Il Maradona e la notte magica dei predestinati: perché a Napoli il sentimento non si spegne mai

Nel calcio, come nella vita, in certi momenti si crea la giusta magia, la giusta alchimia, che fa da perfetta cornice di una notte magica pronta a diventare indimenticabile. Mertens ritorna a Napoli e abbraccia Ciro tra l’odore del mare e i ricordi nostalgici di chi sa di aver superato Diego ed essere diventato napoletano dentro. Il pocho ritorna, ma in abiti diversi, senza mai dimenticare ciò che ha significato per un argentino essere figlio di una città che è tanto amore quanto odio, che ha tanti pregi quanto difetti. Il cholito già sa in cuor suo che proprio all’esordio in Champions, davanti ai 55mila spettatori, bacerà quel tatuaggio e realizzerà il suo sogno da bambino con tanto di gol realizzato contro i vice campioni di Europa. L’infortunio di Osimhen, per quanto preoccupante, non è una coincidenza, è soltanto il presagio di un destino che sembra già scritto, che spiana la strada ad una vittoria – forse più storica rispetto a quando a vincere all’allora San Paolo fu Carletto Ancelotti – che è come far ritorno ad una dimensione magica, condita da un’aria quasi mistica che fa dimenticare per 90 minuti tutto il resto.

Fuorigrotta trema, erano due anni che si aspettava l’urlo Champions. L’unico a far rumore nel silenzio surreale persino di chi ha il compito di commentare. Come fosse un atto sacro a cui spetta un profondo rispetto. Napoli torna a diventare città della atmosfera magica che il calcio sembra creare solo qui. Come se, ammesso esista un dio del calcio – che ieri notte pure ha deciso che la 10 dovesse vestirla soltanto il campocannoniere della storia azzurra – avesse scelto come sua sede questa città bella e dannata. E al comunicato dei reds, che avvertivano i propri sostenitori sui pericoli che incombono quando si passeggia tra le strade di Partenope, la Napoli tinta d’azzurro (che per un attimo pure fa dimenticare la criminalità) risponde con un entusiasmo che rende il ricordo della gara indimenticabile.

E come fosse una risposta a chi, ai piedi della Tour Eiffell, ancora inneggiava al Vesuvio piuttosto che sostenere i propri beniamini, il Napoli si fa dimentico di un calcio diventato business. Kvara diventa l’idolo dei bambini, Simeone la testimonianza che i sogni possono, quando meno te l’aspetti (e nell’arco di pochi mesi), diventare realtà, Zambo Anguissa il promemoria di un calcio che è sinonimo di divertimento e spensieratezza. E persino il cuore di un sudcoreano non avrà forse mai battuto così forte. A sentire l’urlo, brividi e pelle d’oca, perché è sempre surreale la potenza di un sentimento che lega i 55mila del Maradona. Un sentimento che fino a pochi mesi fa si credeva svanito, colpa per alcuni della politica societaria indetta da De Laurentiis che, ieri sera e almeno per ora, ancora una volta ha avuto ragione. E in tanti, che prima gli avranno puntato il dito, avranno ora pure già prenotato un posto sul carro dei vincitori.

Se c’è una cosa sulla quale si può concordare è che il denaro può diventare relativo laddove peccano le idee. La Juventus insegna, il Liverpool, per la prestazione del Maradona, pure. Van Dijk e Gomez sbandano sulle falcate di Osimhen e Kvaratskhelia, Lobotka si erge a padrone indiscusso del centrocampo e Anguissa si fa beffe di Fabinho in più di un’occasione. L’uno-due sull’asse Zielinski-Anguissa, elementare e perciò più difficile, mette in crisi la retroguardia dei reds, che devono accontentarsi soltanto di essersi goduti prima lo spettacolo offerto dallo scenario sempre affascinante del lungomare, e poi quello pirotecnico del Maradona. Che il calcio, prima ancora che di investimenti economici, è fatto di idee e di sentimento, di passione sconfinata e smisurata. Di un solo cuore che batte forte e che, proprio nella città del tempio di Diego, sta ricominciando a pulsare al suo ritmo naturale (e al suono di Life is life) grazie a chi non s’è mai arreso ad una narrazione alternativa, grazie a chi, a suon di massaggi cardiaci, ne sta risvegliando i battiti facendo svanire l’illusione che Napoli potesse non essere più la stessa. Colpa di chi – a volte ce ne si dimentica – pensa che un sentimento così grande possa spegnersi lentamente, quando si riposa soltanto per esplodere, nuovamente, più forte di prima.

Foto: SSC Napoli