Da uomo scudetto l’anno scorso a separato in casa Napoli. La storia d’amore tra Romelu Lukaku e la società di Aurelio De Laurentiis, sbocciata un anno fa quando Conte lo volle fortemente per riuscire nell’impresa di conquistare il quarto tricolore, vive ora momenti altalenanti che ne mettono in discussione il prosieguo. Certo, la “cattiva stella” sotto cui è nata la stagione dell’attaccante belga poteva forse far presagire qualcosa. Il 14 agosto 2025, infatti, nel corso della sfida tra Napoli e Olympiacos, Lukaku sta in campo solo mezz’ora. Quando calcia dai venticinque metri il nove si accascia a terra dolorante, destando sin da subito preoccupazione allo staff medico azzurro. La sentenza non lascia scampo, lesione di alto grado al quadricipite femorale della coscia sinistra. Un infortunio, serio, importante, che lo lascia ai box per gran parte della stagione.
Cominciato l’iter riabilitativo a Napoli, lo si vedrà calcare di nuovo il Training Center di Castelvolturno soltanto a ridosso di Benfica-Napoli (10 dicembre), come in previsione dei tempi di recupero. Tuttavia, la struttura fisica dell’attaccante – il fatto che si tratti di un muscolo piuttosto esteso -, la necessità di rimettere minuti nelle gambe ne ritardano l’ipotetico rientro. Tornato tra i convocati nella trasferta di Copenhagen, Lukaku ritorna in campo soltanto nella trasferta di Torino contro la Juventus, per soli dodici minuti. Poi quarantaquattro minuti tra la sfida col Chelsea – l’uscita dalla Champions League – e quella di Bergamo contro l’Atalanta, due volte in panchina (Roma e Genoa). Torna al gol, che sembra essere uno spiraglio di luce importante, nei diciotto minuti contro l’Hellas Verona, decidendone la sfida con un tocco vincente in area di rigore al 96′.
Nel mentre, come fatto capire da Antonio Conte più volte in conferenza, gli allenamenti congiunti – contro Ischia e Portici, ad esempio – rappresentano il tentativo di farlo tornare in condizione. Lukaku comincia a mettere minuti importanti nelle gambe, ma da qui a vederlo rientrare al meglio ce ne passa. E le scelte di Conte, che vira in maniera decisa su Hojlund, e persino su Giovane quando c’è necessità, ne sono la prova. Un’annata storta, insomma, segnata pesantemente dalla scomparsa del padre, che lo ha gettato nello sconforto in un momento delicato alle prese con un infortunio difficile da smaltire. Campo e vita privata, dunque, si mescolano incidendo inevitabilmente non solo sul fisico, ma anche sull’aspetto mentale. Una piazza esigente che, nonostante lo scudetto dell’anno scorso, non guarda di buon occhio i ritardi di condizione, in una stagione (tra l’altro) già falcidiata da più di un infortunio di troppo.
Di mezzo, poi, c’è la Nazionale. Il Belgio aveva scelto di convocare Lukaku in vista delle amichevoli contro Stati Uniti e Messico. Tuttavia il pupillo di Conte ha scelto di non restare in ritiro, e di fare anzi tempo ritorno a Castelvolturno per ritrovare al meglio la condizione, per un finale di stagione che gli azzurri potevano ancora scrivere con la speranza di impensierire la capolista. Qui il cortocircuito e l’inizio del braccio di ferro col Napoli, che si aspettava che il ripristino della forma fisica potesse continuare proprio all’ombra del Vesuvio. Lukaku però cambia idea, sceglie di allenarsi in forma individuale e resta per un mese ad Anversa, rischiando provvedimenti disciplinari che già di per sé ne minano il futuro in maglia azzurra. Complice, forse, anche tutto quello che è accaduto a stagione in corso, i ricorrenti infortuni, la paura di non tornare al top della forma e il caso De Bruyne – l’ex City ha infatti recuperato nei tempi, anch’egli però preferendo tornare in forma in patria. Situazione a cui s’aggiunge, come dichiarato sui social, un nuovo infortunio: un’infiammazione al muscolo flessore dell’anca.
