EURO 2024, 2 mesi al calcio d’inizio: il punto sulle favorite del torneo

Sono esattamente 70 i giorni che mancano al 14 Giugno, data in cui il mondo del calcio fisserà per un mese intero i suoi occhi in Germania, dove si terrà il diciassettesimo Campionato Europeo di Calcio, e le 24 Nazionali migliori del vecchio continente sono pronte a darsi battaglia per tutte le 51 partite della kermesse, che promette di regalare uno spettacolo di livello stellare. Gli appassionati sono già in fermento per questo evento che metterà sullo stesso palcoscenico alcuni dei giocatori più importanti al mondo, che proveranno a realizzare l’impresa di portare a casa l’ambitissimo trofeo diventando così dei veri e propri idoli per il proprio Paese. Come in ogni competizione, vi sono i favoriti e gli underdogs, i Davide e i Golia del rettangolo verde, con quest’ultimi che senza troppi fronzoli e senza scusanti partono con il chiaro e dichiarato obiettivo di primeggiare sulle avversarie, con un qualsiasi risultato diverso che sarebbe visto come un fallimento da cui rifondare per riprovarci tra quattro anni. Oggi analizzeremo le prime della classe, quelle Nazionali che promettono di regalare le maggiori emozioni e i momenti più memorabili del torneo, cercando di capire quali tra queste avranno le chance più concrete di giocarsela fino alla fine per il Trophee Henri-Delaunay.

ITALIA

Non possiamo che partire dagli Azzurri: non solo per un mero discorso patriottico, ma soprattutto perché stiamo parlando dei campioni in carica, che soltanto 3 anni fa sotto la guida di Roberto Mancini hanno regalato una gioia indelebile al popolo italiano, reduce da un anno durissimo sotto i colpi della pandemia da Covid-19. In soltanto 3 anni sono cambiate tantissime cose: in primo luogo, molti dei protagonisti di quel successo non sono più nel giro dei convocati, chi perché ha appeso gli scarpini al chiodo, chi perché ormai lontano dai tempi migliori e chi per vedute diverse da parte della guida tecnica, cambiata anch’essa. Infatti Luciano Spalletti ha coronato il sogno di una vita, rivestendo ora i panni di Commissario Tecnico, con il delicato compito di ridare certezze a un gruppo che ha sì vinto gli ultimi Europei, ma che ha anche affrontato una delle più grandi delusioni della sua storia, la mancata qualificazione ai Mondiali 2022: un fallimento del genere ha richiesto riflessioni importanti, e cambiamenti coraggiosi atti ad avviare un nuovo ciclo con giocatori sì promettenti, ma anche molto giovani e inesperti a determinati livelli. Raspadori, Buongiorno, Retegui, Scamacca, Bellanova, Orsolini: questi sono solo alcuni dei nomi nuovi sui quali il mister ha dimostrato di vedere potenziale, e di tenere in considerazione in ottica Europei; un gruppo giovanissimo, che vedrebbe tra gli elementi più anziani Immobile (33 anni) e Jorginho (32 anni), e come senatori giocatori che sono rimasti dall’ultimo successo come Barella (27 anni) e Donnarumma (25 anni). Questi motivi, uniti al fatto che Spalletti è al timone della squadra da meno di un anno, per un totale di appena 8 partite e tanti esperimenti, non permette all’Italia di presentarsi come favorita alla vigilia, ma gli Azzurri hanno dimostrato sempre attaccamento alla maglia e una passione che permette in certi momenti di gettare il cuore oltre l’ostacolo, saremo chiamati tutti a mostrare supporto ai ragazzi, che come 3 anni fa potrebbero sorprendere e regalare gioie inaspettate.

INGHILTERRA

I finalisti della scorsa edizione, già da anni il gruppo è stabilmente tra le compagini più forti al mondo e gli manca solo la ciliegina, il successo in grado di cementificare lo status dei Three Lions. Agli Europei gli inglesi non hanno mai vinto, un dato che ha dell’incredibile, ma questa potrebbe essere la volta buona, dato che il ciclo sembra essere arrivato al punto di massimo equilibrio tra gioventù ed esperienza: con la porta nelle sicure mani di Pickford, tra i giocatori di movimento l’Inghilterra vanta calciatori tra i migliori nel proprio ruolo e altri di innegabile esperienza, come Alexander-Arnold, Walker, Stones, Maguire che con la maglia della Nazionale ha sempre fatto vedere le cose migliori, Rashford, Henderson e Harry Kane, la prima punta più in forma del momento e favorito alla vittoria della prestigiosa Scarpa d’Oro, premio che ogni anno va al miglior marcatore dell’anno. Ma non finisce qui, anzi, la formazione guidata da Southgate vanta la propria arma migliore nei tantissimi giovani in rampa di lancio, i quali hanno già raggiunto un livello stellare e hanno tutti i mezzi per crescere ulteriormente: Kobbie Mainoo, Rico Lewis, Cole Palmer, Mason Mount, Declan Rice, Bukayo Saka, Phil Foden e soprattutto Jude Bellingham, un giocatore stellare che in tempo zero è diventato il leader tecnico della squadra più importante al mondo, il Real Madrid, e che grazie a un successo con la Nazionale potrebbe già affermarsi nell’élite mondiale. Sono fortissimi e buttarli fuori sarà difficile per tutti, poche compagini sono al loro livello.

