La perfezione non esiste, e certamente non esisterà per Sarnataro e il suo staff che continuano a lavorare i meccanismi di gioco del Portici. Tuttavia, non si può negare che quella contro il Castrovillari sia stata tra le partite in cui più è emersa la capacità dei vesuviani di essere duttili, leggendo al momento giusto le diverse fasi di gioco. Il 4-4-2 del tecnico porticese, pronto a sopperire alla mancanza di Giovanni Romano, elemento cardine sulla trequarti nell’arco della stagione, ha permesso di dar vita a meccanismi offensivi forse meno evidenti nelle scorse gare. La spinta degli esterni e l’inserimento di centrocampisti interni hanno rappresentato l’arma vincente di un Portici che scioglie i dubbi di chi pensasse che le manovre offensive passassero esclusivamente per i piedi di Romano. Ma il calcio, è risaputo, è un gioco collettivo, ed è con quel collettivo che i vesuviani sono riusciti a metter su un’altra prestazione convincente.
Non c’è azione, probabilmente, che non passi tra i piedi di due elementi fondamentali dello scacchiere azzurro: Maranzino e Carotenuto. Il primo è il padrone del centrocampo, riceve, gira e fa palleggiare la squadra, con una novità rispetto alle altre gare: il regista con la quattro sulle spalle fa uno “sforzo” in più, gettandosi dentro all’occorrenza e tagliando quando c’è bisogno di ripartire. Nella ripresa, infatti, è quello lo scenario che si è profilato quando Maranzino ha sfiorato il gol del raddoppio, che avrebbe sancito la personale doppietta. Il sinistro del centrocampista di Sarnataro disegna una parabola-capolavoro imprendibile per Aiolfi, e il pallone, come in un’opera d’arte in movimento, bacia il palo e si infila nel sacco. Era solo questione di minuti, visto che precedentemente Maranzino aveva già fatto le prove generali, centrando al 22′ la piena traversa ancora su punizione. Il secondo, invece, è infaticabile e deve arrendersi soltanto ai crampi, nei minuti finali di gioco. Imprendibile sulla corsia di destra, dove semina il panico e più volte è artefice di manovre che si sarebbero sicuramente potute sfruttare meglio, Carotenuto mette in luce la sua qualità dell’essere duttile perché – lo ha sottolineato il tecnico porticese ai microfoni di Campania nel Pallone – non è il suo ruolo naturale, e alcune scelte sono obbligate. Eppure, la naturalezza con cui si attiene alle direttive del suo tecnico fa quasi pensare ad un esterno naturale, dai polmoni instancabili e dallo strapotere nelle gambe.
Non soltanto una questione di individualità, come già detto prima, ma questione di grande organizzazione collettiva. Quando Sarnataro sceglie di passare al 3-5-2, tirando fuori Filogamo e rafforzano il reparto difensivo con l’ingresso di Riccio, la squadra si sacrifica e si cala nella parte di chi sa che dovrà soffrire nel miglior modo possibile per l’ultimo quarto di gara. Il neoentrato De Simone sbaglia qualche palla di troppo in uscita, ma l’inesperienza è compensata dal sacrificio di Manfrellotti, che lotta su ogni pallone e fa respirare quando possibile un Portici più assediato. La “resistenza” del finale di gara è la ciliegina sulla torta di una partita in cui, ad avere peso, oltre alla giocata di Maranzino, c’è la capacità di adeguarsi all’andamento della gara, di non pretendere di cambiare il corso delle cose, ma soltanto di accettarlo con i giusti mezzi. Il riflesso di una qualità sola di quelle che il Portici ha più volte messo in evidenza durante l’incontro: una buona qualità di palleggio e (aggiungiamoci anche un po’ di fortuna) una solidità difensiva da invidiare, con un ritrovato Schaeper bravo nel trasmettere sicurezza alla sua retroguardia.
L’obiettivo societario resta quello della salvezza anticipata, e in tutta tranquillità, strada verso la quale è sempre più spianata la stagione del Portici. Tocca dimenticare le ansie e le preoccupazioni della scorsa annata, quando comunque l’impresa di Carmelo Condemi salvò la permanenza in categoria, permettendo ai vesuviani di tirare un sospiro di sollievo. Quest’anno la salvezza – se ne riporteranno le dichiarazioni di Sarnataro – potrebbe rappresentare l’opportunità di una giusta programmazione già per il successivo anno. Una realtà come quella della cittadina ai piedi del Vesuvio, infatti, ha cominciato a capire, proprio grazie alla sinergia con nuovo staff e allenatore, che quanto di investito viene ricompensato sul campo. In una stagione in cui non sono mancate le difficoltà, e per un periodo cresceva la paura che la squadra potesse accusare un contraccolpo importante, Sarnataro e società hanno messo su una rosa dalle enormi potenzialità, che oggi esprime qualità, all’occorrenza fa divertire il pubblico e porta a casa i risultati sperati. In una circostanza così la strada è già spianata, ma il traguardo da raggiungere, quel salto in più che i tanti porticesi desiderano, richiede ancora tanto lavoro. Tuttavia, lo si sa, al Portici niente è stato regalato, ed ogni successo è abituato a passare tra il sacrificio e la dedizione. Chissà che stavolta non sarà davvero questione di tempo…
Portici, Maranzino stende il Castrovillari: la partita “perfetta” e l’agguato alla salvezza
