Il 2021 è stato un anno che molti, forse tutti, hanno invocato, come il sipario su un mondo in ginocchio a causa della pandemia, il più tragico degli scenari. Se l’anno che volge al termine, da un lato, ha rinfrancato, i cuori della gente, tornati a condurre una vita parzialmente normale, dall’altro non ha eliminato tutte quelle incognite legate alla sicurezza e alla questione sanitaria pubblica. In questo contesto ancora fortemente precario, per alcuni l’unica costante sembra essere il calcio, presenza fissa di chi non ha intenzione di rinunciare ad appassionarsi giorno dopo giorno.
Lo sanno bene i cittadini di Marigliano che, nell’attesa di veder rifioriti tutti i poli culturali e socio-economici del territorio, si godono una realtà di certo non nuova ma che, quest’anno come non mai, ha cominciato a brillare sempre di più di una luce diversa, più intensa: la U.S. Mariglianese. La portata di questo 2021 calcistico mariglianese è ben espressa dal piazzamento attuale che questa squadra occupa, ossia decima con 25 punti nel Girone H di Serie D. Non capita in tutti i campionati, neanche a latitudini più alte, che una semplice matricola, si imponga a metà classifica dopo aver mostrato un gioco propositivo e avvolgente e ottenuto, come giusto premio, risultati pieni e punti preziosi, talvolta anche contro corazzate ampiamente più attrezzate e profonde nella rosa.
Eppure, la compagine biancoazzurra – figlia del progetto, quasi maggiorenne, targato Antonio Abete – i suoi segnali di svolta li aveva già dati nei primi sei mesi dell’anno, vincendo i play-off contro l’Ischia nel campionato di Eccellenza e conquistando, per la prima volta nella sua storia, la promozione al campionato di Serie D. Un punto di arrivo? Neanche per sogno. Solo l’inizio di un nuovo capitolo, alla cui stesura hanno contribuito, e tutt’ora contribuiscono, in particolar modo, il direttore sportivo Orlando Stiletti, uno staff tecnico di grande affidabilità guidato dal mister Luigi Sanchez e, naturalmente, dai calciatori.
Il salto di categoria, di conseguenza, ha imposto un restyling della rosa, necessario per poter affrontare al meglio tutti gli impegni e concorrere alla realizzazione di nuove imprese, prima fra tutte la salvezza. Ogni cambiamento che si rispetti ha bisogno, però, di un basamento che resti invariato. Importanti, in tal senso le riconferme di alcuni protagonisti della cavalcata della Mariglianese verso la Serie D come Michele Peluso, Massimiliano De Angelis e Francesco De Giorgi, nel pacchetto arretrato, e del fantasista Achille Aracri in avanti. A loro, poi, si sono aggiunti: il bomber, poi diventato capitano, Gennaro Esposito – un autentico figlio di Marigliano, ritornato a casa dopo una carriera da 172 gol –; un baluardo difensivo invidiabile formato dal portiere Nino Maione, i centrali di difesa Alessandro Varchetta e Niko Tommasini, arricchitosi, a campionato iniziato, grazie all’acquisto del difensore Giovanni Pantano; i centrocampisti Matteo Langella – metronomo e punto di riferimento per il gioco di Sanchez –, Enrico De Martino, Vittorio Palumbo e Francesco Massaro; gli attaccanti Fabio Orlando, Vincenzo Di Dato, Giuseppe Faiello e Arcangelo Ragosta.
L’inizio di stagione, però, si rivela essere tutt’altro che semplice, con la Mariglianese eliminata subito dalla Coppa Italia per mano del Portici e un esordio amaro in campionato con la sconfitta per 2 a 0 contro il Sorrento, in una partita che avrebbe potuto raccontare altro senza gli handicap dell’inferiorità numerica e, soprattutto, del campo neutro.
Gli sforzi estivi della proprietà, della dirigenza e degli uomini di campo, finalizzati a mettere la squadra nelle migliori condizioni possibili, avvengono tutti entro un contesto generale, per lo più economico-politico, dove sembrano pesare più le assenze che gli effettivi nuovi arrivi sopra citati. È infatti l’annosa questione legata all’inagibilità dello stadio a tenere banco nelle settimane di apertura della stagione ‘21/ ’22, con la Mariglianese, costretta addirittura a giocare le prime due partite casalinghe di campionato nello stadio “Ugo Gobbato” di Pomigliano D’Arco. Tra i tanti appelli lanciati, questo del D.S. Stiletti dello scorso 22 settembre sembra riassumere meglio i contorni della vicenda e, soprattutto, delle conseguenze: «Il nostro campo, originariamente, è stato costruito con dei cancelli che non hanno le misure regolamentari previste dalla Lega Nazionale Dilettanti. Basterebbero questi, insieme all’asfalto e a 3 bagni pubblici per poter risolvere il problema e, invece, sembra che gli organi competenti stiano programmando lo sbarco sulla luna. Non è possibile che veniamo presi sul serio in tutt’Italia eccetto che entro i nostri confini. È triste non essere nelle condizioni di invitare un giovane a vedere la partita della Mariglianese perché, non giocando nel nostro stadio, è limitato logisticamente: chi lo accompagnerebbe fuori città?».
