L’ANALISI TATTICA – Benevento e il ritorno al 4-3-2-1: ‘garra’, compattezza difensiva e raddoppio sull’uomo

Per riscattare la sconfitta contro lo Spezia, dopo le due settimane di sosta per le Nazionali, il Benevento aveva bisogno di una partita perfetta. E si sa, Firenze non è mai un ambiente facile, specie se la Fiorentina che affronti è la prima del post-Iachini, pronta con il coltello tra i denti a recuperar punti. Ma la gara trappola del Franchi, quel lunch match che ricorda Davide Astori, si rivela essere un capolavoro tattico del tecnico ex Milan e Bologna, che passa inevitabilmente per quello spirito ritrovato che da sempre ha caratterizzato i giallorossi. Lo stesso, per intenderci, che portò le Streghe a vincere a Genova e in casa contro il Bologna. Proviamo ad analizzare le strategie adottate da Inzaghi che hanno permesso il pieno bottino di 3 punti, e che permetteranno di prepararsi al meglio alla sfida contro la Juventus di Ronaldo e compagni.

Dopo la gara con lo Spezia, Inzaghi avrà probabilmente capito che l’esperimento del 4-4-2 è stato fallimentare. Portare Dabo sugli esterni ha permesso forse di coprire meglio il campo, togliendo, di conseguenza, qualcosa alla squadra in fase di costruzione. La prima considerazione, dunque, è il ritorno al 4-3-2-1, modulo che ha fatto la fortuna dei giallorossi sia in serie B che nelle prime gare di A, indipendentemente dal risultato. Al di là delle certezze di formazione, le novità sono rappresentate da alcune scelte che hanno fatto la differenza: Hetemaj, Barba, Improta e Moncini.

In fase di non possesso il Benevento ha messo in luce una notevole solidità difensiva. Il 4-3-2-1 diventa, come si è abituati a vedere, a tutti gli effetti un 4-5-1. La scelta di Ionita nel tridente potrebbe anche essere dovuta a non scoprirsi del tutto, lasciando che l’ex Cagliari possa sì dar gamba in fase di costruzione, ma anche ritornare e all’occorrenza dar supporto ad Hetemaj. Sull’altra fascia la duttilità di Improta permette ad Inzaghi di utilizzarlo dapprima come mezz’ala sinistra – il numero 16 spesso si inserisce alle spalle della difesa fornendo un’alternativa in costruzione offensiva – poi come terzo del tridente, ruolo nel quale sigla il gol vittoria che regala i tre punti. Un gol vittoria che nasce proprio dal pressing intelligente che porta la Viola a sbagliare in impostazione: a quel punto è necessario farsi trovare pronti.

Dopo il vantaggio il Benevento mantiene alta la concentrazione facendo una grande densità in mezzo alla sua area di rigore e costringendo la Fiorentina o al cross oppure a cercare palloni poco invitanti all’interno dell’area di rigore, raccolti prontamente da Glik e compagni. Nell’immagine riportata Vlahovic è costretto a giocare spalle alla porta e nel momento della ricezione del pallone viene ingabbiato dai giallorossi. Le dichiarazioni di Glik, nel post-gara, sono piuttosto significative. “Abbiamo lavorato a scalare meno sulle corsie esterne, tenendo bene le marcature in area di rigore”, ha detto il polacco, e quanto visto in gara è la dimostrazione che la soluzione scelta da Inzaghi può rivelarsi decisiva in partite del genere.

Dalla gabbia al raddoppio dell’uomo è un attimo: in fase di non possesso il lavoro svolto da Hetemaj è stato decisivo. Il centrocampista finlandese si è rivelato un calciatore instancabile, la cui prestazione ha messo alle corde Castrovilli e compagni di reparto. Il pressing del numero 56 ha quasi sempre impedito alla Fiorentina di costruire come voleva, rivelandosi efficace soprattutto nel finale, quando l’ex Chievo conquista un fallo nei pressi della propria area di rigore. Sul lato opposto sulla sinistra la presenza di Barba ha permesso al Benevento di non sbilanciarsi troppo, ritrovando un perfetto equilibrio fra reparti, indispensabile alla conquista e alla buona riuscita della prestazione.

Una delle manovre della Viola: palla a Vlahovic che non può che stoppare e viene ‘ingabbiato’

In fase di possesso il Benevento fa la sua gara: dopo aver aspettato il momento giusto nella consapevolezza di saper soffrire, colpisce la Fiorentina costruendo in fase di ripartenza o sfruttando gli errori viola. Sul gol di Riccardo Improta, l’alta pressione delle Streghe induce la Viola all’errore; Insigne è bravo a raccogliere il pallone perso da Biraghi e a servire il numero 16 per il gol del vantaggio che deciderà il match. Dopo il vantaggio le Streghe sono brave a palleggiare, tenendo il possesso ed evitando di lasciar palla agli avversari. L’immagine che sotto vi proponiamo raffigura la ripartenza di Ionita, in una delle occasioni che avrebbe potuto portare al gol del raddoppio: palleggio e concretezza, pochi passaggi per mandare in porta Lapadula. L’attaccante peruviano subentra ad uno straordinario Moncini che non lo ha fatto rimpiangere. Lavoro di fisico, costante lotta con la difesa Viola, sacrificio e volontà di mettersi al servizio dei compagni sono le qualità che il numero 21 ha dimostrato di avere nelle corde.

Ionita dà il via all’azione con la quale i giallorossi sfiorano lo 0-2 con Lapadula

La ‘garra’, la compattezza difensiva e la grande densità, nonché la volontà di raddoppiare sull’uomo andandosi a prendere il pallone, lottando e sudando per tutti i 90 minuti sono qualità che testimoniano che il Benevento ha i mezzi giusti per aspirare alla salvezza. Vincere al Franchi è impresa non da poco, sono tre punti preziosissimi che interrompono la striscia di 4 sconfitte consecutive e che permetteranno ai ragazzi di Inzaghi di prepararsi al meglio per il big match contro la Juventus. Con umiltà, unione di gruppo, piedi per terra e tanto sacrificio i giallorossi possono togliersi soddisfazioni sognando fino alla fine di poter regalare ai propri tifosi la salvezza, obiettivo sempre fisso nella testa di ogni calciatore.