una piacevole sorpresa. La sua prestazione scaccia via gli scetticismi e assicura al Portici un portiere che s’è dimostrato saracinesca contro i tenori del Giarre. Miracolosi, dunque, i suoi interventi salva-risultato, specialmente su Concialdi e Cocimano. È certamente un gruppo unito, sulla cui mentalità e sulla cui organizzazione tattica si vede tutta la mano del proprio tecnico. Rimanere con i piedi per terra, però, resta l’imperativo e l’analisi è volta soltanto ad elogiare la prestazione e i meriti degli azzurri nella vittoria contro chi ambisce ad essere protagonista in campionato. Il 3 a 2 di rimonta, infine, è il miglior spettacolo che si potesse offrire al pubblico, che ritrova i gradoni del San Ciro anche in serie D e attribuisce un lungo applauso al gruppo a fine gara. L’umiltà di mister Sarnataro e la passione che trabocca persino nei momenti di scontentezza, sulla panchina porticese, possono essere armi in più per raggiungere una salvezza tranquilla. L’obiettivo, infatti, è certamente evitare quanto successo nella scorsa stagione. Tra la gestione Panico e le dinamiche societarie le circostanze che si crearono non aiutarono un gruppo che, con la mano di Condemi – il tecnico certamente rimarrà nella storia di queste annate insolite a causa della pandemia – riuscì a salvarsi addirittura con una giornata d’anticipo. Ci sono, insomma, i presupposti per far bene. Ed è il caso di dire che, chi ben comincia è a metà dell’opera; e in questo caso l’opera è innanzitutto il raggiungimento della salvezza per mantenere ben salda la categoria.
L’impronta di Sarnataro sul Portici e i presupposti che fanno ben sperare
