Pillole di Calcio – Si salvi chi può. L’incredibile lotta per rimanere sul treno della Serie A

Che cosa diciamo al dio della morte?
Non oggi!

Chi è appassionato di fantasy non può non aver visto una delle più celebri, e controverse, serie televisive di tutti i tempi, vale a dire Il Trono di spade, dove il desiderio di potere dei vivi s’intreccia con la necessità di sopravvivere alla minaccia più grande: la morte che sopraggiunge. Tutto qui? Sembrerebbe una trama scontata ma nulla e come sembra e se i più curiosi andranno a recuperare questa recente produzione HBO, i più eruditi sull’argomento converranno con noi che il “Non oggi” di televisiva memoria fa il paio con un altro tentativo, per giunta azzeccatissimo, di temporeggiamento, ossia quello dei verdetti del nostro campionato. Ad oggi, infatti, l’unica cosa certa di questa Serie A è la partecipazione alla prossima Champions League di Milan, Inter, Napoli e Juventus. Per l’altra Europa, invece, è ancora apertissima la lotta a quattro, con Lazio, Roma, Atalanta e Fiorentina a fare a spallate. Dunque, a proposito di trono: il Milan ha messo un altro mattone fondamentale per la vittoria finale dello scudetto, vincendo a Verona – su   un campo storicamente ostico – con l’ennesima prova di forza collettiva. Quanto alle spade, invece, l’Inter non ha riposto le proprie anzi, è chiamata addirittura ad affilarle in vista della finale di Coppa Italia contro la Juventus di domani sera.  

In quest’ultimo fine settimana, qualche tifoso attento avrà, probabilmente, sentito urlare “Non oggi!” anche al Penzo, al Marassi oppure all’Arechi. È, soprattutto, in questi “teatri”, infatti, che sta andando in scena uno dei capitoli più incredibili della storia recente della nostra Serie A con, rispettivamente, Venezia, Genoa, Sampdoria e Salernitana a contendersi punto a punto la salvezza, senza dimenticare lo Spezia e il Cagliari. A due giornate dalla fine, ancora nessuno ha salutato il nostro campionato e dal quindicesimo posto in giù, nessuno è certo della permanenza. Analizziamo, perciò, più da vicino la zona rossa della classifica, facendo il punto su ciascuna delle sei squadre ancora in lotta per rimanere in questo campionato.

Partiamo dalla squadra più in forma delle sei, vale a dire la Salernitana. La compagine di Davide Nicola continua a muoversi verso un’impresa che profumerebbe di epico, dopo soli 8 punti conquistati nel girone di andata e, per giunta, senza neanche un organigramma societario. L’allenatore torinese ha portato un’anima, un gioco e soprattutto i risultati, toccando quota 30 punti in classifica. Anche l’1 a 1 casalingo contro il Cagliari può e deve essere salutato come qualcosa che dà, piuttosto che togliere, nonostante il rammarico per quello che poteva essere ad un minuto dalla fine. Ricordiamo, infatti, che i Granata hanno guadagnato, per intero, il bonus delle due partite da recuperare contro Udinese (fuori casa) e Venezia, facendo propri sei punti, quando la corsa era già cominciata. Nessun rimpianto, dunque, per una Salernitana che, da vittima immolata di questa Serie A, potrebbe finire per diventarne l’ago della bilancia per la corsa salvezza, essendo quart’ultima. Occhio, perciò, ad uno scenario clamoroso che potrebbe concretizzarsi nella prossima giornata, quando la Salernitana sarà di scena al Castellani di Empoli. Dovesse, infatti, arrivare una vittoria contro il già salvo Empoli di Andreazzoli e, contemporaneamente, le sconfitte di Cagliari, Genoa e Venezia – rispettivamente contro Inter, Napoli e Roma, non esattamente avversari morbidi – la Salernitana sarebbe automaticamente salva e getterebbe in un sol colpo in B le ultime tre, “impresa” che non riesce ad una squadra dal 2014, quando il Sassuolo di Di Francesco, vincendo a Firenze, condannò insieme Catania, Bologna e Livorno. Dovesse, invece, esserci qualche risultato differente da quelli ipotizzati, la squadra di Nicola potrebbe, comunque, avere lo stesso il destino della stagione nelle sue mani e in quelle del popolo dell’Arechi che, siamo certi, ribollirà come sempre anche in occasione dell’ultima contro l’Udinese.

Al minuto 92 di Venezia-Bologna, la squadra di casa del neo allenatore Soncin è praticamente in B. Il 3 a 3 casalingo contro la squadra di Mihajlovic – tornato in panchina dopo due mesi di assenza dovuti al sopraggiungere della malattia – suona come una condanna per il Cobra e i suoi ragazzi. Tuttavia, a pochi secondi dal fischio finale, è il norvegese Johnsen, con una parabola arcuata, a regalare il definitivo vantaggio al Venezia e a rimandare, almeno di sette giorni, un verdetto comunque vicinissimo. Dopo dieci sconfitte consecutive, e un fisiologico cambio di guida tecnica, gli Arancioneroverdi riprendono a correre e fa specie come a suonare la carica sia il calciatore potenzialmente più disequilibrante della squadra ma, di fatto, il più ectoplasmatico quest’anno, ovvero Dennis Johnsen, autore del suo primo gol in A. Le ultime due gare vedranno la squadra di Soncin, attualmente a 25 punti, affrontare, allo stadio Olimpico, la Roma – che, certamente, vorrà garantirsi l’accesso alla prossima Europa League il prima possibile, in attesa della finale di Conference League del 25 maggio – e il Cagliari.