Negli scorsi giorni, però, l’attaccante ha fatto ritorno a Napoli: toccata e fuga per incontrare la dirigenza e fare chiarezza. A quanto emerge nessun contatto col gruppo squadra, ma un proficuo chiarimento per evitare ulteriori polemiche e grane. Difficile, a prescindere, vederlo far ritorno in campo con la maglia azzurra. L’obiettivo, infatti, è quello del Mondiale, indipendentemente da come terminerà la stagione azzurra. Poco rumore hanno fatto le voci degli ultimi giorni, riportate dal quotidiano belga Het Laatste Nieuws, relative ad un nuovo infortunio alla caviglia – smentite, successivamente, anche da fonti come Sport Mediaset, secondo cui nelle foto al campo di Deurne Noord compare soltanto affaticato per l’aumento di carichi di lavoro propedeutici al miglioramento delle condizioni fisiche.
Un punto di svolta avviene sicuramente lo scorso 30 marzo, quando a due giorni dal gol vittoria contro l’Hellas Verona, Lukaku fa chiarezza sui social, riconoscendo quanto sulla stagione infortunio e perdita del padre abbiano incisivo in maniera importante. Manifesta la volontà di restare in Belgio per ritrovarsi fisicamente e, soprattutto, quella di non tradire mai Napoli e la squadra. “Non c’è niente che amerei fare di più che giocare e vincere con la mia squadra, ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché non lo sono stato recentemente e questo ha avuto un impatto a livello mentale“.
Questa, in buona sostanza, la ricostruzione di quanto avvenuto. Il resto dovrà farlo in primis un inevitabile chiarimento tra società e calciatore, sia nell’eventuale provvedimento disciplinare – il Napoli aveva fissato la data del rientro a Castelvolturno, a cui Lukaku non s’è presentato -, sia per il contratto che lo lega alla maglia azzurra. Palese è il malcontento tra i tifosi, che accusano il belga di aver mancato di rispetto alla società, e di conseguenza alla piazza che lo ha sostenuto nell’impresa del quarto scudetto. Certo è che, sembra un dato di fatto, il belga non avrebbe avuto alcun motivo per disertare nell’immediato la causa azzurra, nessun motivo che non sia legato ad una stagione particolarmente delicata, segnata dal lutto di una figura importante come il padre – nel pianto di Verona ci sono tutte le difficoltà affrontate tra sé e sé, un lasciarsi andare al dolore affrontato privatamente nel corso degli scorsi mesi.
Difficile fare previsioni sul futuro, anche se è innegabile che le quotazioni possano immaginarlo lontano da Napoli – sia per quanto accaduto sul rocambolesco asse Anversa-Napoli, sia per il fattore età in ottica futura.
Ciò che è certo, in conclusione, è che la parentesi azzurra di Romelu Lukaku non può limitarsi al solo infortunio e alle scelte che ne sono conseguite (per quanto discutibili se rischiano di incrinare i legami contrattuali con il club). E deve, invece, ampliarsi in un’analisi più approfondita. Il belga è parte della storia del Napoli, protagonista del quarto scudetto, come lo fu Victor Osimhen del terzo. Il bello e il cattivo tempo, gioie e dolori, altalene d’emozioni, croce e delizia. Come in tutte le storie d’amore in cui non si può pretendere d’attraversare solo mari calmi. Le emozioni, i momenti significativi, i pianti, l’uno contro uno a superare Mina, la conclusione del due a zero a mettere un sigillo su un’annata memorabile, le lacrime a fine gara, l’abbraccio con Conte, e quello con un’intera città.
A prescindere dall’esito di questa parentesi, si ricordi una verità che spesso l’opinione pubblica tende a mettere da parte: ad un futuro a cui si ambisce, per costruire, ricostruire, continuare o tornar ad avere un posto nel calcio italiano e in quello europeo, c’è un passato che non si può cancellare. Ben vengano le critiche, ma che non intacchino una certa riconoscenza per aver scritto pagine memorabili del club di Aurelio De Laurentiis. Quelle che i più piccoli – che non hanno visto Maradona – ricorderanno a vita, e il cui elevato valore resta (anzi, deve restare), indelebile e incorrotto davanti a qualunque strada si scelga di intraprendere.
FOTO: SSC Napoli
