Nella serata di ieri, con un tweet ad effetto che nessuno si sarebbe mai aspettato, De Laurentiis ha rotto gli indugi ufficializzando Rudi Garcìa come nuovo allenatore del Napoli. Il francese esordì in Italia con la Roma (dal 2013 al 2016) dopo aver vinto in Ligue 1 l’unico campionato della sua carriera – Lille, nell’annata 2010/11 – e ritorna dopo sette anni sulla panchina più pesante della serie A, dopo l’esperienza ancora in Francia tra Lione e Marsiglia e quella con l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo in Arabia Saudita (non terminata nel migliore dei modi). Qualunque allenatore, è risaputo, avrebbe raccolto comunque con fatica l’eredità di Spalletti, artefice dell’impresa – ma chiamarla tale rischierebbe di svilire il senso del lavoro che appartiene al tecnico di Certaldo (non certamente l’intento di chi qui scrive) – che ha spezzato un’attesa di 33 anni, entrando nella storia del Napoli, di Napoli e nei cuori dei napoletani. De Laurentiis, che stavolta pare anche aver escluso Giuntoli dalla scelta del nuovo tecnico, ha concluso il casting puntando sulla continuità tattica. Per capire, quando sarà giunto il momento, le eventuali scelte in fase di mercato di tecnico e società, appare inevitabile dare un occhio all’evoluzione tattica di Rudi Garcìa, a partire proprio dalla sua prima esperienza in Italia, per poi notare somiglianze e differenze con quella in Francia coincidente col ritorno prima a Marsiglia e poi a Lione: il sistema di gioco utilizzato al tecnico ha sempre oscillato tra il 4-3-3 e il 4-2-3-1 – si può già notare quanto siano moduli naturalmente congeniali al Napoli che ha lasciato in eredità Spalletti:
Roma. Partiamo dalla fase offensiva, e nello specifico dalla fase di possesso palla, tenendo conto che la filosofia del francese è arrivare a concretizzare attraverso il minor numero di tocchi possibili. Partendo da un assetto di base da 4-3-3, la costruzione dal basso si caratterizza in primis dal posizionamento dei terzini sulla linea di centrocampo – in quel caso Holebas e Maicon si affiancano a Pjanic e Naingollan – mentre, contemporaneamente, dalla posizione del mediano, più basso a dare eventuale copertura alla difesa a due (in costruzione è, dunque, un 2-1-4-3). Gli esterni, sia alti che bassi, si alternano in fase di costruzione: mentre Holebas e Maicon si lanciano alle spalle della linea difensiva avversaria, spesso Gervinho e Ljajic si abbassano a costruire più educatamente. Il centrocampo vede Pjanic e Naingollan alternarsi a ricevere palla dal mediano o dalla difesa – più in particolare si abbassa spesso Naingollan, lasciando che il bosniaco prenda posso alle spalle di Totti, più vicino alla fase di rifinitura. I tre d’attacco svariano cercando di non dare punti di riferimento, magari attraverso veri scambi di posizione (specialmente tra Ljajic e Gervinho). In assenza di un vero nove, in questa Roma brillano il talento e la creatività di Totti che, anche spalle alla porta, può imboccare gli esterni di prima e lanciarli verso l’estremo difensore. Infine, i due terzini spesso si sovrappongono, cercando anche triangolazioni strette per creare superiorità numerica e arrivare magari al traversone basso, più adatto alle qualità di quella rosa. Durante la fase della transizione offensiva, Roma, riconquistando palla grazie alla linea dei centrocampisti piuttosto alta in fase di pressione, porta gli esterni d’attacco ad agire in contropiede sfruttando nell’immediato gli spazi lasciati liberi dagli avversari – la soluzione più adatta per calciatori con caratteristiche come quelle di Gervinho, la cui velocità mette spesso in crisi le difese avversarie.
