I protagonisti azzurri – Mertens e Spalletti: le vedute opposte tra il bomber e il mister. Come si gestirà il rapporto nella prossima stagione?

Tra mille rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato, la stagione del Napoli volge al termine. Gli azzurri, quando mancano tre giornate alla fine del campionato, hanno tagliato il traguardo dell’accesso alla prossima Champions League, ma sono ormai fuori dalla corsa scudetto. Nelle rimanenti gare gli uomini di Spalletti saranno chiamati a chiudere l’annata con dei risultati positivi in modo da consolidare il terzo gradino del podio e poter ripartire da maggiori certezze in vista della prossima stagione.

Dopo la clamorosa debacle di Empoli e una settimana in cui, conseguentemente, a farla da padrone sono state le tante polemiche e la legittima delusione di una piazza che ha visto svanire il sogno scudetto nel peggior modo immaginabile, il Napoli ha fatto un sol boccone del Sassuolo. La squadra ha disputato una gara di grande intensità imponendosi con un punteggio tennistico, frutto di un gioco brillante e una veemenza che non si vedevano da tempo. Paradossalmente è proprio la travolgente prestazione sfoderata contro la compagine guidata da Dionisi a dare la conferma definitiva di quanto il principale limite di questa compagine sia la tendenza a sciogliersi come neve al sole quando è sottoposta a determinate pressioni. In effetti non è un caso che il Napoli abbia espresso al meglio il proprio potenziale durante la prima parte di stagione, ovvero in una fase in cui non avvertiva il peso di dover competere per il titolo. Proprio sul più bello, invece, gli azzurri sono parsi i lontani parenti della squadra che sino a qualche mese prima godeva di un’identità tattica ben collaudata, facendo leva su un gioco corale di primissima qualità e una difesa quasi impenetrabile. Le prove opache con Fiorentina, Roma ed Empoli sono l’emblema della pesante involuzione, tecnico-tattica e psico-fisica, accusata nel clou della lotta scudetto.

A tenere banco in questi giorni sono le visioni diametralmente opposte espresse da Dries Mertens e Luciano Spalletti nel post Napoli-Sassuolo. Il miglior marcatore della storia del club ha manifestato tutto il proprio rammarico per l’opportunità mancata di vincere il tricolore, definendola la più grande delusione in nove anni di permanenza in maglia azzurra, un’amarezza maggiore anche di quella provata in occasione della famosa annata dei 91 punti con Maurizio Sarri in panchina. La perdita dello scudetto nella stagione 2017/2018 fu molto dolorosa e risulta ancora oggi una ferita aperta, ma allo stesso tempo, al termine di quel campionato, c’era la consapevolezza di aver fatto il massimo per provare a conquistare il titolo. Inoltre, come diretta concorrente vi era una Juventus nel pieno del proprio ciclo vincente e che, soprattutto, giovò di vari episodi arbitrali molto favorevoli, risultati determinanti ai fini della contesa. Mentre quest’anno, come giustamente affermato da Mertens, il traguardo era decisamente alla portata e a condannare il Napoli sono stati principalmente i propri demeriti. Infatti a trionfare sarà con ogni probabilità il Milan, ovvero una squadra complessivamente inferiore per organico ma che ha il merito di averci creduto maggiormente.

Dunque, il pensiero di Dries incarna pienamente il sentimento della tifoseria, che auspicava un finale di campionato diverso e soprattutto un atteggiamento volto a dare l’anima e a gettare il cuore oltre l’ostacolo, per rispondere presente all’appuntamento con la storia. Il solo punto ottenuto tra Fiorentina, Roma ed Empoli non può che lasciar spazio ad enormi rimpianti, così come non possono passare inosservate le tante occasioni sciupate nell’arco dell’intero campionato. A far storcere il naso è stato anche l’atteggiamento della Società, palesatosi troppo “distaccato” rispetto all’opportunità storica che si era presentata. A riguardo, emblematico è apparso soprattutto il tardivo intervento del presidente De Laurentiis, che di fatto ha provveduto a motivare lo spogliatoio soltanto dopo che si era temuta la perdita del piazzamento Champions.

In contrasto, rispetto a quanto espresso da Mertens, l’opinione di Luciano Spalletti, che si è detto non rammaricato e completamente soddisfatto della stagione disputata visto il raggiungimento dell’obiettivo prefissato la scorsa estate, ossia la qualificazione alla Champions League. Eppure precedentemente l’allenatore toscano non si era mai tirato indietro in merito al discorso scudetto. Dunque dichiarazioni, quest’ultime, che potrebbero essere interpretate come un tentativo di gettare acqua sul fuoco in un momento di diffuso malumore nell’ambiente. Ma a colpire fortemente sono testuali parole direttamente indirizzate a Mertens: “Il campo ha detto che ci sono state squadre più forti di noi. Altrimenti faccia nomi e cognomi di chi a suo avviso è stato insufficiente”. Dichiarazioni che fanno rumore e danno l’idea di rapporti non proprio idilliaci tra il tecnico e il calciatore.

Inoltre tra i principali temi di discussione degli ultimi giorni c’è proprio lo scarso utilizzo del classe 1987, che probabilmente è il più grande errore commesso da Spalletti. Il numero 14 azzurro ha realizzato tredici gol stagionali nonostante gli appena 1573 minuti giocati, soltanto quattro in meno di Osimhen che di giri di lancette ne ha disputati 539 in più. C’è un dato significativo riguardante anche le poche occasioni in cui Mertens ha giocato alle spalle del 9, infatti con entrambi in campo il Napoli ha messo a segno dodici gol in poco più di 300′. Si può certamente dare ragione a Spalletti nel momento in cui fa riferimento ad una questione di equilibrio e distanza tra i reparti, perchè in effetti per giocare con quattro attaccanti servirebbero due mediani di rottura. Tuttavia la soluzione per far coesistere maggiormente il fiammingo partenopeo e il nigeriano sarebbe stato più che opportuno trovarla, quantomeno anticipando gli inserimenti a gara in corso del primo, il quale più volte ha fatto il suo ingresso in campo soltanto a 10/15 minuti dal fischio finale. Così come, in situazioni del genere, è importante anche valutare il peso specifico dei pro e i contro che può generare una determinata scelta, piuttosto che l’altra, in quel momento storico. Ad esempio è evidente che Zielinski (soprattutto se in ombra come per gran parte di questa stagione) non si avvicina minimamente ad essere un valore aggiunto per la fase di non possesso come lo è Mertens in fase realizzativa.

Una questione, quella del rapporto tra Dries Mertens e Luciano Spalletti, su cui urge fare chiarezza e che si spera non incida sulle possibilità di rinnovo di Ciro, elemento imprescindibile da un punto di vista tecnico e carismatico. Un uomo che per amore mei confronti della maglia e della città è disposto a dimezzarsi tre quarti dello stipendio attuale. Allo stesso tempo è giusto sottolineare che, nonostante l’involuzione della squadra sul più bello e alcuni errori tattici e di valutazione a lui imputabili, Spalletti merita la permanenza sulla panchina azzurra per essere comunque riuscito a risollevare moralmente il gruppo dopo il nefasto Napoli-Verona e a condurlo meritatamente verso il ritorno nella massima competizione europea dopo due anni di assenza.