Nonostante tutto ciò, è incoraggiante il bottino delle prime uscite, con sei punti in altrettante partite e due momenti storici (i primi di una serie già nutrita) da registrare: la prima vittoria in Serie D – quella del 26 settembre sul campo del Rotonda – e la prima partita giocata in quarta serie, seppur senza tifosi, allo stadio Santa Maria delle Grazie – il 10 ottobre contro il Molfetta, partita, poi, terminata sul risultato di 1-1. In entrambi i casi, i gol mariglianesi portano la firma di Alessandro Varchetta.
La prima grande svolta per gli uomini di mister Sanchez avviene, però, il 20 ottobre. Il turno infrasettimanale del girone H vede Mariglianese e Nola affrontarsi nel derby dell’Agro Nolano, con i biancazzurri padroni di casa, che ci arrivano con le certezze di un fortino ritrovato – dopo le delibere comunali sull’apertura del Santa Maria delle Grazie – e di un gruppo sempre più coeso, seppur ancora orfano dei gol del proprio capitano Esposito. Allora quale migliore occasione per il numero 9 mariglianese di presentarsi e dare il benvenuto ai tifosi allo stadio? Il match contro il Nola è un vero e proprio trionfo: un 5 a 2 tanto bello quanto inaspettato, impreziosito da una doppietta proprio dell’ex Nola classe ’84. Lo stadio di Marigliano si rivela essere un fattore per i Leoni nel quale costruire la propria salvezza, se ne accorge anche il malcapitato Casarano, – prima squadra pugliese ad essere battuta dai biancazzurri in questo campionato –, caduto per 2 a 0 sotto i colpi di Vittorio Palumbo, nel match del 31 ottobre; in mezzo, la sconfitta di misura sul campo del Bisceglie.
Il mese di novembre è il più difficile, in termini soprattutto di risultati, ma forse il più intenso in termini di emozioni. La squadra di Sanchez – orfana, per infortunio, di Tommasini e Peluso, due dei suoi elementi più rappresentativi – inanella una serie preoccupante di sconfitte contro Nardò, Gravina e Audace Cerignola, venendo invischiata, così, nella zona rossa dei playout. È, tuttavia, nei momenti di massima tensione che emerge il credo del gruppo, non solo squadra, ma anche dirigenziale; un credo, evidentemente, riposto nel lavoro di un uomo, Luigi Sanchez e che porta ad un roboante 4 a 1, rifilato, il 28 novembre, all’allora capolista, Casertana dopo una partita perfetta. Questo è un estratto significativo delle parole del mister a fine gara: «Non mi sono mai sentito in discussione. La società ha dato sempre tranquillità a tutto l’ambiente. I tifosi ci sono stati vicini dopo la sconfitta a Cerignola. La partita è stata vinta martedì (ripresa allenamenti post-Cerignola), perché ci siamo rincontrati, tutti uniti e compatti».
La vittoria contro la Casertana porta in dote una consapevolezza nuova e, soprattutto, i gol di Achille Aracri, sbloccatosi proprio nel derby campano di fine novembre con una doppietta e diventato, poi, il vero e proprio fattore del dicembre da sogno della Mariglianese. Il ruolino di marcia dell’ultimo mese è pressoché perfetto, con 10 punti in 5 partite, 8 gol fatti e 4 subiti. Pesanti le vittorie contro Matino e Lavello, storica ed emozionante quella di Nocera del 19 dicembre contro i Molossi della Nocerina, con un 3 a 1 firmato Aracri-Esposito che i tifosi non dimenticheranno mai. La Mariglianese abbatte, dunque, l’ennesimo colosso del suo girone dopo Casertana e Lavello con un’impresa che sette giorni prima non gli era riuscita tra le mura amiche contro il Bitonto, troppo forte anche per una squadra che ha sempre dimostrato di non saper dare meno del 100% in ogni gara. A tal proposito, infine, si rivela tutt’altro che disastroso il pareggio nella gara finale del 2021, contro il rinnovato Brindisi targato Di Costanzo, dove sono emerse le fisiologiche scorie di un anno intero in cui non si poteva, davvero, chiedere di più e di meglio.
Dopo la sosta per le festività natalizie la Mariglianese scenderà in campo nella difficile trasferta contro il Francavilla che chiuderà il girone d’andata. L’obiettivo è sempre lo stesso: continuare nel solco sapientemente tracciato in primis dal patron Abete, divertirsi e divertire, continuando ad appassionare la piazza grazie all’umiltà e al lavoro. In più, c’è la salvezza da conquistare, punto dopo punto, pagina dopo pagina, come nel capitolo 2021, che è “solo” un capitolo iniziale.
Photo credits: Marco Credendino