In fase di non possesso, la prima intenzione del tecnico francese è quella di impedire il gioco verticale. Linea difensiva e linea di centrocampo si “staccano” lasciando il solo mediano a fare da filtro e ad agire se saltata la prima linea dei centrocampisti – ciò espone spesso Keita o De Rossi al cartellino giallo, spesso quando si trova di fronte una squadra brava nel palleggiare e nel superare abilmente la linea di pressione. Quando senza palla, poi, i terzini tendono ad avvicinarsi di più ai compagni di reparto, lasciando che la squadra avversaria possa avere più spazio lateralmente – di contro, però, limitandola fortemente verso il centro; spesso Garcìa rischia l’1vs1 degli attaccanti ai danni dei suoi terzini, chiedendo per questo spesso il raddoppio col supporto degli esterni d’attacco. La principale caratteristica, invece, di cui tenere conto, durante la fase della transizione negativa, è la pressione: la Roma cerca di recuperare nell’immediato il possesso perso pressando già sulla trequarti avversaria – seppure comporti dei rischi l’avanzata dei terzini, costretti poi a ripiegare velocemente nelle zone di campo presidiate dalla copertura del mediano.
Marsiglia. Se a Roma il tecnico preferisce l’assetto tattico basilare del 4-3-3, diversamente accade nell’esperienza che segna il suo ritorno in Francia. Dopo l’esonero nella capitale d’Italia nel gennaio del 2016, il successivo ottobre viene ingaggiato dall’OM, alla cui rosa adatta la propria idea di gioco: continuare col minor numero di tocchi possibili per giungere in rete. L’assetto del 4-2-3-1, scelto per la formazione francese, si riflette nella presenza di due nove come Germain e Mitroglu, accompagnati da trequartisti come Thauvin, Ocampos e Payet. In fase di possesso, la rosa si schiera proprio a partire da una difesa a quattro, cercando in realtà di verticalizzare in primis su quest’ultimo che può avvalersi delle sovrapposizioni dei terzini; questi, ove possibile, tentano il cross a cercare la spizzata di testa del centravanti, oppure, in alternativa, possono contare sul fatto che Payet si posizioni sulla trequarti in zona di rifinitura – pronto, eventualmente, anche a qualche scarico dello stesso Mitroglu o a raccogliere qualche seconda palla in uscita. L’alternativa, anche qui alla costruzione dal basso che Garcìa continua a riproporre, è rappresentata dal lancio a servire Ocampos, nella volontà di aggredire l’avversario successivamente a una spizzata di testa – per poi andare subito a colpire attraverso verticalizzazioni dirette. In fase di non possesso, invece, c’è da tenere conto di una continuità con l’esperienza a Roma, data dalla volontà di evitare le verticalizzazioni avversarie. Sebbene, stavolta, non ci sia alcun mediano a fare da filtro da centrocampo e difesa – e la squadra si disponga, quindi, non più con il 4-1-4-1, bensì con il 4-4-1-1 (d’altronde a Marsiglia Garcìa non poteva certo contare sulla classe di Totti che, nonostante l’età, poteva permettersi per le sue qualità di fare reparto da solo) – la linea di centrocampo resta alta in pressione, costringendo l’avversario a ricominciare spesso dal portiere lanciando lungo sulla linea degli attaccanti. Il tecnico può infatti contare su giocatori piuttosto fisici e abili nel gioco aereo tali da permettere una più “facile” riconquista della sfera.
Lione. Nel maggio del 2019, dopo l’annata 2017-2018 nella quale il Marsiglia aveva raggiunto la finale di Europa League (poi persa con l’Atletico Madrid), Garcìa annuncia l’addio al club; firmerà soltanto nell’ottobre dello stesso anno un contratto con l’Olympique Lione. Anche nel suo nuovo club, l’allenatore ha a disposizione un calciatore che, come Payet nel Marsiglia, è piuttosto bravo in zona di rifinitura. Depay costituisce, infatti, il primo dei due rombi che si creano in fase di possesso del pallone – quello, cioè, caratterizzato da trequartista alle spalle dei tre d’attacco; quello costituito dal mediano che si abbassa, un centrocampista di fronte e i due terzini molto larghi. La costruzione, partita dai due centrali, comincia verso questi ultimi che, se ostacolati dal tentativo di verticalizzare su trequartista olandese sopra menzionato, tornano dall’estremo difensore (allora Lopes) pronto al lancio lungo specialmente verso gli esterni – questi hanno la doppia opzione della spiccata di testa verso la punta che scatta in profondità ò in appoggio a Depay che si stacca dalla marcatura. Ricevuta palla, il fantasista di Garcìa può scegliere di attaccare andando a finalizzare o servendo principalmente Kadewere, l’allora ala sinistra dello scacchiere tattico.