I Sardi, guidati non più da Walter Mazzarri bensì dall’ex capitano Alessandro Agostini, sono reduci dal pareggio nello scontro diretto dell’Arechi. Un punto, questo, che porta a 29 i Rossoblù isolani, non cambiando sostanzialmente la geografia della loro classifica, ma che può influire molto sul morale. Joao Pedro e compagni avranno l’obbligo di fare punti contro l’Inter, nella prossima gara, con l’onere di essere arbitri anche dello scudetto. Detto che la sfida del Penzo del 22 maggio potrebbe non significare più nulla sia per il Cagliari che per il Venezia, c’è da dire anche che un eventuale pareggio, o addirittura vittoria, dei Sardi nella sfida precedente contro la squadra di Simone Inzaghi, oltre a consegnare lo scudetto al Milan, darebbe ad Agostini la possibilità di giocarsi la salvezza in casa contro una squadra che potrebbe anche non dover chiedere più nulla al campionato.

Tra Cagliari e Venezia, rispettivamente terzultima e ultima, latita il Genoa di Blessin, a quota 28, che, dopo aver toccato l’inferno nel derby perso contro la Sampdoria, fa tesoro delle tante grazie ricevute dall’attacco della Juventus e arriva addirittura a vincere contro una Vecchia Signora già certa del posto Champions e, pertanto, con la testa alla finale di Coppa Italia dell’Olimpico. La Marassi gialloblù si conferma l’unica nota di speranza per un Genoa che, tolta la parentesi dello scorso venerdì, continua a fare troppo poco, in termini di produzione offensiva, per poter pensare, nel concreto, di salvarsi, ora che conta solo vincere. Conterà soltanto vincere anche al Maradona, contro un Napoli che sì, sarà in vena di fare regali, ma solo al suo capitano Insigne, all’ultima gara dinanzi al suo pubblico. Ci si aspetta, dunque, uno stadio apparecchiato per trascinare Lorenzo al gol, insieme ai calciatori in campo forti, peraltro, di prestazioni ad alto voltaggio contro Sassuolo e Torino. Saprà, il Genoa, abbinare alla solita strenua resistenza difensiva, una prestazione offensiva da tre punti? Nel calcio nulla è impossibile ma, certo, è difficile inventarsi e offrire qualcosa di radicalmente diverso a sole due giornate dal termine.

Lì “in alto” in questa speciale mini-classifica ci sono Sampdoria e Spezia a 33 punti. Le due squadre Liguri non solo guardano interessate ai risultati delle ultime quattro, ma sono costrette ad adoperarsi al meglio per farne esse stesse di risultati. Infatti la loro, è una situazione tranquilla soltanto in apparenza, dal momento che la matematica non dà loro la certezza di giocare in Serie A anche il prossimo anno. Tra le due, chi ha il calendario peggiore è, di sicuro, la squadra di Marco Giampaolo, ovvero la Sampdoria, che affronterà prima la Fiorentina e poi l’Inter che, scudetto o non-scudetto in bilico, vorrà pur sempre regalare ad un San Siro sempre pieno l’ultimo canto del cigno di questa stagione. È pur sempre un bene, in questo caso, specificare il nome della squadra ligure di Marco Giampaolo, perché pare che il tecnico nato a Bellinzona sia stato molto vicino ad allenare proprio lo Spezia, nell’ambito del famoso casting della dirigenza fatto mentre la squadra del già esonerato Thiago Motta vinceva al Maradona senza tirare in porta. Da lì in poi i Bianchi, con la conferma forzata dell’ex Inter, hanno messo in cascina tanti punti preziosi, tra cui i tre di San Siro contro il Milan, altrettanto fortunosi ma solo per questioni arbitrali, perché contro i Rossoneri, a differenza del match di Napoli, la prestazione c’era stata eccome. E sono proprio il gioco e le prestazioni che, a meno di colpi di scena roboanti e inaspettati tra le ultimissime, avranno dato allo Spezia di Thiago Motta una salvezza, tutto sommato meriata. I Blucerhiati, invece, saranno chiamati ad una rifondazione totale, dall’organigramma agli addetti ai lavori in campo, per non dar seguito ad una stagione enormemente al di sotto delle aspettative e che fa il paio con quella, altrettanto indignitosa, dei cugini del Grifone.

Vedremo, dunque, cos’altro saprà riservarci questa lotta salvezza che, tra due settimane, ci avrà comunque lasciato una componente di incredulità – per i sussulti di squadre come Salernitana e Spezia, date per morte più e più volte, ma anche per la facilità, da parte di squadre storiche e prestigiose come Cagliari, Genoa e Samp, di sciogliersi e buttarsi via per lunghi tratti – e di spettacolo, con il merito di quest’ultimo che è solo e soltanto delle gradinate, uniche depositarie di un’idea di calcio come religione. Quest’ultimo dato deve far riflettere perché il tifoso, in qualità di appassionato, ha il dovere di chiedere alla sua squadra una proposta che vada al di là del mero “non prenderle battagliando nella propria area” e si estenda verso il bello, un’idea sulla quale si può dibattere ma che non si può non ritrovare, ad esempio, in un Empoli che, stando alle previsioni di agosto, avrebbe dovuto accompagnare Spezia e Salernitana negli abissi e che, invece, si è salvato, con ampi meriti, con quattro turni d’anticipo. Questa, tuttavia, è un’altra storia. Un’altra bella storia di calcio.

Fonte foto: pagina ufficiale US Salernitana 1919