Pillole di Calcio – Le Joye degli altri. L’Inter dice addio a Dybala e Bremer… E, da lontano, saluta anche il Napoli

Miseria e nobiltà. Probabilmente non esistono opere teatrali più azzeccate di questa, a metafora della vita e lo sapevano bene sia l’autore Eduardo Scarpetta – padre di Eduardo, Titina e Peppino De Filippo – sia Totò. Nel 1954, il buon Principe della risata riadattò dalla commedia di Scarpetta l’omonimo film, diretto da Mario Mattioli ma di certo né loro né Eduardo “Il Vecchio” avrebbero mai immaginato la miseria e la nobiltà come poli opposti a circoscrivere quella piccola parte della vita chiamata Fùtbol. E, in effetti, avrebbe avuto più senso allora rispetto ad oggi, dove calcio e capitalismo sono la stessa cosa e il concetto di “miseria”, quando riguarda il denaro e non i valori, lambisce le categorie dilettantistiche, spesso dimenticate dai piani alti, troppo ricchi e troppo poco nobili.
Le discrepanze economiche nel calcio si manifestano, senza alcun dubbio in sede di allestimento rose, quando emergono le differenze di budget ma anche di idee nel condurre trattative. Quando però v’è sovrabbondanza di idee a fronte, però, di un capitale piuttosto parco, è facile rimanere come il povero Felice Sciosciammocca il fotografo (Totò), nei panni del Principe di Casador, quando nelle cucine di casa Semmolone, dinanzi ad una tavola apparecchiata con pietanze deliziose e dell’ottimo vino, vedeva il ricco uomo dare disposizioni ai suoi di sparecchiare, prim’ancora che il suo pasto cominciasse. È un po’ quello che è successo all’Inter esattamente una settimana fa, con dei contorni molto meno esilaranti se non per Roma e Juventus che le hanno sfilato Dybala e Bremer da sotto un naso che già le pregustava come le due portate principali. E l’ordine ai camerieri era stato fatto da tempo …

Partiamo dall’estroso attaccante ex Juventus: Paulo Dybala è – e questo è risaputo – il pupillo di Beppe Marotta e di Javier Zanetti, con cui condivide le radici albicelesti dell’Argentina. Sin da marzo, quando la frattura con la Vecchia Signora è stata ufficializzata come insanabile, chiunque, nel mondo della comunicazione sportiva, non ha avuto dubbi su quale fosse la squadra a cui affiancare la Joya.
E l’Inter? A Viale della Liberazione hanno vagliato Pro, Contro e ancora Pro di questa operazione, arrivando a formulare almeno un’offerta ufficiale all’enturage del calciatore. Enturage, nella figura di Jorge Antun, che non l’ha mai ritenuta soddisfacente fino in fondo, forse più per le sue tasche che per quelle del suo assistito. Sta di fatto che, al calar della primavera, non c’erano dubbi sulla prossima destinazione del 10 ex Juve, al netto sì di qualche discordanza ancora sussistente sulle cifre ma anche di incontri tra intermediari e dirigenza nerazzurra fatti alla luce del sole. A giugno, la Gazzetta dello Sport salutava il matrimonio ormai imminente tra Inter e Dybala come una partita di calcio che i nerazzurri stavano vincendo 3 a 0 all’85’.
Al minuto 86, però, è entrato Romelu Lukaku, spendendosi in prima persona per vestire nuovamente i colori dell’Inter, decurtandosi massicciamente il suo stipendio londinese e trattando, quasi da solo, con la nuova proprietà americana del Chelsea. Un’occasione, questa, che dalle parti di Milano ha risuonato un po’ come una manna dal cielo per l’affamato popolo d’Israele nel deserto e che, come tale, non poteva non essere colta, anche a costo di mettere in stand-by il promesso sposo Dybala, con il rischio di non pronunciare mai il fatidico “sì”.
Il resto è la storia di una trattativa addormentatasi, di un reparto – quello offensivo dell’Inter – saturo e con almeno due esuberi difficili da piazzare e di un monte ingaggi ancora troppo alto, contro tutti i più rosei propositi. La Joya, contro gli interessi economici suoi e con buona pace di quelli di Antun, ha scelto, dunque, di non aspettare più Marotta e di virare altrove, direzione José Mourinho. Ebbene sì, ad assicurarsi le prestazioni dell’eletto di Laguna Larga ci ha pensato la Roma che, in pochi giorni e grazie alla sapienza dei portoghesi Mourinho e il ds Thiago Pinto, ha convinto l’argentino a sposare un progetto, che sembra ora più che mai in ascesa. Da non dare per scontato neanche l’intervento di Francesco Totti, che in più di un’occasione si è speso affinché Dybala prendesse il suo posto, a guida di una squadra, da troppi anni senza fantasia al potere. La fantasia di un 10, numero che Paulo, al momento, ha rifiutato, scegliendo quel 21 che era stato suo nei primi anni torinesi e che gode comunque di una certa mistica per esser stato portato da calciatori come Zinedine zidane, Andrea Pirlo, David Silva e il Payaso Pablo Aimar.

