Portici, Di Gennaro si presenta: “Questa città mi ha adottato, vogliamo risvegliarne l’orgoglio”

Ieri, verso le 18.00, nel locale del Fans Club di Portici, con un meraviglioso affaccio su piazza San Ciro, la società vesuviana ha presentato Davide Di Gennaro, colpo a novanta per una categoria come la serie D. Il calciatore milanese ha risposto con piacere alle domande di giornalisti e tifosi, dimostrando da subito la determinazione e la convinzione nella scelta di vestire biancazzurro. Innanzitutto, il nuovo centrocampista duttile di Sarnataro ha chiarito i motivi che lo hanno spinto a scegliere la cittadina che affaccia sul golfo di Napoli e la società del Portici: “Dopo tanti anni nel calcio professionistico, le soddisfazioni me le sono tolte e a questo punto della carriera si è spinti più dalle motivazioni che da altri aspetti – ha esordito Di Gennaro. Portici è una città a cui sono particolarmente legato perché già da alcuni anni mi ha adottato, qui ho messo su famiglia e radici. In serie D sarei sceso solo per questa società; ho avuto proposte anche dalla Lega Pro, ma questa scelta è dettata dalla convinzione che questa società può crescere. Una cittadina coinvolta in una così grande espansione merita una squadra che la rappresenti al meglio”. Il centrocampista, esperto di serie A e di serie B, ha poi risposto con precisione alla domanda sul ruolo nel quale si sente più a suo agio: “A prescindere dal ruolo, che penso sia marginale, cerco di portare agli altri la mia esperienza, in una squadra che è tra le più giovani del girone. In questo momento abbiamo delle difficoltà strutturali, ma finora ha fatto anche qualcosina in più rispetto alle aspettative di inizio stagione. C’è ambizione, da parte mia e da parte della società nel voler intervenire nei punti giusti nel mercato di riparazione. Adesso vogliamo cercare di conquistare quanti più punti possibili a cominciare dalla partita di domenica”.

Tra le maglie che ha vestito c’è anche quella della Juve Stabia, con la quale ha affrontato la delicata stagione che vide lo sport, e il mondo, affrontare l’incubo Covid: “L’anno di Castellammare è stato particolare un po’ per tutti. Ci siamo ritrovato a lottare per altri obiettivi, ma dopo i due mesi di stop è partito un altro campionato che poi è finito male. Con la società non mi sono lasciato bene e sono andato via prima delle ultime dieci partite. Rimpianti? Nell’arco di una carriera possono esserci scelte fortunate, ma negli ultimi anni ho privilegiato l’aspetto familiare, a discapito anche di qualche scelta professionale. Anche per questo, per dare priorità alla famiglia, ho scelto che quest’anno mi sarei mosso o per una proposta di Lega Pro in ottica di vittoria di campionato o per scelte diverse, come quella del Portici, che alla fine ho privilegiato. Tengo a sottolineare la mia scelta perché sono nel pieno della mia forma fisica – ha specificato Di Gennaro – e non sono venuto qui a fare il mio ultimo anno. Sono spinto da grandi motivazioni rivolte alla crescita di questa società, e perché no per essere una pietra importante di un nuovo progetto”. L’obiettivo, oltre al contributo che darà alla società, resta quello di far crescere un gruppo giovane: “Non sarà un solo elemento a poter cambiare le cose, ma porterò esperienza cercando di essere un esempio per quei calciatori che magari si affacciano solo ora alla categoria. Portici può essere un grande trampolino di lancio; un campionato fatto bene può aprire a scenari importanti. Vogliamo costruire un orgoglio di vestire la maglia del Portici. Se adesso i calciatori preferiscono altre società a questa – ha detto con convinzione Di Gennaro – un domani dovranno poter preferire anche Portici”.

Il centrocampista è poi anche ritornato sul contributo che la sua presenza potrà dare alla società: “Sappiamo che in serie D si agisce esclusivamente per la passione e dove non si guadagna. Tutto è mosso dall’amore verso una città, e spero che il mio arrivo possa essere un’apertura verso quegli imprenditori che vogliono bene alla città e vogliono essere orgogliosi di tifare per una città che li rappresenti in maniera degna. Sul campo cercheremo di crescere quanto più possibile e nel breve, sperando la città ci venga dietro”. Il trasferimento di Di Gennaro al Portici è stato messo sotto i riflettori non soltanto dalla stampa locale, ma anche da quella nazionale: “È un orgoglio personale e un orgoglio della società, con la quale c’è stata una condivisione di idee. Spero siano le basi per metter su qualcosa di duraturo e di grande di cui la città potrà andare sempre fiera”. Sulla sua condizione atletica: “Sono due mesi che mi alleno con la squadra; certo, non gioco una partita ufficiale da aprile, ma sono pronto per giocare”. L’obiettivo della società è quello di crescere, ma anche di portare al San Ciro più spettatori, far sì che la squadra possa quindi rappresentare l’orgoglio porticese a pieno: “La mia speranza è di fidelizzare le nuove generazioni, quelle più lontane dalla realtà del Portici, e forse più vicini al Napoli. Bisogna risvegliare un orgoglio, così come accade per la Turris, per il Savoia o per la Juve Stabia, società che nascono già con una passione solida per la squadra del proprio paese. C’è bisogno di risvegliare in città questo entusiasmo. E spero che la società possa lavorare al meglio in direzione di quest’obiettivo. In campo dovremo rispondere noi con i risultati”.

Infine, su allenatori o compagni di squadra che l’hanno segnato particolarmente: “Nel corso della mia carriera ho cambiato circa 16 squadre, anche per ambizione personale e per cercare di migliorare l’anno precedente. Ho avuto tanti allenatori e compagni di squadra bravi, altri meno bravi, ma ho sempre cercato di trarre da loro quante più nozioni possibili. Io poi sono cresciuto nel Milan, e lì per forza di cose cresci in un determinato modo. Ho avuto la fortuna di entrare a 20 anni in una squadra piena di palloni d’oro e campioni – ha ricordato con orgoglio Di Gennaro. Da ognuno ho cercato di prendere qualcosa, così come dovranno fare i più giovani qui al Portici, dando un occhio a calciatori come Schaeper, Riccio, Maraucci o Orlando, che possono fare da traino ed essere da esempio. Ci teniamo a migliorare partita dopo partita, abbiamo cominciato con un po’ di ritardo e ci sono squadre più allestite, per questo dovremo battagliare”. In chiosa finale: “Siamo arrivati ad un bivio, e Portici dovrà capire cosa vuole fare del proprio futuro. In questo momento ho una responsabilità in più, perché si tratta della città in cui vivo. Se è vero che rappresento un’opportunità, spero che la società e la città facciano di tutto per arrivare ad obiettivi mai raggiunti nella storia calcistica azzurra. C’è bisogno, però, di invogliare quanto più possibile la gente a collaborare a questo progetto, per far sì che questa città sia sempre motivo d’orgoglio, per chi ci gioca e chi la viene a vedere”.

Foto: Campania nel Pallone