Un Napoli stellare illumina Fuorigrotta all’insegna del Mito Immortale di Diego. Una notte magica e da custodire nel cassetto dei ricordi indelebili da tutti coloro che l’hanno vissuta. Presente il pubblico delle grandi occasioni in un Maradona che, con la presenza anche del tifo organizzato in entrambe le curve, ha ribollito di una passione che non si vedeva dal pre Covid. Emozioni indescrivibili sugli spalti, come quelle scaturite dai tanti filmati trasmessi sui maxi schermi e dalla proiezione sul terreno di gioco dei momenti iconici della carriera di D10S, istanti in cui c’è stato un vero e proprio tuffo nel passato. La presentazione davanti a 70mila spettatori del 5 luglio 1984 che segnò l’inizio della leggenda, il calcio di punizione siglato alla Juventus nel 1985 con cui vinse le leggi della fisica, il gol del secolo al mondiale Messico ’86, i famosi palleggi nel corso del riscaldamento della semifinale di Coppa Uefa a Monaco di Baviera: momenti scolpiti nella storia. La cerimonia si è conclusa con delle parole pronunciate da Diego che sono manifestazione di un amore infinito e che rendono l’idea di ciò che rappresenta il ricordo del meraviglioso settennato che va dal 1984 al 1991: “Ogni tanto cercano di mettermi contro Napoli. Nessuno sa cosa abbiamo fatto insieme io e i napoletani, da soli contro tutti… Lo sappiamo solo io e i napoletani. Qualsiasi cosa dicano, io resterò sempre Diego il napoletano”.
Fantastica anche la statua a grandezza d’uomo e con il piede sinistro dorato ideata dall’ex manager di Maradona Stefano Ceci. Diego aveva espresso qualche anno fa il desiderio di avere una statua a Napoli e la frase “ANCHE IO SONO NAPOLETANO” è stata inserita proprio su sua richiesta. Da brividi il giro di campo dell’opera, accompagnato dalla commovente lettera del noto scrittore Maurizio De Giovanni, che con delle splendide parole ha colto pienamente l’essenza del legame indissolubile ed eterno tra Diego e Napoli. La verità è che Diego Armando Maradona non se n’è mai andato e mai andrà via, perchè il suo mito, la sua leggenda è immortale e vivrà in eterno nei cuori e nelle menti di tutti i napoletani, anche di coloro che non hanno avuto il privilegio di vederlo giocare dal vivo. La storia di quell’uomo che ha scritto un pezzo di storia di Napoli e del Napoli, che è stato capopopolo di un riscatto sociale e calcistico e che incantava a suon di grandi gesta gli 80.000 ed oltre del San Paolo, verrà per sempre tramandata di generazione in generazione e i giovani continueranno a crescere nel suo mito eterno. L’auspicio è che anno dopo anno si prosegua con numerose iniziative per continuare ad onorare la memoria di Diego nel miglior modo possibile. Una memoria che va anche difesa da chi è sempre pronto ad infangarla, da difendere con la stessa determinazione attraverso cui il Pibe ha lottato contro i poteri del Nord per regalare trionfi e gioie immense al nostro popolo.
A rendere ulteriormente da sogno la notte del Maradona è stato un Napoli straripante, che ha ottenuto il primato in solitaria impartendo una vera e propria lezione di calcio alla Lazio di Maurizio Sarri. Una gara dominata in lungo e in largo e in cui gli azzurri hanno offerto spettacolo puro, giocando un calcio stellare e arrivando al gol con azioni da manuale. C’era molta preoccupazione per le pesanti assenze di Anguissa e Osimhen, ma la squadra, proprio come auspicato da Spalletti, è riuscita a trarre un qualcosa di straordinario dalle difficoltà, cogliendo da questa situazione l’opportunità di dare un’ulteriore conferma di grande forza, sia tecnica che mentale. Infatti il poker rifilato alla Lazio dimostra che la forza di questo Napoli non è solamente nelle qualità dei singoli, ma anche in un collettivo ottimamente rodato e in un’avvenuta maturazione che gli permette di non farsi abbattere dalle avversità. Mister Spalletti può fare affidamento su un organico ampio e con alternative di spessore, tant’è vero che a dare delle risposte molto significative sono stati proprio i due chiamati a far sopperire alla mancanza di Osimhen e Anguissa, ovvero Dries Mertens e Stanislav Lobotka. Lo slovacco ha dominato il centrocampo, attuando una gestione della palla praticamente perfetta e dando un prezioso apporto in interdizione e nel filtro del gioco. “Ciro” ha reso omaggio alla grandezza del Dio del calcio illuminando il suo piede fatato ed esaltando le doti balistiche che lo contraddistinguono, due reti frutto di una classe cristallina e che ha pochi eguali. Come un segno nel destino è arrivato anche il gol di un calciatore con le iniziali D. M. al minuto numero 10, prova che la notte della celebrazione del grade Diego non poteva che essere da favola.
Foto: SSC Napoli
