Il racconto della Strega – Tra Pisa e Reggina: il Benevento e le qualità da A

Annate diverse. Ai nastri di partenza, sotto gli occhi di tutti, è stata evidente la qualità di un Benevento che potesse, per la rosa che ha, puntare sin da subito alla promozione in serie A. Poi, però, la cadetteria s’è dimostrata uno dei campionati più interessanti degli ultimi anni, con tante sorprese (Pisa su tutte) e tanti colpi di scena, ancora oggi riflessi in una classifica incerta che può ancora smentire i pronostici nel rush finale di stagione. Non è stata, e c’è ancora probabilità che non lo sia, un’annata facile per il sistema calcistico italiano, che si porta appresso i segni degli ultimi anni di pandemia da Covid-19. La positività di elementi della rosa, insieme agli infortuni che normalmente coinvolgono un gruppo squadra, ha rappresentato un fattore spesso decisivo in certi momenti di stagione. Dice bene Caserta quando, in conferenza, non nega quanto la sfortuna abbia potuto condizionare le streghe in fasi delicate di campionato, ed è risaputo che, quando si tirano le somme, anche due o tre gare possano fare la differenza – basti pensare alle sconfitte giallorosse contro Ascoli e Frosinone, senza le quali il Benevento starebbe lottando ampiamente per la massima serie. Tuttavia, però, il calcio non è uno sport fatto per i e per i ma, e tocca accettare (e lottare) da qui alla fine per l’obiettivo societario.

La continuità. Osservando il Benevento contro il Pisa e contro la Reggina, c’è forse una riflessione che rende il palato amaro: cosa ne sarebbe stato di questa squadra se ci fosse stato un pizzico di continuità in più. E dando un occhio alle statistiche, la più lunga striscia di risultati consecutivi si ferma a 8 (quattro pareggi e quattro sconfitte), ad inizio stagione. Poi alcune sconfitte che hanno pesato non poco, Alessandria, Frosinone ed Ascoli su tutte. Chiaro che è impensabile poter immaginare una squadra che possa rendere sempre al massimo, così come però è necessario esigere il giusto dalla qualità di una rosa certamente per ambire a ritornare in A magari già questa stagione. E certe sconfitte – per quanto sia poi sempre il terreno di gioco ad emanar sentenza – si portano appresso non poco rimpianto pensando alle potenzialità di questa squadra. Anche in questo caso, poi, Caserta ha più volte sottolineato quanto sia necessario fare quanti più punti possibili in questa parte finale di campionato. Al primo passo falso qualche big potrebbe crollare e, specie se si pensa alla trasferta da disputare ancora contro il Cosenza, i sanniti potrebbero avere ancora voce in capitolo permettendolo la matematica dei punti.

Il ritrovato gioco fluido. “È normale che dopo la sosta si ritorni ad un calcio fluido, avendo avuto materialmente del tempo per lavorare su principi tattici”: non c’è nulla da interpretare nelle parole di Caserta dopo la vittoria all’Oreste Granillo. Da subito s’è avuta la sensazione che la filosofia del tecnico di Melito avesse bisogno di maggior tempo per essere incamerata e interpretata a dovere dagli uomini scelti sul terreno di gioco. Se si pensa alla trasferta dello Stirpe, e alle prestazioni successive alla sosta, appare evidente quanto la condizione psico-fisica faccia la differenza. Con Pisa e Reggina, la squadra di Caserta ritrova fluidità di manovra, verticalizzazioni più frequenti per le falcate a campo aperto di Acampora, maggiore cinismo – il gol di Forte a Reggio nasce alla prima vera occasione dei secondi quarantacinque minuti – e maggiore solidità difensiva, con una sola rete subita in due gare (anche contro il Pisa, ambiziosa di A) con la complicità del duo Vogliacco-Barba, all’altezza di sostituire Glik, e la certezza di Paleari, più volte presente e decisivo quando chiamato in causa. Il tutto riflesso nelle statistiche: una media del 54% del possesso palla, condita da ben 25 contropiedi, 1.7 gol a partita e 1.8 grani opportunità create ad ogni gara (per un totale di 14.3 tiri, in media, a partita). Statistiche di chi non lascia nulla al caso e fa, di una costruzione offensiva in cui sono coinvolti sempre tanti uomini, la propria filosofia di calcio.

Il calendario. A meno sei giornate dal termine, il Benevento ha all’orizzonte il solo scontro “diretto” con il Monza e dalla sua un calendario che vede coinvolte le più “piccole”. Un vantaggio e uno svantaggio allo stesso tempo: nel primo caso se si pensa a quanta qualità i sanniti riescono a mettere in scena su ogni terreno di gioco, qualità che spesso non lascia scampo a squadre meno attrezzate; uno svantaggio se si pensa che, tra queste squadre, almeno tre (Vicenza, Cosenza e Pordenone) faranno di tutto per tirarsi fuori quanto più possibile dalle sabbie mobili della retrocessione. Tutto passerà, quindi, tra le mani del Benevento che, oltre a cercare di fare quanti più punti possibili, dovrà sperare che qualche big possa inciampare o, comunque, di poter ottenere un buon piazzamento ai playoff. L’obiettivo, il grande sogno (che tanto sogno alla fin fine non è) è quello del ritorno in serie A. E le somme si tirano soltanto a fine stagione, quando la matematica avrà sancito i suoi verdetti.

Foto: Benevento Calcio