L’ANALISI TATTICA – Benevento: l’attacco sul centrale e la densità che costringe alle corsie laterali

Doveva rispondere presente, il Benevento di Pippo Inzaghi, e lo ha fatto. Contro la Lazio di suo fratello Simone, in uno dei ‘derby’ in casa più emozionanti della serie A, i giallorossi hanno ancora una volta fermato una big. I biancocelesti, reduci dalla qualificazione agli ottavi di Champions – sfortuna nell’accoppiamento con il Bayern Monaco – avevano necessità di ritornare a far punti in campionato e di fronte hanno trovato uno degli avversari più ostici. Una partita facile da riassumere in un contrastante equilibrio: agli ospiti il pallino del gioco, ai padroni di casa le migliori occasioni per portarsi a casa un altro punto d’oro, passo in più verso l’obiettivo della salvezza.

Il 4-3-2-1 schierato dal tecnico giallorosso – una certezza di un Benevento in forma fisica straordinaria – è il modulo perfetto, come ripetuto nelle scorse ‘puntate’, per creare un’enorme densità in fase di non possesso. Contro una squadra che ha calciatori come Milinkovic e Luis Alberto (e Immobile che spesso si abbassa a cercar palla quasi da falso 9) bravi nelle verticalizzazioni, il primo modo per impedire una costruzione centrale è creare una sorta di ‘rete’. Una rete pronta ad ingabbiare i calciatori che si ritrovano spalle alla porta, costringendo all’appoggio all’indietro o sulle corsie laterali.

Nell’immagine che proponiamo si nota la fitta e densa rete dei giallorossi che costringe alle corsie laterali

I tre d’attacco restano sulla linea di centrocampo, pressando all’occorrenza e cercando di impedire la costruzione dei difensori biancocelesti. Lapadula, forse poco lucido sotto porta, svolge un importante lavoro in fase di copertura: il peruviano marca a vista Escalante impedendo di costruire centralmente; lo stesso fa Ionita con Milinkovic-Savic, ma il serbo ha qualità eccelse ed è dai suoi piedi che nascerà il gol del vantaggio della Lazio. Nell’occasione, se si dovesse trovare una pecca, Tuia si fa anticipare con furbizia da Immobile che batte Montipò.

Il comportamento dell’attaccante ex Lecce e Genoa non è l’unico da osservare: l’ingresso di Improta permette, come è risaputo, maggiore duttilità. In alcune fasi di gioco della ripresa il Benevento sembra quasi dare origini ad un 4-4-2: il numero 16 si affianca ai tre di centrocampo, andando ad infoltire, e ad aiutare, la zona preservata da Foulon. Se da un lato Inzaghi può contare su un esterno che ripiega, dall’altro lato ha, invece, un esterno che assicura più gamba e più tecnica in fase di ripartenza. Una novità è l’utilizzo, seppur per pochi minuti, di Caprari come punta, prima che il romano lasciasse il posto a Di Serio.

In fase di possesso una cosa è certa: il Benevento ha saputo far molto meglio quando in ripartenza, rispetto a quando l’azione riparte dai piedi dei centrali difensivi. Una delle soluzioni più utilizzate è la scelta di andare in profondità da Lapadula: gli esterni larghi in fase di costruzione hanno permesso al peruviano di ritrovarsi più volte in un uno vs uno contro Hoedt, mal sfruttando le occasioni a disposizione. Lo stesso Inzaghi ha dichiarato che la volontà era liberare i terzi dal centrale, facendo affidamento su ripartenze veloci e sull’attacco al centrale. Quando i giallorossi hanno potuto impostare passando per i piedi di Schiattarella – il centrocampista andato a segno è fondamentale nello scacchiere di Inzaghi per trovarsi sempre al posto giusto – spesso Lapadula attaccava la profondità scattando alle spalle di una linea difensiva più alta.

Nella ripresa quando c’è da difendere ancor di più il punteggio, i palloni passano anche fra i piedi di Di Serio, giovane classe 2001, abile a prendere posizione e ad ottenere importanti falli facendo rifiatare i compagni. La posizione tra le linee di Iago Falque ha poi permesso al Benevento interessanti ripartenze e lo stesso tecnico ha ammesso che per un attimo ho sperato nella zampata vincente (l’occasione di Improta sul finale e la conclusione di Barba hanno spaventato Reina).

Improta e, dopo, Di Serio attaccando la profondità lasciando a Iago Falque l’opportunità di servirli o di puntare l’uomo

In conclusione, è chiaro l’intento delle Streghe quando giocano contro squadre brave a sfruttare le imbucate: costringere alle corsie laterali. Per l’intero secondo tempo (al di là di qualche iniziativa personale, come quella di Pereira) i biancocelesti non sono stati in grado di sfruttare un’altra porzione di campo che non fosse quella laterale. Tante le iniziative con Lazzari e Marusic che hanno provato a impensierire Letizia e Foulon. I cross finiti al centro dell’area, però, sono stati puntualmente raccolti dalla difesa giallorossa che, quando possibile, dava inizio alla ripartenza con una Lazio più scoperta. Un modo efficace che, grazie alla capacità del tecnico giallorosso di mettere ogni calciatore nelle giuste condizioni di esprimere il massimo, ha permesso si fermare ancora una volta una grande della serie A. Si può dire che Pippo (dopo l’amichevole estiva) ha ribattuto il suo esempio modello strappandogli un punto che peserà non poco sulla corsa salvezza.