Esclusiva CNP – Il direttore tecnico del Pompei Giuseppe Caccavallo: “Vi racconto il mio incontro con Silvio Baldini. A Pompei mi trovo benissimo. Sull’avventura al Nola…”

Giovedì 12 giugno, l’ex calciatore di Salernitana e Carrarese Giuseppe Caccavallo è diventato il nuovo direttore tecnico del Pompei, formazione che milita nel campionato di Serie D. A tal proposito, Caccavallo, che vanta anche un breve passato nel Nola, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di Campania Nel Pallone in cui ha parlato di ciò che è successo nel periodo in bianconero e della sua nuova vita da dirigente.

Sull’anno con il Nola – “Quest’anno ho sofferto diversi infortuni che mi allontanato per un po’ dal rettangolo verde. Ci sono state diverse problematiche, la più importante è che, purtroppo, noi come squadra non avevamo una struttura adeguata per allenarci. Ci siamo allenati in un vero e proprio campo di cemento. Poi, anche quando sono stato bene, ci sono state alcune dinamiche che preferirei non commentare.”

Su un eventuale rammarico legato al passato al Nola – “Se potessi tornare indietro, andrei sempre a Nola. È stata una scelta che ho preso io perché questa era una piazza che mi affascinava. Poi, lo avevo promesso a un mio amico, ovvero Alfonso De Lucia, che avrei terminato la mia carriera nel club bianconero. Ho deciso di andarci pur sapendo che alcuni non mi volevano.”

Sulle dinamiche – “Io credo fermamente che, se non ci fossero state queste dinamiche che ci sono state già nel mese di Agosto, il Nola avrebbe fatto un altro campionato. Poteva tranquillamente salire in D, senza dover comprare il titolo della Puteolana. Il presidente Langella è una persona ambiziosa ma aveva bisogno di gente competente che gli desse una mano in determinate dinamiche. Quando cambi tanti dirigenti è evidente che c’è un problema di fondo.”

Sul Taranto – È veramente un peccato. Taranto è una piazza che non merita nemmeno la serie C, ma, visto lo spessore della piazza, dalla B in su. Purtroppo, ci sono certi presidenti che amano prendersi gioco dei propri tifosi, non sanno che però prendono in giro un popolo. Io sono uno che viene da un calcio pulito e credo che, chi non vuole investire e di conseguenza far fallire una società perché si vuole fare calcio con gli sponsor, non dovrebbe entrare in questo mondo.”

Sulla Salernitana – “Anche in quella situazione è un vero peccato. Fosse per me, la Salernitana sarebbe sempre in Serie A. Come si fa a vedere Salerno in questa situazione? Preciso che non conosco certe dinamiche, ma retrocedere così è brutto. Purtroppo, questo è quello che ci sta proponendo nel calcio italiano. Poi uno si domanda perché i calciatori in Italia non crescono.”

Sulla realtà a cui è più legato – “Il Lecce è il club mi ha fatto crescere e che mi ha fatto entrare, con Zeman, nel calcio che conta. Poi ricordo con affetto anche le esperienze con Catania, Paganese e Salernitana. Però se devo dirti quella a cui sono più legato ti direi la Carrarese: lì ho tre anni stupendi e ho conosciuto Silvio Baldini, un allenatore forte e una persona d’oro. Lui mi ha fatto capire cosa significano il valore umano e la famiglia. I suoi insegnamenti sono oro. Cercherò di trasmetterli a calciatori, mister e presidenti. Lui è un visionario. Non a caso a Carrara ci venivano a trovare gli uomini più importanti del calcio italiano. Lui è uno che cerca di entrare nella testa dei calciatori.”

Sul Pompei – “A Pompei mi sto trovando benissimo. Infatti sono partito subito a mille. Avevo già le idee chiare. Ho conosciuto una proprietà seria che, in due minuti, ha capito la persona che sono e il calcio che vorrei proporre. Stiamo anche chiudendo un bel po’ di calciatori. Quest’anno, diciamocela tutta, il Pompei stava fallendo, se non ci fosse stata questa nuova proprietà staremmo parlando di un altro Taranto o Turris. Ora come ora è come se io stessi giocando di nuovo a calcio.”

Foto: FC Pompei