Agli azzurri non basta l’orgoglio. Il Napoli dice addio ad una Champions nata storta. Ed ora occhi puntati al campionato: la probabile formazione contro la Fiorentina

Se si guarda la classifica, pare assurdo vedere i Campioni d’Italia in carica sotto a squadre come Pafos o Royale Union SG, appena un passo più avanti del Copehagen. Non c’è dubbio sul fatto che la disfatta in Champions league degli azzurri vada contestualizzata poi in un’analisi più ad ampio raggio. Un percorso nato sotto una cattiva stella, una mancata qualificazione play-off frutto non tanto della prestazione del Maradona, ma dei punti persi contro Francoforte e Copenhagen – a cui s’aggiunge pure la debacle olandese firmata PSV. E i pronostici su carta, si sa, lasciano il tempo che trovano, e l’unico giudice resta sempre e solo il rettangolo verde. 8 punti, con nove gol fatti e ben quindici subiti. Troppo poco per una squadra che in estate partiva con tutt’altri presupposti, o quanto meno con la consapevolezza di chi potesse passare il turno senza nemmeno chissà quali difficoltà.

Il Napoli non toppa mercoledì, toppa in altre gare: toppa in un percorso che non è mai stato figlio della continuità. E in questo le responsabilità non sono certo da imputare soltanto agli infortuni, ma anche ad un allenatore – una fortuna per il club di De Laurentiis perché capace di aggiungere alla bacheca uno Scudetto ed una Supercoppa nel solo anno solare 2025 (ed alcuni lo dimenticano) – che con le competizioni europee ha sempre avuto poco feeling. Una preparazione dura, da veri marines, permise agli azzurri la cavalcata trionfale del 4° Scudetto, ma sembra diventare un paradossale ostacolo quando si gioca praticamente ogni tre giorni. Quello che affronta il Chelsea di Rosenior è un Napoli decimato – e questo, se per alcuni potrà suonare come una giustificazione, resta un semplice dato di fatto. Due portieri in panchina (Contini e il 2008 Spinelli), Garofalo e De Chiara aggregati alla prima squadra e i soli Beukema, Gutierrez e Lukaku pronti a far rifiatare l’undici titolare. Il belga per non più di quindici minuti. Una situazione delicata, complicata e certamente figlia di scelte discutibili che ne hanno provocato gli effetti disastrosi. Ma una situazione a cui il Napoli ha risposto con una prestazione commovente, di orgoglio e sudore per la maglia, quella che il suo condottiero aveva anticipato.

Gli azzurri provano a brillare e lo fanno affidandosi ad una luce che comincia ad essere sempre più luminosa. Dalle giovanili del Napoli, fino all’esordio in prima squadra, in serie A, in Champions e poi la rete davanti alla sua gente. Quella di Antonio Vergara è una favola romantica. E al tempo stesso ancora un enorme rimpianto per il calcio italiano, un sistema che da anni fatica a mettere in risalto certi talenti che, in circostanze quasi obbligate, finiscono per rivelarsi – nella speranza di riuscire a ritagliarsi lo spazio necessario per non finire nel calderone dei prestiti per fare esperienza. Mai come in questo periodo stagionale il Napoli ha estremo bisogno di una certa garra, di una certa personalità e della voglia di chi vuol fare la propria parte ed esplodere, non solo per una questione anagrafica, ma per una questione – almeno nel caso di Antonio Vergara – di senso d’appartenenza, di desiderio di rappresentare a pieno la propria città e i propri colori. Gli stessi per cui da anni ci si è battuti per vestire la maglia della prima squadra, quella che fu di Diego, quella vissuta in maniera viscerale, simbiotica, in un tutt’uno con le radici della propria terra.

Le responsabilità ci sono, ed è innegabile. Qualcosa non ha funzionato, e ci si augura possa interrompersi quanto prima visto un continuo inciampare in nuovi infortuni che rischiano di minare l’obiettivo qualificazione Champions – il minimo sindacabile da raggiungere per questa squadra. Ma allo stato attuale delle cose non è ancora il momento di tirare le somme. C’è un campionato (ancora piuttosto lungo) da disputare, c’è la Fiorentina alle porte. Ci sono punti in palio importanti, per dimostrare ancora un valore che resta inequivocabile. E c’è, prima di tutto, il bisogno di raccogliere i propri cocci e di fare squadra, di compattarsi e guardare al futuro, nonostante le delusioni e gli infortuni (troppo eccessivi per pensare alla sola casualità) che hanno minato e minano inevitabilmente il cammino azzurro. Non è però il momento dei giudizi, e in questo Napoli sa bene come far scudo e sostenere gli uomini di Conte da qui alla fine. Adesso è ciò che conta di più, a fine stagione ci si siederà poi al tavolo per decidere le sorti migliori della squadra; per stabilire responsabilità, intraprendere nuovi percorsi, al solo fine di non ripetere gli errori del passato. Non c’è altra strada per progredire e limare sempre di più la realtà di spessore che il Napoli sta diventando negli ultimi anni.

Si diceva: sullo sfondo c’è la Fiorentina di Vanoli, reduce dalla sconfitta casalinga contro il Cagliari che la costringe ancora alla piena lotta salvezza, ad un solo punto dal Lecce e a soli tre punti in più di Pisa e di Verona. Tra gli azzurri non ci saranno notevoli cambiamenti, c’è da ritrovare compattezza e solidità, per tornare a metterli al servizio dell’orgoglio che il Napoli ha già dimostrato contro il Chelsea – probabilmente in una delle migliori prestazioni del percorso europeo. E domani, nella sfida delle 18.00 al Maradona, non dovrà esserci partita. Una vittoria serve per ritrovare il giusto piglio, il giusto spirito per tornare a far punti in campionato dopo il k.o. pesante di Torino. Nessuna novità dall’infermeria, con l’unica incognita che porta il nome di Amir Rrahmani, ma le condizioni del centrale difensivo sono tutte da monitorare. Conte può sorridere perché Lukaku sta ritrovando minuti in campo, ma non è ancora pronto per partire dal primo minuto.

Per cui, la probabile formazione potrebbe essere già sotto gli occhi di tutti. Un solo dubbio, quello legato a Sam Beukema, che scalpita per un posto da titolare. Nel caso in cui Conte dovesse optare per tre centrali di ruolo il trio sarebbe composto da Beukema, Buongiorno e Juan Jesus, a difendere lo specchio di Alex Meret. Con Beukema centrale Di Lorenzo scivolerebbe a fare da esterno, con Spinazzola sul lato opposto. Al centro Lobotka e McTominay. Il tridente ancora composto da Elmas, Hojlund e Vergara. In panchina il tecnico leccese potrà contare su un Giovane in più, pronto a dar man forte ai compagni insieme ai minuti centellinati del gigante belga. Con una mano avanti e un’altra dietro, Conte avrà da recuperare qualche punticino per tornare a soffiar forte sulle squadre appaiate lassù, ma con la consapevolezza di chi non potrà più permettersi di perdere terreno sulle proprie inseguitrici. In un campionato combattuto, in cui per i posti in Champions c’è sempre maggiore affollamento.

FOTO: Profilo ufficiale Antonio Vergara