Sul caso Bremer, invece, è necessario andare indietro ancora di un mese, rispetto alla rottura Dybala-Juventus. È il 2 febbraio e il difensore brasiliano ex Atletico Mineiro ed autore, fino ad allora di una stagione importante in maglia granata, ha appena rinnovato il suo contratto con il Torino fino al 2024. Le prestazioni brillanti del roccioso Gleison, infatti, già da tempo avevano attratto le attenzioni dei maggiori club italiani e non solo, pertanto il calciatore e il suo club si sono impegnati reciprocamente affinché l’addio del primo fosse stato vantaggioso per entrambi ma senza che il Torino tirasse troppo la corda con gli acquirenti: per la serie “a 25-30 milioni mi liberate, altrimenti lascio a scadenza come Belotti”. Già allora, la squadra che maggiormente teneva le antenne dritte su ciò che accadeva in casa Cairo era l’Inter, intenzionata a trovare un ricambio affidabile a De Vrij, che di garanzie stava cominciando a darne sempre meno. Il profilo di Bremer è stato sempre la prima scelta, per Marotta e Ausilio, che in quello stesso periodo avrebbero persino sottoscritto con il calciatore e i suoi agenti una bozza di contratto a 3,5 mln annui. Trattativa apparecchiata per l’estate per la felicità del calciatore. Meno per il Toro, che a quanto pare, non voleva proprio rinunciare alla possibilità di chiamare un’asta.
Le prime luci estive coincidono anche con le prime ombre legate al futuro dei migliori difensori del campionato italiano. Oltre all’addio di Kalidou Kolibaly, consumatosi relativamente in fretta, nei giorni appena trascorsi, ha radici ben più lunghe la trattativa che ha portato Matthijs de Ligt dalla Juventus al Bayern Monaco, per una cifra vicina agli 80 milioni di euro, figlie di un rapporto mai nato sul campo tra il difensore scuola Ajax e la squadra che lo ha prelevato dai Lancieri solo tre anni fa. Perso dunque il difensore olandese – più bravo a costruire lontano dalla sua porta che a difenderla stando nell’area piccola –, e perso anche Koulibaly – per il quale a Torino sponda Juve avrebbero fatto carte false – la Juventus si è fiondata sull’unico profilo in grado di garantire un’interpretazione del ruolo tout court: proprio Gleison Bremer. Per una squadra con il baricentro basso per natura, Bremer è l’ideale e, con gli innesti di Pogba e Di Maria, anche se questo si alzasse di qualche metro, il difensore brasiliano, continuerebbe ad essere funzionale ad una manovra che, allo stato dell’arte, è decisamente più ricca di soluzioni.
E l’Inter? La squadra tutta si è manifestata mediaticamente per le sue intenzioni di ingaggiare il calciatore. Lo ha fatto Marotta ma, soprattutto, lo ha fatto Inzaghi in occasione dell’amichevole con il Monaco dello scorso 16 luglio, dicendo che lui stesso stava intercedendo presso i dirigenti per sollecitare l’acquisto del calciatore. Non è bastato perché in quella occasione è probabile che il bonifico del Bayern per l’acquisto di De Ligt fosse già arrivato alla Juve, che a quel punto doveva solo scegliere come e di quanto alzare la sua offerta al gongolante Cairo per sorpassare i rivali di sempre. 1-0 per i bianconeri, primo derby d’Italia andato. Prossimo appuntamento in quel di Torino ad inizio novembre per il campionato.

E il Napoli? Il Napoli prosegue la sua preparazione estiva e soprattutto, proseguono i lavori per l’allestimento di una rosa che possa dire la sua in questa stagione in tutti i fronti nei quali è coinvolto. A tal proposito, prosegue a gonfie vele l’ambientamento del nuovo scugnizzo georgiano Kvaratskhelia, e anche il dopo-Koulibaly sembra essere ufficialmente partito con l’innesto dell’ex Fenerbache Kim, nocnhé dell’ex Genoa Ostigard. Ma questo, poi, che c’entra con quanto sopra? Perché parlare del Napoli anche in un articolo riguardante i tormenti dell’Inter a cui fanno da contraltare le Joye di due delle sue più storiche rivali? La nostra domanda è, invece, perché non parlarne?

Lo status che il Napoli ha acquisito in questi anni in termini di gioco e di risultati conseguiti è forse, di per sé, minore rispetto allo status di un calciatore come Bremer con circa cento presenze con il Torino con il quale ha rischiato di retrocedere in due stagioni su quattro? Lo status tecnico di Paulo Dybala è forse superiore a quello di Mertens che il Napoli ha salutato ufficialmente proprio lo scorso sabato? O è forse lo status della Roma di questi anni maggiore di quello di un Napoli che ha sempre cercato di fare dell’estetica e della proposta associativa un veicolo per le vittorie e per fidelizzare un popolo? E non è forse Dybala un amante e un autore di cose belle, abituato a costruire corrispondenze di amorosi sensi con quello stesso popolo che paga per entrare allo stadio?
Proviamo a rispondere a queste semplici domande. Ne verrà fuori che le parole “Napoli”, “Bremer” e “Dybala” possono stare tutte e tre nella stessa frase, senza paura di formularla ma, soprattutto, si evincerà che forse, dopotutto, quei due calciatori potevano stare nello stesso campo di allenamento, insieme, accomunati dai colori Azzurri. Allora viene da chiedersi perché il Napoli, tramortito dall’affaire KK, non abbia creduto abbastanza nel colpo Dybala, oppure perché il profilo di Gleison Bremer non sia stato nemmeno mai forse vagliato da chi di dovere, con tanto di tabù per chi avrebbe potuto analizzare i benefici di un ipotetico connubio tra il calciatore brasiliano e la squadra di Spalletti. Viene da chiedersi chi, dopo l’esodo dei vecchi beniamini, potrà sbarcare a Napoli con le spalle già abbastanza larghe per contenere le preghiere, le speranze e le aspettative di un popolo che ama tutti i suoi calciatori ma che ora più che mai avrebbe bisogno di qualcuno che, venendo da una realtà esterna, li aiuti a sognare come prima.

Fonte foto: sito ufficiale Torino FC