In fase di non possesso, invece, la squadra si dispone con un 4-4-2. La volontà è sempre la stessa: cercare di concedere agli avversari l’ampiezza piuttosto che la possibilità di verticalizzare. Si schermava spesso il regista avversario e con gli interni al centro del campo pronti a schermare le mezze ali. Gli esterni, più arretrati come s’è visto anche nel caso della Roma, sono pronti ad intercettare eventuali passaggi verso i terzini in avanzamento. Si ripropone, poi, anche un’altra costante di Garcìa: quella, cioè, di una difesa comunque alta, più vicina alla linea del centrocampo – posizionamento dovuto qui anche all’assenza di quel mediano che, nel citato 4-1-4-1, andava invece a fare da filtro – accompagnata dal raddoppio (terzino più calciatore più vicino all’azione) per compensare la mancanza nella zona laterale lasciata più scoperta. Durante la fase di transizione offensiva, la prima idea resta quella di verticalizzare immediatamente, mentre durante la transizione negativa resta la volontà di fare subito densità in zona palla con una spiccata pressione indirizzata alla riconquista del pallone.
Statistiche. Da un punto di vista realizzativo, la filosofia di calcio di Rudi Garcìa si è spesso rivelata efficace: nell’esperienza al Lille, squadra con cui ha vinto l’unico campionato in carriera, gli esterni Kalou e Payet realizzarono rispettivamente 16 e 13 reti, accompagnati dalla migliore stagione di Hazard (22 reti). Nell’anno del trionfo in classifica esplose Moussa Sow (26 reti) con Gervinho, quota 18 reti, e ancora Hazard a 12. A Roma, come detto in precedenza, il tecnico francese non poteva contare su un centravanti di ruolo, ma in due anni portò prima 18, e poi 17, calciatori diversi a segno (tra questi spiccano Pjanic, Fiorenzi e anche Benatia). Thauvin fu trascinatore del Marsiglia, siglando 26 reti il primo anno e ben 18 il secondo – nella sua seconda annata Garcìa portò comunque a segno ben 15 marcatori diversi. La storia si è ripetuta, infine, anche al Lione: a lasciare il segno fu Depay, autore di 22 gol stagionali e compreso nei 14 calciatori diversi che, anche stavolta, andarono a segno.
Conclusioni. Quanto emerge dalle analisi approfondite nelle principali esperienze di Rudi Garcìa si ha la sensazione di una squadra certamente ben organizzata che, pur rinunciando ad un assetto tattico difensivista – si noti la difesa alta e la volontà di recuperare subito il pallone -, si caratterizza per un attacco alla porta che sia meno orientato verso il così detto tiki-taka e più orientato, invece, verso la concretizzazione attraverso pochi tocchi in fase di rifinitura. Nella consapevolezza del fatto che molto dipenderà dal mercato che la società azzurra porterà avanti, sembrano più ipotizzabili scelte tecniche che si orientano verso il “modello” Roma: questa conclusione è dovuta alla considerazione che un calciatore come Lobotka abbia certamente più faticato in un centrocampo a due – o comunque quando più “isolato” dai compagni di reparto. Resta, però, la certezza che, se dovesse rimanere Victor Osimhen, il Napoli potrà contare su un nove completo, abile sia nel gioco in profondità (con la velocità sul lungo), sia in quello aereo qualora si dovesse optare per un gioco che tenda a renderlo ancor più protagonista dell’area di rigore. Non bisogna, inoltre, sottovalutare l’importanza di avere un uomo come Zielinski (o, perché no, anche Raspadori; il Pjanic, il Payet o il Depay di turno) che possa prendersi le redini della trequarti dimostrandosi decisivo in zona di rifinitura. Infine, la filosofia di calcio di Garcìa prevede grande partecipazione anche dei terzini, che Spalletti è riuscito a rendere quasi dei registi aggiunti – l’esplosione di Di Lorenzo ha continuato a sorprendere – e che si riveleranno, dunque, fondamentali in fase offensiva. Il resto, poi, lo dirà il mercato, e soprattutto il modo in cui Rudi Garcìa abbia assorbito il nuovo modo di intendere il calcio, negli ultimi anni sempre più (velocemente) in evoluzione.
Foto: Rudi Garcìa (via Instagram)
