Il racconto della Strega – Il Benevento e la A: quanto dipende dagli uomini di Caserta?

S’era sottolineato quanto, con la sconfitta del Marulla contro il Cosenza, il Benevento avesse rischiato, oggettivamente non poco, di tagliare anzitempo le speranze di promozione diretta in serie A. Le difficoltà incontrate dei sanniti, però, sono le stesse incontrare da altre squadre come Pisa e Lecce. In particolare, il pareggio dei nerazzurri contro il Perugia e lo scivolone della squadra di Baroni al Granillo, contro la Reggina. Risultati che, in virtù anche della vittoria di Pordenone, e del pareggio tra Monza e Brescia, hanno rilanciato gli uomini di Caserta. La classifica – e pur merita d’essere riportata – la dice lunga sulla spettacolarità di questo campionato.

La classifica. La distanza minima tra le prime sei posizioni può capovolgere ancora le carte: è bastata, infatti, la sconfitta del Lecce in quel di Reggio Calabria per riportare in cima la Cremonese di Pecchia (66 punti). Tuttavia, la distanza che ha perso la squadra salentina è soltanto di un punto, sebbene il prossimo incontro preveda lo scontro diretto con il Pisa. Tra Pisa e Lecce, però, ci sono Monza e Benevento, che alla penultima si scontreranno giocandosi o una fetta di serie A o certamente il miglior piazzamento ai playoff, stabilite le prime due squadre che approderanno nella massima serie, la prossima stagione. Quattro punti che passano tra Cremonese e Brescia, le prime sei squadre della cadetteria; una distanza minima che può ancora lasciar spazio a colpi di scena che possono capovolgere i pronostici.

Benevento. Il calendario, relativamente a favore, tolto lo scontro diretto (e altrettanto fondamentale) contro il Monza, non lascia spazio ad alternative: vincerle tutte è il minimo indispensabile per aggredire realmente la A. Ternana e Spal devono portare nelle tasche dei sanniti 6 punti, che potrebbero diventare pesantissimi, in caso possa ancora inciampare qualche concorrente diretta alla salvezza. Lo scontro col Monza, invece, è certamente il bivio più importante, per provare a tagliare fuori la squadra lombarda, e rilanciarsi verso le vette della classifica. È pur vero, però, che paradossalmente i sanniti inciampano più facilmente in partite “sulla carta scontate” piuttosto che negli scontri diretti – quanto meno nel tenere sempre al massimo la concentrazione, ma dietro l’angolo ci sono comunque le sconfitte contro Ascoli e Frosinone, che pure hanno compromesso l’andamento giallorosso.

Quanto dipende dai sanniti. Le sconfitte pesano, inevitabilmente, qualsiasi sia l’obiettivo stagionale e ancor di più se “regali” una vittoria al Cosenza, in scia per una clamorosa salvezza, e hai da puntare alla promozione nella massima serie. La trasferta di Reggio del Lecce, però, ha anche dimostrato quanto sul campo possa instaurarsi un inaspettato equilibrio, anche tra squadre che hanno obiettivi e tasso tecnico-qualitativo piuttosto diversi. Sarà, dunque, necessario far il massimo per centrare la promozione diretta e, come detto, questo massimo passa certamente per conquistare gli ultimi nove punti stagionali. La sorte può diventare decisiva nel momento in cui ci sarà bisogno di accendere uno smartphone in panchina e guardare i risultati delle altre. Se già qualche partita fa, sarebbe salita in A la squadra capace di fare meno errori possibili, adesso ancor di più inciampare può essere letale e può facilmente (con una classifica così corta e con squadre accanite nel imboccare la strada della A) tagliare fuori dalla corsa promozione.

Le qualità indiscusse e i limiti. Il Benevento ha avuto la pecca d’essere più volte altalenante, complici certamente infortuni decisivi in quadro calcistico ancora fortemente condizionato dall’emergenza pandemica. Tuttavia, il lavoro svolto da Caserta è sotto gli occhi di tutti: la maturità, le qualità, le giocate, collettive e dei singoli di questa squadra – non era mica facile sopperire alla mancanza di un bomber come Lapadula che nella prima fase di campionato aveva fatto non poca differenza – sono i tratti espressivi della filosofia calcistica del tecnico ex Juve Stabia e Perugia. Qualità e aspetti sui quali non ci si può mettere bocca. A ciò, però, s’aggiunge la consapevolezza che gente di spessore come Ionita, Glik, Farias, oltre ai vari Letizia, Sau, Insigne, Improta che pure hanno già calcato i campi di A, possono rappresentare oggi quella risorsa in più, quella risorsa decisiva, per la quale sarebbe una ciliegina sulla torta ritornare nella massima serie appena un anno dopo la retrocessione.

I tifosi, chiamati a ripopolare il “Vigorito”, sperano che questa squadra abbia la lucidità adatta per un finale di stagione che – è il sogno di tutti – possa ancora una volta stupire, così come stupì la quasi incredibile retrocessione in B della gestione Inzaghi. Una cosa, comunque, è certa: una tifoseria (un po’ colpevole di non aver ancora digerito il boccone amaro della scorsa annata) così calorosa, insieme ad un presidente dalle cui parole sempre è evidente la passione per il calcio, meriterebbe un nuovo approdo in serie A. Meriterebbe l’opportunità di scrivere subito un altro capitolo della storia calcistica del Benevento e del calcio campano, rinnovando l’amato derby con il Napoli di De Laurentiis e – chissà, il calcio è strano – magari anche con la Salernitana, in un trittico che darebbe ancor di più voce al calcio del sud.