GERMANIA

I padroni di casa, a cui il successo in questa competizione manca dal lontano 1996. Sono stati anni difficili per i tedeschi, alle prese con il decennio forse più complicato della loro storia, con due eliminazioni consecutive ai gironi per quanto concerne i Mondiali, mentre agli Europei un’eliminazione agli ottavi e l’unico acuto che è la semifinale del 2016, troppo poco per quella che è una delle superpotenze storiche del calcio. La situazione in casa Germania è molto simile alla nostra, con un nuovo Commissario Tecnico, Nagelsmann, insediatosi da meno di un anno e chiamato ad avviare un nuovo ciclo. In controtendenza con il significato di “nuovo”, la prima mossa di Nagelsmann al timone della squadra è stata quella di convincere Toni Kroos, uno dei centrocampisti più forti della sua generazione, a tornare nel giro della Nazionale esattamente 3 anni dopo il fallimento degli ultimi Europei, e i risultati si sono visti sin da subito con un gioco più fluido e convincente, che ha portato la Germania ad essere una delle poche squadre a battere la Francia, seppur in amichevole. I tedeschi possono contare su una serie di giocatori esperti e dal valore indiscusso, come Neuer, Muller, Kimmich, Gundogan, Rudiger, Goretzka, che hanno il compito di traghettare e di guidare le nuove leve verso il ruolo di leader per gli anni a venire: Florian Wirtz, Jamal Musiala, Kai Havertz, questi sono i giovani sui quali la Germania vuole porre le basi per il suo futuro, nella speranza di poter certificare da subito la buona riuscita del processo con una vittoria che sarebbe linfa vitale per l’intero movimento.

SPAGNA

Le Furie Rosse sono lontane dal loro ciclo leggendario che le portò a vincere due Europei consecutivi nel 2008 e nel 2012, intervallati dalla vittoria ai Mondiali del 2010: un dominio da parte di una singola Nazionale che non si vedeva probabilmente dai tempi del leggendario Brasile di Pelé a cavallo tra gli anni ’50 e ’70. Ma come detto, quegli anni e quei campioni sono un ricordo oramai, e la Spagna ha dovuto far fronte nell’ultimo decennio ad una serie di delusioni che richiedono un riscatto immediato; va detto che questa squadra ha un vantaggio, vale a dire una filosofia di gioco, un’identità, un sistema tattico che è rimasto invariato negli anni a prescindere dai giocatori e dal CT, un vero e proprio mantra su cui basare i propri successi, l’unica maniera nella quale questo popolo ha deciso di inseguire i suoi obiettivi, e questo oltre che essere ammirevole consente anche una certa continuità, permettendo ai nuovi arrivi di adattarsi e di inserirsi subito all’interno di un meccanismo ben oliato e nel quale tutti hanno le idee chiarissime su cosa fare. Filosofia a parte, in campo ci vanno i giocatori e anche sotto questo aspetto la Spagna è messa bene: in porta tra Unai Simòn e David Raya la Roja non dovrebbe avere problemi di alcun tipo, la difesa vanta elementi come Carvajal, Laporte, Cubarsì, Le Normand e il terzino sinistro più in forma del momento, Alejandro Grimaldo; il centrocampo potrebbe essere il punto di forza di questa squadra, dipenderà tutto dalle condizioni fisiche di Pedri e Gavi, il cui recupero per la manifestazione è in dubbio, lo stesso dicasi per Thiago Alcantara che se in forma è un asso nella manica in grado di incutere timore a chiunque. In ogni caso, il CT Luis De La Fuente può contare su giocatori del calibro di Dani Olmo, Fabiàn Ruiz e Rodri, il centrocampista difensivo più decisivo al mondo; capitolo attaccanti, il ruolo di prima punta andrà verosimilmente ad Alvaro Morata, autore probabilmente della stagione migliore della sua carriera all’Atletico Madrid, a coadiuvarlo ci saranno giocatori come Oyarzabal, Nico Williams e soprattutto Lamine Yamal, giovanissimo talento del Barcellona che sta già dimostrando di che pasta è fatto, e che ad appena 17 anni sarà chiamato alla prima grande ribalta con la maglia della Nazionale.

