Il racconto della Strega – Tra Reggina e Vicenza: le due facce del Benevento di Caserta

Qualcuno storcerà il naso a pensare che quella mostrata a Vicenza possa essere la seconda faccia del Benevento. Una seconda faccia che, come dichiarato da Fabio Caserta, non dispiace, ma anzi è parte integrante del processo di crescita che i sanniti stanno effettuando. Due facce palesemente evidenti nelle due ultime sfide contro Reggina e Vicenza: da una parte il Benevento che domina, si impone, tiene il pallino del gioco e costruisce tante occasioni da gol e arriva al tiro ben 27 volte; dall’altra il Benevento che fatica a costruire – perché come dice Caserta è impossibile aspettarsi che i giallorossi facciano la stessa prestazione vista contro gli uomini di Aglietti – perché bravo è Brocchi a chiudere le corsie laterali e a rimanere compatto. L’esito, però, non cambia: le streghe strappano 6 punti d’oro all’indomani della sosta per le nazionali e all’indomani di tre sconfitte consecutive (Brescia, Frosinone e Pisa) che a pensarci ancora pesano, perché scontri diretti contro squadre che ambiscono ai vertici.

La conferenza di presentazione. Nella testa dei più attenti scolpite sono le parole di Caserta al momento della presentazione al Benevento: non voglio soltanto una squadra che domini, disse in sostanza, ma una squadra che sia brava a vincere anche con delle giocate sporche. Perché inevitabilmente sul terreno di gioco si va in due e perché più difficile può diventare imporre sul campo sempre la propria idea e al massimo dell’efficienza. E allora nel calcio moderno conta un’idea, un principio di gioco, ma soprattutto conta anche la flessibilità, il saper leggere certe partite, il sapersi adattare senza però rinunciare, pur giocando di meno, a conquistare a tutti i costi la vittoria. La svettata di testa di Barba, l’eroe del Menti, è certo un segnale forte del carattere di chi si gioca fino all’ultimo secondo di gara una partita. Sugli errori, sia altrettanto chiaro, non c’è a sorvolare, ma in partite così sporche (e in una serie B competitiva dove la penultima in classifica sbugiarda i suoi punti) conta vincere, specie se si vuole rimanere aggrappati al treno delle big.

Questione di tempo. Il tempo c’entra sempre, in un modo o nell’altro, non come giustificazione, ma come dato imprescindibile di un’analisi, specie all’inizio di un nuovo ciclo. Nuovo allenatore, alcuni pezzi da novanta rimasti, ma da integrare con nuovi arrivi e, soprattutto, con un’idea di calcio ben differente da quella utilizzata da Pippo Inzaghi. Non si può attendere in eterno, ma neanche aspettarsi che tutto vada liscio come l’olio. E, tolte alcune prestazioni in cui il Benevento ha perso punti dovuti ad episodi (tra espulsioni e punizioni forse non volutamente finite in rete), i sanniti hanno ancora dimostrato di avere enormi potenzialità e che queste possono venir fuori più spesso quanto maggiore è la continuità che la squadra raggiunge. La strada imboccata nelle ultime gare è la stessa che il Benevento ha imboccato anche quando le prestazioni non premiavano con i risultati. Fa tutto parte di un processo di crescita nel quale queste ultime due vittorie non sarebbero state possibili senza altrettante sconfitte, che hanno permesso ad allenatore e calciatori di fare i conti con i propri errori e di lavorarci su sodo specialmente durante la sosta.

…e ricerca dell’equilibrio. Alla fine del discorso sulla presunta modernità dei tecnici del nostro calcio ciò che conta è sempre l’equilibrio. Metter su una squadra che abbia consapevolezza dei propri mezzi, che sia cioè capace di imporsi quando possibile – dominio del gioco, possesso palla, fraseggi stretti e sfruttamento degli spazi che i terzini creano supportando la manovra di gioco – ma che sa al tempo stesso pazientare, aspettare il momento giusto in partite bloccate e sfruttare anche quelle rare occasioni da gol. In una serie B così competitiva, così ingannevole dove le squadre che sono in basso possono tranquillamente ostacolare il cammino di quelle che puntano alla A, è necessario saper tenere sempre alta la concentrazione, rispettando e non sottovalutando l’avversario. E il Benevento, a quella consapevolezza, ci sta arrivando man mano, con la costanza che Caserta esige dai suoi calciatori in settimana, delle cui prestazioni s’è sempre detto contento (anche quando i risultati non premiavano). È questo il lavoro sporco che sta facendo il tecnico calabrese, un lavoro di cura dei dettagli che darà ancora più frutti quando avrà definitivamente impresso il suo marchio sulla squadra giallorossa. Perché, com’è s’è detto prima, è questione di tempo. Fino ad allora, l’ex Perugia sta dimostrando pian piano di essere l’uomo giusto al momento giusto. Questo, però, lasciamo che a dirlo definitivamente e con assoluta certezza siano tempo e campi da calcio.