Il Napoli continua a vincere, battuta anche la Salernitana e conquistata la decima vittoria su undici gare di campionato. Quella fornita dagli azzurri nel derby campano non è stata la miglior prestazione, una prova certamente lontana dalle sontuose viste precedentemente. Ma ovviamente non si può sempre brillare e la storia ci insegna che la grande squadra si distingue anche nel riuscire a portare a casa questo tipo di gare. Gli uomini di Spalletti hanno confermato la propria capacità nel portare a casa l’intero bottino anche nelle difficoltà e in partite che presentano particolari insidie. Una qualità che è mancata in passato e la cui presenza consiste in un grande punto di forza e in un fattore determinante per inseguire certi traguardi. Decisivi i cambi con l’ottimo ingresso in campo di Elmas e Petagna, entrambi protagonisti nell’azione che ha portato al gol di Zielinski.
Di fronte una Salernitana molto combattiva e che, nonostante l’enorme divario tecnico, ha tenuto botta erigendo un muro difensivo che gli uomini di Spalletti hanno faticato a scardinare. In quel di Salerno si è fatta sentire l’ assenza di Insigne e Osimhen, attualmente entrambi quasi indispensabili, il capitano per le doti nel conferire grande qualità e inventiva al reparto offensivo e il numero 9 per forza, pericolosità e attacco alla profondità. Le varianti ci sono ed anche di qualità, ma va detto che all’Arechi da Mertens e Lozano non sono arrivate le risposte che ci si attendeva nel momento in cui c’è stato da sopperire a delle assenze importanti. Si tratta ovviamente di calciatori da cui è lecito aspettarsi di più e per il Napoli, ricevere da elementi come il belga e il messicano un apporto all’altezza del loro spessore tecnico, sarà con il passare dei mesi sempre più una necessità. Dunque l’auspicio è che questo Napoli, quando ci sarà da far fronte a delle assenze, riesca a sopperire alla mancanza di determinati uomini chiave usufruendo di un contributo importante da parte dell’intero organico, soprattutto pensando al mese di gennaio, quando Koulibaly, Anguissa e Osimhen disputeranno la Coppa d’Africa e Spalletti dovrà quindi fare a meno della spina dorsale della squadra.
Dopo la classica prima parte dedicata ad un’analisi generale, ci spostiamo sul nostro protagonista di questa settimana, ovvero David Ospina, sempre più un punto fermo per la porta azzurra. In quest’inizio di stagione l’estremo difensore colombiano si sta rendendo protagonista di un rendimento al top e con numeri da urlo. Infatti in campionato sono ben sette i clean sheet su nove partite disputate ed inoltre il classe 1988 sta proseguendo un record personale molto significativo. Ospina tra Napoli e Colombia ha raggiunto ben 737 minuti di imbattibilità, nessuno come lui nei top 5 campionati europei. Di conseguenza le gerarchie di Spalletti sono ormai ben definite, il portiere colombiano ha definitivamente conquistato la stima e la fiducia del tecnico ed è lui il titolare, mentre Meret sembra destinato a svolgere per l’intera stagione il ruolo di portiere di Coppa. Il dualismo tra Meret ed Ospina è un tema che in casa Napoli tiene banco da ormai tre anni circa e che costantemente divide il parere di tifosi e addetti ai lavori.
Sin dalla loro prima stagione a Napoli, ovvero l’annata 2018/2019 con in panchina Carlo Ancelotti, i due portieri hanno vissuto una continua alternanza. Ma ad oggi la scelta di Spalletti di promuovere Ospina come suo fedelissimo, che è la stessa presa dal predecessore Gattuso nella passata stagione, è pienamente condivisibile. Il portiere sudamericano ha più esperienza e mostra una maggiore reattività e sicurezza rispetto al suo collega. Attualmente con tutto il rispetto per Meret, almeno secondo un parere personale, c’è poco da discutere: gioca il più forte ed affidabile. L’ex Arsenal offre certezze e garanzie superiori, mostra tutt’altra padronanza tra i pali e soprattutto nelle uscite, che consistono in un fondamentale per il ruolo di portiere e nelle quali l’estremo difensore friulano appare spesso insicuro. “El Patron” inoltre evidenzia egregie capacità nel trasmettere la sua sicurezza all’intero reparto difensivo e fungere da guida per quest’ultimo, senza dimenticare le ottime abilità nell’utilizzare la palla con i piedi e nel far ripartire velocemente l’azione. Non è un assolutamente un attacco nei confronti di Meret, ma semplice constatazione del fatto che il classe 1997 ha dinanzi a sè un collega che attualmente rientra senza dubbio nell’èlite dei migliori portieri su scala internazionale.
