Napoli-Milan 2-1, il punto del lunedì – Gli azzurri restano aggrappati al sogno scudetto. Il ritorno al 4-3-3 genera immediati risvolti positivi, ma la prestazione è nuovamente a due facce: finale di sofferenza dopo uno splendido primo tempo

Il Napoli batte il Milan con il risultato di 2-1 e conquista tre punti di fondamentale importanza, che risultavano necessari per restare in scia dell’Inter e mantenere vive le speranze di restare in corsa per lo Scudetto fino alla fine. Il successo ottenuto contro gli uomini di Conceicao assume un considerevole peso specifico anche in virtù dell’allungo a sei lunghezze di vantaggio sull’Atalanta e del mantenimento del margine di nove punti sulla quinta posizione, che segna un’ipoteca sull’accesso alla prossima Champions League. La sfida ai rossoneri ha visto il consueto Napoli a due facce dell’ultimo periodo, che dopo aver dominato in lungo e in largo il primo tempo ed aver mantenuto il pieno controllo della gara fino al 60′, nell’ultima mezz’ora ha evidenziato un notevole calo e rischiato di vedersi incredibilmente sfuggire una vittoria che per quanto visto durante la prima ora di gioco non sembrava minimamente in discussione. L’assalto finale del Milan ha messo a dura prova le coronarie degli oltre cinquantamila presenti sugli spalti del Maradona, che sono poi esplosi in un boato liberatorio dopo il fischio finale.

In vista del delicato appuntamento, Conte ha dovuto far fronte ad una pesante tegola dell’ultim’ora, ossia l’indisponibilità di Scott McTominay a causa di una sindrome influenzale, il che ha portato ad una modifica del piano gara. Inizialmente l’idea del tecnico salentino, come da lui stesso dichiarato nel post gara, era quella di schierare un 4-4-2 con Raspadori ancora titolare. Tuttavia c’è stato modo di cogliere al balzo una circostanza positiva, vale a dire il rientro a disposizione di David Neres e la conseguente possibilità di tornare al caro vecchio 4-3-3.

L’approccio alla gara è stato di grande personalità ed intensità da parte degli azzurri, che hanno infatti trovato il vantaggio dopo appena un minuto con Politano che ha ottimamente sfruttato un lancio lungo di Di Lorenzo, inserendosi alle spalle della difesa del Milan ed andando a segno tramite un mancino potente. In seguito il Napoli ha continuato a spingere sull’acceleratore, mettendo totalmente alle corde il Milan e macinando gioco ed occasioni. Il raddoppio è arrivato dopo che era nell’aria già da diversi minuti, con Lukaku che ha messo a segno il suo undicesimo gol in campionato su un assist preciso di Gilmour, il quale aveva ricevuto palla da Buongiorno, salito in cattedra intercettando in maniera perentoria un pallone a centrocampo. La notevole qualità e fluidità di manovra mostrata nell’arco dei primi quarantacinque minuti di gioco, costituisce prova lampante di come questa squadra abbia nel proprio DNA il 4-3-3, con il quale riesce ad usufruire di tutta una serie di automatismi ben consolidati. Tra i benefici più evidenti del ritorno allo schema di gioco più familiare vi è stato il ripristino della consueta catena di destra, che per gran parte della stagione ha costituito l’asse portante dello sviluppo della manovra. Non a caso in questo Napoli-Milan l’asse Di Lorenzo-Politano è tornato a splendere. In seguito al 2-0, i partenopei hanno continuato ad esercitare una pressione costante sugli avversari ed a rendersi pericolosi con numerosi strappi di Politano e Neres, dando la sensazione di poter trovare anche la terza rete.

Dopo un primo tempo nel quale il Napoli non ha lasciato al Milan neanche le briciole, ad inizio ripresa i rossoneri, complice anche l’ingresso di un ispirato Leao, hanno subito dato la sensazione di voler cercare una reazione, tuttavia gli azzurri continuavano a non concedere occasioni nitide e ad amministrare il parziale di vantaggio con una certa tranquillità. E’ da dopo l’ora di gioco che il Napoli ha cominciato a dare segni di un calo vertiginoso sul piano fisico, con il Milan che di conseguenza ha guadagnato metri ed iniziato ad attaccare con una certa pericolosità. In prossimità del 70′ è stato provvidenziale Alex Meret, ipnotizzando Gimenez dal dischetto e rimediando così all’ingenuo fallo da rigore commesso dall’appena entrato Billing su Theo Hernandez. Dopo lo scampato pericolo, il Napoli ha continuato a subire le iniziative degli uomini di Conceicao, che a sei minuti dal novantesimo sono riusciti ad accorciare le distanze. Il finale è stato letteralmente al cardiopalma, ma gli azzurri sono riusciti a reggere l’urto restando aggrappati al sogno.

Da questa partita emergono segnali importanti, su tutti quello di una squadra che c’è e non ha alcuna intenzione di mollare, ma allo stesso tempo c’è da provare a risalire ai motivi dietro i ripetuti cali nei secondi tempi. Per prevalere al Dall’Ara contro il Bologna, in una partita che sulla carta rappresenta l’ostacolo più arduo delle otto finali rimanenti, servirà un Napoli solido, coraggioso, pronto a sfruttare le occasioni che gli capitano e soprattutto continuo nell’arco dei novanta minuti. Nel corso dell’annata i partenopei hanno dimostrato di saper interpretare bene le partite in trasferta contro le prime della classe, ma a maggior ragione contro una squadra che in questo momento è forse la più in forma del campionato e che è molto difficile da battere come confermato dalle sole quattro sconfitte in campionato, non ci si potrà concedere pause.