PORTOGALLO

Situazione particolare quella del Portogallo, tante cose sono cambiate dal suo storico successo nell’edizione 2016, lo storico CT Fernando Santos è stato sostituito da Roberto Martinez che sarà alle prese con la prima grande competizione alla guida della Seleçao, e soprattutto il calciatore più forte, dominante e iconico della sua storia, Cristiano Ronaldo, è verosimilmente al canto del cigno e all’ultima ribalta con indosso la maglia della sua Nazionale, motivazione in più per fare bene. CR7 con ogni probabilità non ha più l’età per poter pensare di essere l’unico riferimento e salvatore della patria, ma in compenso potrà dire di essere ottimamente accompagnato: al suo fianco il compagno di mille battaglie Pepe, eterno campione che ha già annunciato il ritiro a fine stagione e che quindi avrà l’emozione di salutare il calcio giocato con indosso i colori della sua nazione; ad abbassare l’età media ci pensano elementi come Ruben Dias, Nuno Mendes, Nelson Semedo, Raphael Guerreiro e Joao Cancelo, limitandoci alla difesa; dal centrocampo in su il Portogallo può vantare elementi di fama mondiale come Bruno Fernandes, Gonçalo Guedes, Danilo Pereira, Bernardo Silva, Rafael Leao, Joao Felix, Joao Palhinha, Gonçalo Ramos e Diogo Jota, quest’ultimo alle prese con un infortunio al ginocchio e chiamato ad uno sprint nel finale di stagione per recuperare la forma ideale. Una squadra temibilissima, che non parte con i favori del pronostico ma che, se tutti i tasselli si incastrano nel modo giusto, ha tutto per far saltare il banco e inserirsi con prepotenza nella corsa al titolo.

FRANCIA

I favoriti d’obbligo, per molteplici motivi. In primo luogo, basta guardare i risultati degli ultimi anni: vittoria al Mondiale 2018 e sconfitta in finale ai rigori al Mondiale 2022, con in mezzo una sorprendente eliminazione agli scorsi Europei agli ottavi di finale contro la Svizzera, sempre ai rigori; proprio gli Europei si sono rivelati negli ultimi anni “maledetti” per Les Bleus, a cui il successo nella suddetta competizione manca da 24 anni, da quel Golden Goal di Trezeguet proprio contro l’Italia: un’astinenza del genere potrebbe essere il carburante in grado di fornire ulteriore motivazione ed energia a un gruppo formidabile, che più che una Nazionale sembra un All-Star Team. Maignan, Pavard, i fratelli Hernandez, Tchouaméni, Camavinga, Zaire-Emery, Dembélé, Griezmann, Kolo Muani, nomi che fanno impressione e spavento, al pensiero che condividano lo stesso spogliatoio e indossino la stessa divisa, e al pensiero che dall’elenco ne abbiamo lasciato fuori uno, che merita un discorso a parte e che in realtà basterebbe anche da solo, Kylian Mbappé: colui che ha già oggi argomenti validissimi per essere considerato il giocatore più forte al mondo, una superstar in grado di cambiare la storia di una partita e di un torneo in un secondo, con una sola giocata, un fuoriclasse che un anno e mezzo fa è stato protagonista di quella che forse è la più grande prestazione in una finale nella storia dei Mondiali, con una tripletta che fece tremare l’Argentina di Lionel Messi; ci sono tante incognite sul suo futuro, e a tal proposito ha già fatto sapere di voler chiudere il passaggio al suo prossimo Club prima degli Europei, per poter concentrare ogni energia fisica e mentale su di essi: una mentalità da vincente, da cyborg che ha già deciso di voler dare tutto per aggiungere un altro successo al suo già immenso palmarès. La storia ci racconta che quando Mbappé indossa la maglia della Francia solitamente dà il meglio di sé, le altre 23 squadre sono avvisate.

2 mesi e il tempo dei discorsi, delle analisi, delle teorie sarà finito, il pallone sarà sul dischetto del centrocampo e sarà lui a raccontarci l’unica e incontrovertibile verità, di cui noi saremo dei privilegiati testimoni: che sia allo stadio, in piazza davanti al maxischermo o sul divano con gli amici tenetevi pronti, sarà un’estate rovente dentro e fuori dal campo.