Il protagonista azzurro – Kim nuovo gigante della retroguardia partenopea. Il sudcoreano raccoglie magnificamente la pesante eredità di Koulibaly

La sosta del campionato è stata dal sapore dolce per il Napoli, che dopo aver sbancato San Siro ha potuto godersi il primato in classifica insieme all’Atalanta. Il successo nel big match contro il Milan ha segnato la quinta vittoria consecutiva e la settima complessiva su nove partite disputate tra Serie A e Champions League. Azzurri che sono riusciti a prevalere nel confronto con i Campioni D’Italia in carica tramite una prova di compattezza, solidità ed efficacia. Tre punti ottenuti dunque con cuore, testa, sacrificio, capacità di soffrire e, va detto, anche con un pizzico di fortuna, in quanto il Milan avrebbe sicuramente meritato il pari per le occasioni create. Ma il Napoli, reduce dal notevole dispendio energetico di Glasgow e da soli due giorni di allenamento in vista della sfida ai rossoneri, si è mostrato molto abile nella lettura ed interpretazione di ogni singolo momento della gara. E’ chiaro che per una squadra solita essere alle prese con un calendario fitto di impegni, che punta ad avere una grande continuità di risultati e, di conseguenza, al raggiungimento di obiettivi illustri, è fondamentale saper anche modificare il proprio vestito tattico in base alle situazioni che si possono venire a creare nel corso di un qualsiasi incontro.

Si è quindi chiuso in bellezza il primo tour de force stagionale, che è stato decisamente al di sopra delle aspettative. Infatti, al netto del pari interno contro il Lecce, di più non si poteva pretendere in termini di risultati e prestazioni. Alla vigilia dell’esordio stagionale in quel di Verona, vi era la consapevolezza che molto probabilmente questo Napoli, all’alba di un nuovo ciclo e reduce da cambiamenti drastici, avrebbe avuto bisogno di una graduale fase di rodaggio. Ma ad oggi, grazie ad un’identità di gioco ben definita e all’ottimo impatto dei nuovi arrivati, gli azzurri non hanno dato minimamente l’idea di essere una squadra composta da diversi calciatori che fino a poche settimane fa non avevano mai giocato assieme. Durante l’estate sono state diverse le partenze dolorose, da un punto di vista sia tecnico che di spogliatoio, ma gli innesti, ad ora Kim Min-Jae e Kvaratskhelia su tutti, stanno rimpiazzando alla grande, sin da subito, dei veri e propri pilastri della storia recente del club. Ciò era un qualcosa di tutt’altro che scontato e riguardo a cui vanno attribuiti importanti meriti al DS Cristiano Giuntoli, il quale, con a disposizione un budget non particolarmente ampio, ha saputo individuare i profili adatti per mantenere alta la competitività nonostante le numerose perdite illustri.

Tra le rivelazioni di quest’inizio di stagione c’è indubbiamente il nuovo gigante della difesa azzurra, vale a dire Kim Min-Jae. Il coreano è approdato all’ombra del Vesuvio con sulle proprie spalle l’enorme responsabilità di dover raccogliere la pesantissima eredità di Kalidou Koulibaly, ma lui sin dal primo momento ha dimostrato di essere un uomo di grande personalità e che non ha paura di nulla. L’ex Fenerbahce non dà alcuna impressione di essere un calciatore alle prime apparizioni nel campionato italiano e da poco trasferitosi in un contesto a lui totalmente nuovo per lingua e cultura, ma anzi, sembra un veterano di questo Napoli. Dunque l’inserimento di Kim è stato magistrale, non soltanto per lo straordinario rendimento in campo, ma anche per la rapidità con cui è riuscito ad integrarsi perfettamente all’interno dello spogliatoio e del Mondo Napoli in generale. “The Monster” si sta mettendo in mostra come un difensore roccioso ed efficace, capace di costituire una spina nel fianco per qualsiasi attaccante grazie alla sua imponenza fisica. In primis spiccano il senso della posizione, la tempestività di intervento e l’impeccabile capacità di lettura, delle doti tramite le quali riesce ad essere quasi sempre in anticipo sul diretto avversario. Piuttosto evidenti anche le abilità nel gioco aereo, che, come visto in occasione dei due gol di testa messi a segno contro Monza e Lazio, gli permettono di poter costituire un’arma in più sulle situazioni di palla inattiva.

Inoltre risulta già molto ben collaudata la coppia con Rrahmani, il quale funge sempre più da guida per il reparto difensivo e che certamente ha meriti importanti riguardo all’immediato inserimento di Kim. Partita dopo partita il sudcoreano sta palesando dei progressi anche nell’aspetto in cui ha più da migliorare, ovvero l’uscita dal basso, ma lo stesso Spalletti si è detto molto soddisfatto dell’apporto che i due centrali forniscono in fase di costruzione. La ciliegina sulla torta dello straordinario impatto di Kim Min-Jae in maglia azzurra è stata la splendida prova offerta in Milan-Napoli. È valso come un gol l’intervento provvidenziale, al termine di una gara che l’ha visto dominare le palle alte insieme a Rrahmani, sul colpo di testa di Brahim Diaz a pochi passi dalla porta: una chiusura perfetta con il gambone che ha sventato l’ultimo attacco rossonero. Alla prodezza ha fatto seguito un’esultanza frutto di cuore, grinta e determinazione, che rappresenta l’immagine iconica della grande personalità di cui è dotato il numero 3 azzurro. Quando lo scorso 27 luglio il classe 1996 mise la firma sul contratto che lo lega alla SSC Napoli, si presumeva fosse un buon difensore, ma che potesse essere in grado sin da subito di non far rimpiangere un colonna come Kalidou Koulibaly sembrava decisamente impensabile.