Non ci si poteva aspettare di meglio, non da un Benevento più “spompato” dai troppi impegni ravvicinati. È naturale il calo fisico di una squadra che corre molto ogni gara, assumendo un baricentro alto e lottando su ogni pallone perché – lo ha sottolineato Caserta – da qui alla fine sarà fondamentale fare quanti più punti possibile. E la naturale stanchezza che ha avvertito la squadra sannita s’è vista tutta nella sfida contro la Cremonese – la squadra di Pecchia non è poi stata da meno quanto a condizione atletica. Tanti (sicuramente troppi) i passaggi sbagliati in costruzione da entrambe le squadre, e ne è uscito inevitabilmente condizionato lo spettacolo offerto al pubblico del Vigorito, fatta eccezione per le fiammate nella ripresa che hanno visto Paleari e Carnesecchi candidarsi a protagonisti dell’incontro.
Tuttavia, Foulon ha ragione nel post gara, quando sottolinea che fondamentale era non perdere, specie contro quella che era (almeno per ora) la capolista e che ha collezionato una sola sconfitta dallo scorso dicembre – contro il Lecce, altra squadra candidata fortemente alla massima serie. Il Benevento ha dato il meglio che potesse, certamente con una condizione psicofisica più fiacca. Certo c’è chi, in una situazione del genere, di peso ne ha avuto eccome. Riccardo Improta, infatti, è l’artefice di due reti che rientrano nel periodo di uscita della crisi dalla quale scaturì la scelta del ritiro, dopo la sconfitta contro l’Ascoli. Prima la rete contro il Cittadella, poi quella contro la Cremonese (quasi una fotocopia) hanno portato nelle tasche del Benevento ben 4 punti sui totali 10 collezionati nelle ultime quattro sfide. Insomma, quasi la metà dei punti è opera del calciatore duttile di cui nessun allenatore riuscirebbe a fare a meno. Vicino al raddoppio a gara in corso, quando Carnesecchi gli risponde presente sul primo palo, il numero 16 è quel qualcosa in più in attesa che possa sbloccarsi anche Gianluca Lapadula.
D’altronde, se è vero che alla fine a finalizzare siano gli attaccanti, è pur vero che qualche prestazione non all’altezza di qualche singolo – nel caso della Cremonese lo stesso Francesco Forte ha fatto fatica a trovare spazi o Foulon che ha rischiato di buttar via un punto – venga sopperita dalla prestazione del collettivo. I sanniti costruiscono e mandano in rete Improta il cui tap-in, al valore prezioso, viene forse non tutelato quanto si dovesse, visto che tre minuti dopo arriva puntuale il pareggio di Bàez. O così ancora, quando Foulon pasticcia regalando a Zanimacchia la palla del clamoroso 1-2, Paleari ci mette i guantoni evitando il peggio – e successivamente anche sullo scuola Napoli Gaetano, che sfiora il vantaggio con un rimpallo che quasi beffa l’ex Cittadella. Parate che alla fine faranno sì che si possa realmente guardare il bicchiere mezzo pieno della gara.
È chiaro, quindi, che, deblacle contro il Como a parte – per quanto largo, il punteggio è pur sempre stato influenzato da due rigori ed un’espulsione – le prestazioni del Benevento sono da una parte un po’ sottotono da un punto di vista tattico (e anche realizzativo), ma dall’altra sono il riflesso di una squadra capace di vincere anche quando meno si è costruito sul terreno di gioco. Dinamiche che faranno in parte felice Caserta, che sin dalla presentazione dichiarò quanto fosse importante che non si vincesse solo attraverso il bel gioco. Ci sono momenti di stagione in cui c’è necessariamente bisogno di sopperire alla mancanza di freschezza collettiva facendo sì che a trascinare possano essere giocatori in forma come Improta. Saper leggere i diversi momenti di gioco, d’altronde, rientra tra le necessità di una squadra che ambisce a diventare protagonista in cadetteria per dare l’assalto alla A. Sarà, infine, sotto il punto di vista fisico, importante tornare ad avere a disposizione l’intera settimana, per sperare nell’ulteriore recupero di Elia e preparare al meglio la trasferta di Cosenza, dove ritorna obbligatorio conquistare i tre punti, sperando nel passo falso di qualche diretta concorrente per sparigliare in maniera decisiva le carte della vetta.
Il racconto della Strega – Benevento: la stanchezza del collettivo e ‘a giocata individuale
